GIUSEPPE CONTE

Suicida nella sua azienda a Napoli, le ultime parole ai colleghi: «Vedrete che ce la faremo a superare questa crisi»

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Melina Chiapparino e Leandro Del Gaudio
Suicida nella sua azienda a Napoli, le ultime parole ai colleghi: «Vedrete che ce la faremo a superare questa crisi»

Ha provato fino alla fine a darsi forza e a infondere coraggio in chi gli stava accanto. In famiglia, agli amici e ai colleghi ripeteva nelle ultime due settimane lo stesso mantra: «Vedrete che ce la faremo, abbiamo superato tante prove, supereremo anche questa crisi». Poi, però, negli ultimi giorni era sembrato taciturno, riflessivo, schivo. Un atteggiamento comprensibile per chi in passato aveva superato una brutta malattia, per chi conosceva condizioni vicine alla depressione, uno stato d’animo che potrebbe essersi aggravato per le conseguenze del lockdown: conseguenze psicologiche, ma anche e soprattutto economiche, per chi ha la responsabilità di portare avanti un’azienda, con tanto di operai e dipendenti a carico. 

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Ed è così che Antonio Nogara non ce l’ha fatta e ha deciso di togliersi la vita. Lo ha fatto due sere fa, nella sua officina di via Murelle a San Giovanni a Teduccio, nel cuore di rione Pazzigno. Si è letteralmente barricato all’interno dell’opificio (una falegnameria specializzata in arredi per locali) e si è tolto la vita. Aveva 57 anni, una moglie e una figlia. Ai suoi stretti congiunti ha lasciato una lettera, nella quale ha rivolto l’ennesima dimostrazione della propria dignità, del proprio decoro di cittadino, padre di famiglia e lavoratore: ha chiesto scusa alla famiglia, alla figlia in particolare, ha fatto riferimento a questioni economiche (su cui preferiamo rispettare la consegna del riserbo), prima di dare corso a una decisione estrema. Una vicenda umana che ha commosso persino il presidente del consiglio Giuseppe Conte, che - a proposito della «dolorosa notizia napoletana» si è detto «vicino alla famiglia dell’artigiano napoletano», parlando in una riunione con i vertici del sistema imprenditoriale italiano.
 

 

Brutta storia a Napoli, dietro la scelta tragica del 57enne potrebbe esserci la crisi economica, l’incertezza del futuro dopo il lungo isolamento della pandemia. Una vicenda seguita anche dalla Procura di Napoli, con il pm Gloria Sanseverino, che - forte delle indagini del commissariato di San Giovanni a Teduccio - ha verificato che si è trattato di un suicidio. Ma sulle possibili connessioni tra aspetti economici e suicidio resta alta l’attenzione anche da parte del procuratore aggiunto Rosa Volpe e dello stesso procuratore Gianni Melillo. Ma torniamo al travaglio esistenziale dell’artigiano. Doveroso tenere in considerazione quanto emerge dal contesto familiare di Nogaro, che chiede rispetto per il dolore privato, nel tentativo di evitare connessioni univoche tra crisi economica e suicidio. È il sindaco di Cercola Vincenzo Fiengo a farsi portavoce del dolore della famiglia: «Mi hanno chiesto di far sapere che il suicidio non è legato a motivi economici ma che il loro congiunto soffriva da tempo di una forma depressiva che si è accentuata negli ultimi tempi». 

Intanto, però, sui canali social sono in tanti ad esprimere rabbia e malessere per quanto avvenuto a San Giovanni a Teduccio. C’è chi ricorda che l’imprenditore si occupava di rivestimenti per ristoranti di lusso e che aveva percepito davanti a sè gli effetti di una lunga crisi sul mondo della ristorazione, c’è chi fa un discorso più in generale: «State portando alla disperazione un popolo. Ciao Tonino», dice un suo conoscente. Ma è un fiorire di ricordi, come quelli di Maria: «Era una persona meravigliosa. Fiera che nella mia casa posso toccare ciò che lui fece con amore», riferendosi al frutto di quel lavoro che l’incubo Covid ha trasformato in qualcosa di precario.  Rabbia e disincanto anche da parte delle associazioni di categoria, a partire dal presidente dell’Unione industriali Vito Grassi: «Siamo vicini alla famiglia di Antonio Nagara. Purtroppo la pandemia colpisce duramente l’economia e la depressione che ne deriva, oltre a tante altre vite umane. E il caso di Antonio lo testimonia nel più doloroso dei modi. Chiediamo alle istituzioni il massimo sforzo possibile per evitare che questi episodi possano ripetersi. Sostenendo chi è in gravi difficoltà, prima che sia troppo tardi». 

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Resta lo strazio di un’intera comunità che lunedì sera si era ritrovata all’esterno del capannone chiuso. Antonio Nogara si era barricato nel suo negozio, fino puntellare di ostacoli la saracinesca per ritardare un eventuale soccorso. Polizia e vigili del fuoco hanno impiegato almeno mezz’ora prima di ricavare un varco all’interno della falegnameria, per ritrovarsi di fronte a una scena drammatica:» l’uomo si era stretto una corda al collo ed era ormai privo di vita. Spiega al Mattino Enrico Schettino: «Ci eravamo sentiti poche ore prima al telefono, per stabilire l’orario di consegna degli arredi per uno dei miei negozi, previsto questa mattina, non avrei mai pensato che l’artigiano a cui mi affidavo da 10 anni perché il migliore che io abbia mai conosciuto, potesse uccidersi». E un amico commerciante, Marco Scala, conferma il senso di decoro che ha sempre caratterizzato la vita di Tonino: «Se aveva un problema, si sacrificava lui, piuttosto che privare i suoi dipendenti di qualcosa. Per lui era una questione di dignità». Una fermezza messa a dura prova dalla paralisi economica nell’era del covid 19. 
 

Ultimo aggiornamento: 7 Maggio, 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA