Napoli, al via il torneo per la legalità A' voce d''e creature: «Solo facendo rete possiamo vincere la camorra»

Mercoledì 27 Aprile 2022 di Emma Onorato
Torneo legalità a' Voce d'e creature

Lo spirito di aggregazione, di partecipazione, la disciplina, il rispetto delle regole, la lealtà, sono le colonne portanti dello sport. Ma lo sport non è solo questo. A volte può anche salvare delle vite, può aprire una strada alternativa soprattutto a quei giovani catapultati in realtà critiche e rischiose dal punto di vista socioculturale.

Così la Fondazione a' Voce d'e Creature dà vita a un mini torneo di calcetto incentrato sui valori dello sport per contrastare la devianza minorile. I poliziotti e la Dia - sezione magistrati - sono stati i primi a scendere nel campetto dell'Arenaccia - un campo di calcio che era stato confiscato alla camorra -  per dare ufficialmente il via al torneo della legalità organizzato dal presidente della fondazione, don Luigi Merola, e che coinvolge centinaia di minori a rischio della città di Napoli.

«L'obiettivo è quello di contrastare le baby gang - commenta don Luigi Merola - Attraverso questo campo  vogliamo aggregare tutti i ragazzi del centro storico, le parocchie, le scuole e le varie associazioni, perché solo facendo rete possiamo vincere».

Una battaglia contro la criminalità organizzata che può essere vinta solo creando una forte sinergia tra Stato, Istituzioni, chiesa e terzo settore. «È molto importante che l'associazionismo virtuoso sposi la sua opera con quella delle istituzioni - commenta Luigi Riello, procuratore generale della Corte d'Appello di Napoli -  e che istituzioni e l'associazionismo dialoghino» tra loro per capire in che modo si sta operando. «Oggi insieme a don Merola mettiamo le fondamenta per sottrarre questi ragazzi dal nulla, dal deserto dei valori, per far sì che  pian piano vengano restituiti alla società civile, all'educazione e alla scuola», e affinché ritrovino «una dignità negata da zone estremamente degradate».

In campo sono scese anche le squadre dell'Arma dei carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia locale, che affiancheranno i giovani durante il torneo che durerà per tutta l'estate 2022. «La nostra presenza qui vuole trasmettere unità perché per vincere su questi territori bisogna essere uniti e fare rete», evidenzia Enrico Scandone, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, sottolineando come ognuno debba fare la sua parte per raggiungere un unico obiettivo comune: «Dare a questi giovani un'opportunità» per renderli consapevoli che la realtà che conoscono non è l'unica realtà possibile. Un'iniziativa, improntata sulla legalità, che vuole dare fiducia ai ragazzi. Giovani che si ritrovano a fare un gioco di squadra in una struttura che era stata confiscata e questo «significa ridare vita a qualcosa che prima era appartenuta a persone che stiamo cercando di allontanare dalla società civile», sottolinea il prefetto di Napoli, Claudio Palomba.  

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Ma quando si parla di camorra, il procuratore generale, Luigi  Riello, ribadisce che non bisogna fare l'errore di considerare le criticità di Napoli al pari delle altre città: «Napoli è un caso nazionale. Non è vero che i problemi di questa città sono comuni alle altre parti d'Italia. Le dimensioni dei fenomeni che si verificano a Napoli sono molto più gravi. Napoli ha il primato nazionale dei morti per caso che genera una sensazione di enorme insicurezza nella popolazione, e lo Stato deve essere presente soprattutto per presidiare il territorio e far sì che i cittadini onesti non rinuncino ad esercitare i loro diritti fondamentali».

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Il Pnrr sarà una grande occasione per la città, ma - da quanto dichiara il procuratore generale - sembra che anche in questo caso ci sia il rischio di intravedere l'avanzamento della camorra: «Già nel corso dei primi mesi della pandemia, prima ancora che venissero stanziati i fondi, abbiamo rilevato una serie di fallimenti, una serie di rilevazioni sospette, passaggi di proprietà di aziende e di imprese. Noi abbiamo fatto un'esperienza estremamente negativa nel 1980 con i fondi del terremoto, e non possiamo ripetere dopo 40 anni questa esperienza. Dobbiamo tenere gli occhi aperti su queste situazioni equivoche; la Procura della Repubblica, sotto il coordinamento anche della Procura generale, e tutte le procure del distretto  stanno già operando molto bene. Dobbiamo avere un'intelligence capace di penetrare in questi meccanismi sempre più complessi e torbidi».

 

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