La rivincita di Sara: prima trans
dai locali alla chiesa, in difesa dei minori a rischio

La rivincita di Sara: prima trans dai locali alla chiesa, in difesa dei minori a rischio
di Andrea Ruberto
Lunedì 22 Maggio 2017, 19:57 - Ultimo agg. 23 Maggio, 00:56
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Parafrasando i versi di una celebre canzone di Bob Dylan, quante strade deve percorrere un trans prima che tu possa chiamarlo donna? Tante sono le strade che Sara ha dovuto percorrere prima di diventare la prima trans napoletana a prendere in gestione una chiesa.
 


Sara Carbone, nata Salvatore, è una transessuale di Piscinola che tutti nel quartiere conoscono. Le persone le rivolgono saluti cordiali quando passano davanti al suo negozio di parrucchiera, mentre le signore in fila attendono per la messa in piega tra una chiacchiera e l'altra. Protagonista in passato dei locali più In della notte, dove si esibiva in balli provocanti cinta da pochi centimetri di stoffa, oggi trascorre serenamente le sue giornate tra lavoro e casa, dove la attendono due gatti e un barboncino: Rocco. 

Contraria al matrimonio gay e all’adozione di un figlio, vive in armonia con la sua sessualità, ma le strade che Sara ha dovuto percorrere per giungere a questa pace interiore sono lastricate di violenze e discriminazioni, come quella di Lia e di tante altre trans che non hanno avuta la sua stessa fortuna. Dall'accettazione familiare a quella sociale la vita di Salvatore è stata una continua battaglia, ma oggi può dire di aver vinto quella più grande, durata ben venti anni. Su concessione del Pio Monte della Misericordia, è stata la prima transessuale a Napoli a prendere in gestione una chiesa.

In quanto presidente dell'associazione Volo Libero che tutela i minori a rischio, adibirà la cappella Madonna delle Grazie, in Via del Plebiscito 34, a centro di formazione sociale e culturale per i giovani del quartiere Piscinola. Una questione che Sara ha particolarmente a cuore, viste le sofferenze che ha dovuto subire in quegli anni che dovrebbero essere scanditi dalla spensieratezza e che invece per alcuni ragazzi si trasformano in un incubo a occhi aperti. Una rivincita, una seconda vita per Sara che, non potendo geneticamente avere figli, potrà spendere il suo amore materno attraverso questo progetto, dando una speranza di riscatto a tutti coloro che hanno una diversa sessualità e che troppo spesso vengono lavorativamente e socialmente discriminati.






 

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