Nozze trash tra Tony Colombo e Tina Rispoli, maxi inchiesta a NapolI: indagato il fratello del sindaco de Magistris

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Valerio Esca

Sono in tutto nove gli indagati per il caso del flash mob organizzato dal neomelodico Tony Colombo lo scorso 25 marzo, in piazza del Plebiscito in occasione delle sue nozze. Con Colombo sono coinvolti il fratello del sindaco di Napoli, Claudio de Magistris, due ufficiali della polizia Municipale (il capitano dell’Unità operativa di Chiaia Sabina Pagnano e Giovanni D’Ambrosio), i tre vigili urbani di pattuglia quella sera, una staffista della segreteria del sindaco e una dipendente comunale.
 


 
Ieri mattina i carabinieri, su delega del procuratore della Dda di Napoli Giovanni Melillo, e dei procuratori Maurizio De Marco e Vincenza Marra, si sono presentati a Palazzo San Giacomo e presso i domicili delle persone coinvolte con un decreto di perquisizione e sequestro di cellulari e materiale informatico. Si contestano i reati di abuso d’ufficio e di omissione a titolo diverso tra i vari indagati.

Nell’acquisizione di atti da parte della Procura è scritto che «l’evento in piazza Plebiscito, nei termini in cui effettivamente poi si è svolto», non risulta autorizzato. In pratica il flash mob sarebbe stato «un vero e proprio spettacolo musicale». Dai telefoni cellulari e supporti digitali si spera così di acquisire ulteriori informazioni che possano attestare i contatti intercorsi tra gli indagati e Tony Colombo. Nel mirino anche lo scambio di mail tra la segreteria del sindaco e lo stesso cantante neomelodico. Il 13 marzo, l’artista riceve infatti una mail di conferma per il flash mob «con la quale si specificava che la disponibilità di piazza Plebiscito doveva intendersi dalle 18,30 alle 23 (da cui risultava implicitamente esclusa la natura del flash mob) omettendo di procedere ai controlli preventivi sulla effettiva natura dell’evento e di avviare le previste procedure presso i competenti uffici comunali».

In sostanza ci sarebbero state una serie di omissioni da parte degli uffici di Palazzo San Giacomo. Il tutto sarebbe avvenuto «a seguito di una segnalazione da parte di Claudio de Magistris», noto nell’ambiente musicale. Il fratello del primo cittadino sarebbe intervenuto nella fase precedente rispetto ai pareri rilasciati, dunque come tramite tra Colombo e gli uffici comunali. «Per motivi professionali conosco Colombo come gran parte degli artisti napoletani – chiarisce Claudio de Magistris - ed è normale che abbia avuto interlocuzioni con me. Come ho già detto pubblicamente non ho alcun ruolo attivo. Nella mia passata esperienza in questa amministrazione, a mio parere, nessuno avrebbe mai autorizzato, né mi auspico autorizzerà quanto abbiamo purtroppo visto. Dispiace – prosegue - che questa vicenda crei seccature a me e ad altri, ma è giusto che le indagini facciano il loro corso. Farò anche questa esperienza di restare per un po’ senza cellulare e chissà che non ne tragga un beneficio».

Secondo i pm, invece, la corrispondenza via mail tra gli interessati e i contatti telefonici in prossimità del flash mob, mostrerebbero come il tutto sia avvenuto allo scopo di favorire l’organizzazione dell’evento, senza oneri finanziari. Evento che ha generato – per gli inquirenti – un ritorno economico e comunque un vantaggio patrimoniale per Colombo, considerata l’ampia pubblicizzazione sulla stampa, sui canali digitali e sulle principali piattaforme internet, social e televisive. 

Al vaglio anche la posizione di cinque caschi bianchi, tra cui due ufficiali della sezione di Chiaia: Sabina Pagnano e Giovanni D’Ambrosio, «perché in qualità di responsabili dell’Unità competente non facevano disporre l’interruzione della manifestazione musicale, pur avendo la stessa travalicato i limiti di mero flash mob e risultando non autorizzata». Lo stesso vale per i tre agenti di pattuglia quella sera. Com’è possibile che nessuno abbia visto, nessuno si sia accorto e nessuno sia intervenuto durante le operazioni di montaggio del palco e durante l’esibizione del neomelodico? Perché gli uffici del Comune hanno rilasciato un parere favorevole per un flash mob di quattro ore e mezza (dalle 18,30 alle 23)? Perché nessuno ha effettuato controlli preventivi, conoscendo tra l’altro il soggetto che organizzava il flash mob? Tutti tasselli di un puzzle che i magistrati proveranno a mettere insieme. 
 

Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA