Napoli, tornano gli spacciatori al Vasto a due passi dalla chiesa di Salvini

Sabato 24 Agosto 2019 di Giuseppe Crimaldi
Ferrovia, esterno giorno, scena prima: una comitiva di turisti australiani scende dal Frecciarossa e piega subito a destra, imboccando il corso Novara. Lungo il marciapiedi il gruppo inizia a fare lo slalom tra rifiuti, giacigli improvvisati e questuanti che chiedono l’elemosina. Uno straniero di mezz’età inizia a scattare foto, riprendendo un materasso lercio sul quale un uomo di colore genuflesso prega il suo Dio. 
 
Ferrovia, esterno giorno, seconda scena: sul lato di piazza Garibaldi che attende ancora il completamento dei lavori di rifacimento urbanistico è tutto un pullulare di africani che vendono merce contraffatta: scarpe, telefonini, magliette, occhiali da sole; poco più avanti ecco il contrabbandiere di sigarette: accanto a lui una busta piena zeppa di stecche di “bionde”, esibite come se nulla fosse. Manca solo il banchetto con i lestofanti del gioco delle tre carte («ma quelli adesso stanno sulle stazioni degli autogrill», spiega un bene informato riferendosi alle trasferte estive della gang).

Ferrovia, esterno giorno, scena numero tre: una coppia di giovani giapponesi cerca disperatamente di capire dove si vendano i biglietti per l’autobus. Devono arrivare a Santa Lucia, ma non troveranno né un agente, né un vigile urbano che sappia dare indicazioni rispondendo in inglese.

È una questione di dignità e di decoro che nessun restyling urbanistico potrà restituire ai residenti del Vasto. Piazza Garibaldi muore ogni giorno di degrado. È un’area devastata, off limits per chi chiede di vivere tranquillamente. Persino gli abitanti si sono stufati di protestare. Il grande quadrilatero che dovrebbe offrire ai visitatori il biglietto da visita di una città regala in realtà solo caos e sporcizia. Appena varcati i cancelli d’uscita della Stazione Centrale si scatena l’assalto di venditori ambulanti di calzini e accendini, alcuni dei quali - e la circostanza è nota anche alle forze dell’ordine - fanno in realtà da “specchiettisti” per gli esperti della banda del Rolex: con la scusa di vendere la loro mercanzia adocchiano chi indossa orologi o monili di lusso e segnalano subito dopo posizione e direzione ai complici scippatori. 

Benvenuti a Napoli. Quel materasso gettato in terra a due passi dall’ingresso della Stazione è lì da settimane, come documentano anche alcuni video postati sui social dai residenti che invocano attenzione e dignità.

Ma, rimanendo nella metafora cinematografica iniziale, se il set principale è inguardabile, le sue quinte si presentano anche peggio. Via Bologna, via Torino e via Milano corrono parallelamente alle spalle di piazza Garibaldi e restano crocevia di paura e di squallore. In quest’area si è insediato il quartiere di Little Africa ma - al netto degli extracomunitari onesti e laboriosi, che pure sono tanti e vivono di regolari occupazioni, c’è un’onda nera di illegalità che continua a imperversare e che fa paura: uscire di casa significa mettere nel conto la possibilità di imbattersi in risse (e durante le liti spuntano spesso i coltelli...), o ubriachi che molestano il primo che capita a tiro.

Qui si continua vendere droga in strada, a tutte le ore del giorno e della notte. Lungo via Milano, a pochi passi dalla Chiesa del Buon Consiglio, pusher di colore aspettano i clienti agli angoli o seduti sul marciapiedi; e se si ha l’imbarazzo di fare il primo passo, magari sbagliando persona, sono loro stessi a proporti l’affare: «Che ti serve? Fumo? Ho anche coca se vuoi...». 

E dire che proprio questa strada, con la sua parrocchia, era diventata un simbolo di speranza per i napoletani (ma anche per tanti extracomunitari onesti) che speravano in una bonifica capace di arginare la deriva umana, morale e materiale di queste strade trasformate in terra di nessuno. Dal balcone del Buon Consiglio, il due ottobre, si affacciò pure il ministro dell’Interno Matteo Salvini, osannato come un liberatore. Invece nulla è cambiato, da allora.

Oggi qui a prevalere è invece la sfiducia. I negozi continuano a chiudere, mentre il valore immobiliare degli appartamenti cola a picco. Tutto si deprezza e sembra marcire, al Vasto: uno dei quartieri cittadini che ha sicuramente pagato il prezzo più alto di un concetto di accoglienza decisamente all’acqua di rose, quella affidata a un buonismo che nulla di buono ha portato in cambio. Una casbah d’illegalità, ma anche una polveriera sempre pronta a esplodere.Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 16:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA