«Casalesi e stese a Napoli
l’allarme dell’Antimafia»

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di Giuseppe Crimaldi

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Un mostro velenoso a due teste. «Quando parliamo della camorra - spiega al «Mattino» il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho - non dobbiamo dimenticare che il termine andrebbe declinato al plurale, perché esistono almeno due camorre: quella strutturata, ben conformata e capace di controllare in maniera capillare il territorio con attività tradizionali che vanno dal racket ai traffici di droga; e una seconda, forse ancora più temibile, che attraverso il riciclaggio del denaro sporco e con la complicità di soggetti anche insospettabili inquina l'economia legale, al pari di quanto fa Cosa Nostra e la ndrangheta. Sbaglia chi pensa, oggi, che i Casalesi non esistano più. La camorra di Terra di Lavoro resta oggi ancora forte: e continuerà ad esserlo fino a quando non riusciremo a mettere le mani sulla sua enorme cassaforte». Insomma: guai a cantare vittoria sul fronte della lotta alla criminalità organizzata in Campania, come d'altronde in Sicilia, in Calabria, Puglia e Sardegna».

Procuratore, è preoccupato?
«Mi limito a dire che non è vero che i Casalesi, in quanto clan, siano stati sgominati. Non è così: la cosca continuerà ad esistere fino a quando potrà contare sulle connivenze e complicità di una zona grigia rappresentata da imprenditori senza scrupoli attivi non soltanto in Campania, ma nel resto d'Italia e anche all'estero».

Chi comanda oggi questa organizzazione criminale? Esiste un nuovo capo dei capi?
«Parlare oggi di un superboss non è possibile. L'oligarchia che un tempo reggeva quel clan tanto assimilabile alla mafia è stata spazzata via da arresti, condanne e regime al carcere duro. I vecchi boss hanno perso ogni controllo del territorio. Ma - attenzione - sono emerse nuove leve capaci di proporsi come boss. Inoltre sbisogna fare i conti con l'uscita dal carcere di vecchie conoscenze che hanno scontato i loro debiti con la giustizia e stanno sfruttando il loro antico prestigio delinquenziale per tornare al comando. Tentano, cioè, di riguadagnare posizioni di vertice, laddove magari fino a qualche anno fa occupavano solo ruoli intermedi».
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Lunedì 15 Ottobre 2018, 08:21 - Ultimo aggiornamento: 15-10-2018 08:26
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