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Aborto negli Usa, la protesta di studenti e attivisti di Napoli: «Ma in Italia la194 non è
applicata»

Mercoledì 29 Giugno 2022 di Emma Onorato
Protesta indetta contro la decisione sull'aborto della Corte Suprema degli Stati Uniti

«Aborto negato: aborto clandestino. È questo l'unico assassino», è la frase simbolo urlata dal corteo di studenti, attivisti e lavoratori, che hanno scelto di indire una protesa di solidarietà contro la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha cancellato il diritto costituzionale che garantiva - dal 1973 - l'interruzione volontaria di gravidanza.

L'appuntamento è stato fissato a Largo Enrico Berlinguer. Qui, i manifestanti, si sono presentati con gli arti ricoperti di vernice rossa «per rimarcare quanto sia violenta questa decisione e quanto influirà sui corpi delle donne». Ma non solo, hanno scelto di portare con sé anche delle grucce metalliche. Un oggetto simbolico - anche questo tinto di rosso - «che rimanda all'antica pratica degli aborti clandestini».

La decisione presa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti implica, di fatto, che saranno i singoli Stati a decidere la propria legge sull'aborto: «È come tornare indietro di 150 - commenta Gianluca, attivista dell'Associazione Ex Opg Je so' pazzo - Sono già nove gli Stati che ad oggi hanno vietato l'aborto: è una cosa aberrante». Poi, indicando il suo cartello di protesta dove c'è scritto «Non puoi abolire l'aborto, puoi solo abolire l'aborto sicuro», apre una riflessione: «Anche se l'aborto sicuro viene negato, rimarrà sempre il bisogno di una via di fuga», alludendo al rischio che le donne possano ricorrere a un aborto clandestino.  «L'aborto illegale è femminicidio», è un'altra frase esposta dal corteo.

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Ma la scelta di convocare questo fash mob non è stata unicamente spinta da quanto accaduto oltreoceano: «Non siamo qui solo per quello che sta succedendo negli Usa. Siamo qui soprattutto per riflettere su quanto la violazione di un diritto in un'altra parte del mondo, può ripercuotersi su di noi - spiega Maria Cristina Di Chicco, attivista dell'associazione Accà nisciuno è fess - Non possiamo mai dare per scontato i diritti per cui abbiamo lottato».

Sono 44 anni che, grazie alla legge 194, il nostro Paese ha reso legale l'aborto. «Questa legge, oltre a permettere a tutte le gestanti di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita, rende soprattutto l'aborto una pratica medica sicura che non metta a rischio la salute delle persone». Ma tra i manifestanti c'è chi replica con un cartello: «La 194 è intelligente ma non si applica». Così il presidio si trasforma anche in un'occasione per denunciare quanto questa legge «sia applicata solo parzialmente nel nostro Paese» e in particolare nel Sud Italia: «Secondo una statistica risulta che in Campania abbiamo 88,8 % di medici obiettori all'interno dei nostri ospedali. Questo significa che quando una persona ha bisogno di attuare un ivg deve affrontare un iter lunghissimo e pieno di problematiche», commenta  Giovanna Giannone, tra le attiviste che hanno preso parte alla protesta. Oltre al numero di obiettori di coscienza all'interno del personale medico italiano, viene segnalato il numero «alquanto irrisorio» dei centri Ivg e dei consultori presenti sul territorio, un dato che comporta «lughe file d'attesa e spesso anche prendere un appuntamento diventa una sfida eroica».

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 09:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA