Napoli, la scuola di Forcella crolla: «Il Comune ci lascia soli»

Giovedì 17 Settembre 2020 di Paolo Barbuto

C'è una scuola in un palazzo di Forcella che sta per cedere sotto i colpi dell'incuria e del degrado, si chiama Cardinale Ursi ed è retta da un manipolo di suore capaci di dare amore e scapaccioni, coccole e cazziatoni. La scuola si trova al primo piano di un antico palazzo di via Annunziata, l'appartamento al piano superiore sta crollando, lo vedete nella foto qui a destra: i crolli avvengono sopra le aule, le infiltrazioni si infilano nelle controsoffittature della scuola e le fanno venire giù a giorni alterni.

L'intero edificio è di proprietà del Comune che non ha denari per rimettere a posto le cose e non trova nemmeno il tempo per concedere i permessi per interventi esterni. A sistemare la scuola vorrebbe a tutti i costi pensarci Rossella Paliotto, presidente della Fondazione Banco di Napoli che ha già pronti i soldi e una ditta che eseguirebbe i lavori in tempi rapidi, però occorre un permesso di Palazzo San Giacomo. E quel permesso non arriva mai.

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Adesso riavvolgete il nastro e provate a seguirci nel racconto di questa notizia attraverso gli occhi di Suor Cecilia la quale governa con vigore la scuola che accoglie alunni dai tre ai sedici anni, quasi tutti con storie difficili alle spalle, tutti figli Forcella.

Suor Cecilia sorride sulla soglia dell'istituto, offre caffè e acqua fresca, poi si incupisce: «Proprio stamattina (ieri n.d.r.) sono andata agli uffici del Comune. Mi hanno detto di non aver mai ricevuto nessuna segnalazione, nemmeno le Pec che gli abbiamo inviato». La suora, dopo aver tentato per mesi di ottenere lavori urgenti da parte del Comune, ha smesso di credere in un intervento salvifico di Palazzo San Giacomo e ha iniziato a chiedere i permessi per poter fare quai lavori in autonomia, grazie all'intervento della Fondazione Banco di Napoli, ma anche questa battaglia sembra difficile. Intanto il giorno della prima campanella si avvicina e la scuola con quel pericolo sulla testa non può essere considerata sicura.

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Il viaggio nelle aule è dolce, c'è una scritta bentornati a scuola in ognuna delle classi, sono fatte con lettere ritagliate e colori vivaci. Poi alzi lo sguardo e scopri un pezzo di controsoffitto crollato, passi dai bagni e vedi che dall'alto è piovuto di tutto. Infine incontri lo sguardo di suor Cecilia e ci vedi dentro una dolcezza che sembra irreale: una situazione del genere dovrebbe generare rabbia, magari disperazione, invece la donna si aggiusta il velo e sorride: «Si sistemerà tutto».

Non riesce a sorridere Rossella Paliotto che conduce l'ennesimo sopralluogo nella scuola: «Noi siamo pronti, potremmo far iniziare i lavori anche domattina ma senza il permesso del Comune abbiamo le mani legate».
 

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Per capire cos'è quell'istituto non bisogna guardare le aule o parlare con le religiose. La scuola delle suore la capisci parlando con Forcella: da cinquant'anni tutti i ragazzi sono passati di lì, e anche adesso che hanno i capelli bianchi, quegli uomini e quelle donne si sentono ancora alunni, bambini: raccontano di quando suor Cecilia giovanissima entrava nei loro bassi e chiedeva alle mamme di mandare i bambini da loro, si dannano l'anima per dare una mano oggi alle suore, mettendo a disposizione la loro esperienza di artigiani, offrendosi per sostenere l'istituto con azioni, ché di soldi non ne ha nessuno.

Le suore non smettono di mettersi a disposizione dei ragazzi, d'estate li portano in piscina («Sapesse quanto c'è costato...», sorride in silenzio suor Cecilia), d'inverno badano a loro dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio, pranzo compreso, e talvolta ci scappano anche i biscotti di Suor Concezione, 99 anni a gennaio, che tra i fornelli ha l'entusiasmo di una ragazzina.

Per accogliere i ragazzi, il Comune paga un contributo alle suore. Cioè, dovrebbe pagarlo perché sono due anni che quei soldi non arrivano: «Ma forse qualcosa s'è sbloccato - sorride Suor Cecilia - ci hanno detto che entro ottobre potrebbero arrivare gli arretrati. Però dobbiamo firmare un documento in cui accettiamo di rinunciare agli interessi maturati». 

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