Napoli, sigilli «dal Presidente»: la vita pericolosa di Massimiliano ’a capretta

Dal post omofobo alle donazioni per i bimbi malati: «Dichiarati al fisco solo 30mila euro»

Massimiliano Di Caprio
Massimiliano Di Caprio
di Giuseppe Crimaldi
Martedì 14 Maggio 2024, 23:30 - Ultimo agg. 15 Maggio, 10:20
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Piglio spavaldo, ottimo fiuto per gli affari e grande forza di volontà: tre caratteristiche che, da chi lo ha conosciuto bene, vengono riconosciute a Massimiliano Di Caprio. Peccato però che le doti si siano trasformate in cacciatrici di guai per questo rampante 50enne che - almeno fino a ieri clienti e fan del “Presidente” idolatravano, sui social e non solo.

Scoperchiata la pentolaccia del malaffare, di lui è venuto a galla il profilo più negativo e tagliente, una zavorra che oggi lo fa sprofondare negli abissi neri della malavita napoletana.

Da imprenditore a riciclatore. 

La sbandata

Finora era sempre riuscito a cavarsela, a venirne fuori in qualche modo, anche nelle situazioni più incresciose. Come, per esempio, quando nel luglio del 2022, a lockdown appena archiviato, finì nella bufera per un commento omofobo pubblicato su Instagram da lui definito «solo uno sfogo».

Quel post gratuito e volgare lo trasformò nel giro di poche ore in un bersaglio, con conseguente lapidazione in rete e centinaia di repliche via social. Non pochi proposero anche di lanciare una campagna di boicottaggio della nota pizzeria. Che botta fu quel post., per l’immagine del locale e del suo direttore. 

Gli azzardi

Tra alti e bassi lui, “Massimiliano ‘a capretta” come con scarna forma di rispetto lo chiamavano i boss di Forcella, è andato avanti per la sua strada. Senza farsi troppi problemi sposando la sorella di “Enzuccio a’ miseria”, che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli indica come soggetto organico del clan Contini. Alternando tonfi comunicativi a iniziative benefiche (vedi la donazione di regali e gadget della squadra del Napoli ai bambini del Santobono-Pausilipon in ocacsione del Natale).

A far venire fuori il lato più oscuro e temibile di Di Caprio ci ha pensato l’inchiesta della Guardia di Finanza. «Massimiliano non è mai stanco di fare cattiverie», ammette sua moglie in un’intercettazione telefonica fiinita agli atti. Alle fiamme gialle non è sfuggito un passaggio chiave per ricostruire la filiera del riciclaggio camorristico: è bastato andare a verificare ciò che dietro una società a responsabilità limitata denominata “La regina dei Tribunali” - quella che, appunto, gestisce la famosa pizzeria del centro storico di Napoli “Dal Presidente” - per incastrare l’ultimo tassello del mosaico. 

Lusso ostentato

Gli ultimi due anni sono stati per Massimo Di Caprio un lungo trampolino di lancio da percorrere prima di azzardare un triplo salto mortale. Sentendosi con il vento in poppa, ha rilanciato: prima avviando una nuova attività nel campo della panificazione e della vendita di prodotti da forno, poi inaugurando ad Anacapri una “filiale” isolana del noto marchio.

Peccato che di mezzo, tra una pizza e l’altra, tra la creazione di una nuova società e l’altra, secondo la Procura della Repubblica di Napoli lui e gli altri indagati si fossero dati da fare per reimpiegare nelle società di ristorazione e panificazione e nell’acquisto di beni immobili qualcosa come 412mila euro, tutti rigorosamente versati in contanti.

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Gli uomini della Finanza si sono anche fatti un’altra domanda: come fa Massimiliano Di Caprio, che in 20 anni ha dichiarato al fisco di guadagnare 30mila euro, a comparire come proprietario di immobili e a mantenere un tenore di vita ostentatamente dichiarato? E come fa, con scarse liquidità, a tentare la scalata al concorrente “Di Matteo”, il pizzaiolo che nel periodo del Covid aveva subìto una pesante battuta d’arresto?

Inebriato dal successo, Massimiliano negli ultimi tempi era diventato più guascone di quanto non lo fosse prima.

Lui forse nemmeno ci pensava, mentre sui social postava la collezione di Rolex e d altri orologi di lusso. Sul profilo Instagram della pizzeria “Dal Presidente” pubblicò la fotografia di un Rolex che sulla cassa aveva inciso il nome del figlio, “Di Caprio Hayglander”.

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