Napoli, stop al murale di Pino Daniele a piazza Garibaldi: «Serve un altro posto»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Federico Vacalebre

E, allora: il pasticciaccio brutto di Napoli Centrale, ovvero quel murale s'ha da fare, ma non dove si era deciso, perché... non si può. Una storia napoletana, verrebbe voglia di scrivere, non corressimo il rischio di dar ragione ai nostri detrattori, agli alfieri del pregiudizio. In principio c'è l'incontro tra Alex Daniele, figlio del Nero a Metà e presidente della Pino Daniele Trust Onlus, e Jorit, lo street artist della ri-generazione metronapoletana. Alex, che in vita sua ha accompagnato il padre su cento palchi e in decine di sale di registrazione, ha deciso di «tatuare» il suo volto nel cuore della città, dire una volta di più, per immagini stavolta, che Napule è Pino Daniele. E ha chiesto a Jorit di lasciare le scie rosso sangue caratteristica di molti suoi interventi anche sul volto del Mascalzone Latino. Poi ha incaricato un amico, Sergio Morra, di trovare un luogo adatto, rintracciato nel grattacielo Nervi in piazza Garibaldi. L'edificio è di proprietà delle Ferrovie dello Stato, scoprono Daniele junior e Jorit, da lì i contatti e, qualche giorno fa, la firma, con tanto di comunicato stampa e foto di rito, dell'accordo per la realizzazione del murale. Umberto Lebruto, amministratore delegato di Fs sistemi urbani, ne approfitta per affermare: «È per noi un onore ospitare una suggestiva opera di Jorit, raffigurante il volto di Pino Daniele, sulla facciata di un immobile di proprietà del gruppo FS Italiane, che conferma una notevole sensibilità ai temi di natura artistico-culturale e di attenzione alla socialità».

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Solo che la «notevole sensibilità ai temi di natura artistico-culturale» viene rapidamente smentita dai fatti. Il grattacielo è opera di Pier Luigi Nervi (Sondrio, 21 giugno 1891 Roma, 9 gennaio 1979), uno dei maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento, suo il Pirellone a Milano, tanto per dire una sola delle sue opere, e a Napoli il teatro Augusteo. Dal 2004 è sottoposto a vincolo della sovrintendenza di Palazzo Reale. Luigi La Rocca, infatti, scoperto il pasticciaccio brutto ha scritto una lettera ai protagonisti di questa vicenda ricordando che nulla può essere fatto su quell'edificio senza permesso e che, per ottenerlo, va presentato un progetto: «La nostra posizione, nei confronti dell'opera di Jorit, non è né un sì né un no, valuteremo con grande serenità ed equilibrio le carte che ci arriveranno, se ci arriveranno, e decideremo».

Sotto accusa, poi, finisce l'idea di usare i murales non per il recupero di aree e palazzi degradate (come successo con altre opere di Jorit: San Gennaro a Forcella, Maradona a San Giovanni a Teduccio, Hamsik a Quarto), ma per cambiare volto a un'importante costruzione degli anni Cinquanta, con una facciata a nido d'ape.
Jorit si dice «molto dispiaciuto» dell'accaduto, le Fs preferiscono prendere tempo perché appare paradossale che non sapessero di non poter «concedere» il permesso per l'operazione senza l'Ok (improbabile) della sovrintendenza; Alex Daniele prova a spiegare l'accaduto: «Non potevo sapere del vincolo della sovrintendenza, vorrà dire che troveremo un altro posto per l'intervento di Jorit, che ci prenderemo ancora un po' di tempo per portare a termine il nostro progetto».

Come avete individuato il grattacielo Nervi?
«Ho chiesto a un amico, Sergio Morra, di cercare il luogo più adatto per questo lavoro iconografico. Mi piaceva l'idea che fosse scelto il posto più giusto per quest'intervento: il centro storico, le vie di papà, sono già piene di omaggi spontanei in suo ricordo».

E avevate scelto, anche in modo simbolico, Napoli Centrale.
«Da lì è partito il suo cammino verso il successo, da lì prendeva il treno per Roma quando era un esordiente assoluto, da lì è tornato a casa tante volte, ora esaltata dalle prospettive che gli sembrava gli si stessero aprendo, ora frustrato e deluso. Mi piaceva l'idea che chi arrivasse o partisse in città lo vedesse immediatamente, che potesse campeggiare da uno dei palazzi più alti della città, ma anche che fosse proprio lì, a Napoli Centrale, il nome del gruppo di James Senese in cui fu chiamato a suonare il basso, dando il via ad un'amicizia e una collaborazione durata davvero una vita. Napoli Centrale non è solo una stazione, ma anche un suono: non solo quello di un gruppo, ma di una generazione, del neapolitan power».

Ti piaceva l'idea, insomma, ma c'è il vincolo, quel palazzo è in qualche modo già «un'opera d'arte» di suo.
«Non lo sapevo, nessuno me l'ha detto. La nostra onlus destina un contributo alla fondazione di Jorit, che ha anche un altro contributo dalla Regione Campania. Con le FS non ho avuto alcun rapporto, mi dispiace davvero che esista questo problema, non so se superabile o meno, nessuno mi aveva parlato del vincolo, siamo abituati a fare le cose per bene».

Che fare allora?
«Vedremo, Jorit e le Fs dovranno capire se il vincolo è superabile, se l'opera di Nervi può convivere con il progetto del murale: se la sovrintendenza non lo ritenesse compatibile dovremo trovare un altro luogo, ricominciare con le ricerche, controllare a questo punto che il palazzo scelto possa accogliere un'opera di street art... Ci vorrà un po' di tempo in più, ma non demorderemo, Napoli merita di svegliarsi un giorno con il volto gigante di un'artista che l'ha cantata e difesa come pochi: Pino merita di ritrovarsi di nuovo nel cuore della sua città».

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