Napoli, ultimo giorno di scuola
in versione rap: «Mai più quarantena»

Martedì 9 Giugno 2020 di Giuliana Covella
«Ho fatto una rima per dimenticare questa mascherina/Quest'inverno mi ha congelato, vorrei un bel gelato/Ma la scuola non capisce che così si impazzisce/La mia amica è depressa anche se è sempre connessa». Sono alcuni versi del «Rap d' a quarantena», realizzato dopo il lockdown dai minori di Napoli est con la onlus Maestri di Strada. Un canto di libertà che rappresenta simbolicamente il disagio vissuto dai tanti bambini e ragazzi che si sono visti interrompere bruscamente le lezioni dalla pandemia. Uno spaccato in musica dei tanti studenti costretti a seguire la didattica a distanza per non perdere l'anno scolastico. Una canzone dove i ragazzi esprimono emozioni, disagi ma anche sogni e speranze vissuti durante il periodo di isolamento forzato dovuto all'emergenza Covid. I silenzi, le frasi non dette, le difficoltà dei più giovani hanno trovato così sfogo, forma e spazio nel rap con un laboratorio virtuale di arte-educazione tra musica, arti visive, teatro, scrittura e videomaking.



I RAGAZZI
«Non riuscivo più a credere che tutto questo sarebbe finito e presto saremmo tornati alla normalità». Il pensiero è comune a Claudia, Mattia, Raffella, Annalisa, Sara, Nunzia, Noemi, Carmela, alcuni degli studenti dell'istituto comprensivo Porchiano-Bordiga di Ponticelli diretto da Colomba Punzo che, insieme agli educatori di Maestri di Strada, hanno dato vita a un rap, in italiano e napoletano, che vuole essere l'inno giovanile del post Covid. Versi che rispecchiano lo stato d'animo dei giovanissimi, la cui vita è stata sconvolta da un giorno all'altro. I ragazzi cercano risposte, provano persino ad affidarsi alla fortuna: In questi giorni serve solo un 16 (nella smorfia indica la buona sorte); ai sogni intonando un pacco di sogni per affrontare questi giorni; hanno paura per sé e i più fragili (mia sorella è una bambina/ed ho paura per questa pandemia). Il rapporto con la scuola diventa così complesso, pesante, alienante: Che incubo le pagine di scienze/vorrei solo nuove conoscenze/e tutta questa storia mi farà perdere la memoria; mangiano tanto, il cibo è consolatorio e riempie un tempo sospeso in attesa che succeda qualcosa che rompa il terribile incantesimo: mangio come un fiume in piena/sicuro divento come una balena.

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I MAESTRI DI STRADA
Fondamentale supporto per i baby rapper sono stati gli educatori dell'associazione Maestri di Strada. «Dal 4 marzo, giorno del nostro ultimo coordinamento in presenza, stiamo portando avanti la cooperazione educativa, la didattica contestualizzata, la pedagogia errante - dice Cesare Moreno, presidente della onlus - Il rap della quarantena, come tutte le iniziative di questi tre mesi, porta con sé un grande contenuto metaforico: spiattella, nomina tutte le contraddizioni e insieme le rielabora nella struttura obbligata del ritmo e della rima». «Versi sublimi che senza commenti ci dicono come piccole persone isolate nella loro casa, adulti saggi e competenti, con apparecchiature precarie abbiano ristabilito una relazione creativa tra due mondi - aggiunge Moreno - quello degli adulti e quello dei giovani, che in quel mentre si stavano spaccando sull'intero pianeta per responsabilità di governanti imbelli». I Maestri di Strada Irvin Vairetti, responsabile laboratorio di musica; Cira Maddaloni, coordinatrice laboratorio di arti visive; Gabriele Gigante, educatore e responsabile laboratorio di videomaking e Silvia Mastrorillo, coordinatrice pedagogica del progetto parlano di «un processo creativo collettivo che ha nutrito i legami in un momento di grande paura e isolamento fisico, grazie all'energia curativa dell'arte e dell'immaginazione». Il «Rap d'a quarantena» è stato realizzato con il contributo e il sostegno della Regione. © RIPRODUZIONE RISERVATA