Napoli, pizzaiola denuncia gli estorsori: «La bomba di Sorbillo era per me»

Sabato 27 Luglio 2019 di Viviana Lanza
Napoli, pizzaiola denuncia gli estorsori: «La bomba di Sorbillo era per me»

È il coraggio di una donna a rompere il muro di omertà che è stato per lungo tempo la forza e la fortuna dei signori del racket alle pizzerie del centro storico. Preoccupata per la sicurezza dei suoi figli, un giorno di inizio marzo esce di casa dopo l’ennesima minaccia dicendo al resto della famiglia «Basta, vado dai carabinieri».
 
Quando la porta le si chiude alle spalle, la donna è sola. Il marito sceglie di non seguirla: «Altrimenti devo andare via da Napoli», «è questione di mentalità» si giustificherà in uno dei confronti con la moglie durante i mesi difficili delle pressioni. Non è facile denunciare chi vive nel tuo stesso quartiere e fino a qualche anno prima andava a scuola con tuo figlio. Non è facile, quando hanno già sparato alla vetrina della tua pizzeria e poi arrivano a mirare al balcone della stanza dove dormono figli e nipotini. Non lo è quando si presentano alla porta per ricordarti, davanti a tuo figlio bambino, che devi «il regalo per i carcerati», e ancora quando ti esplode una bomba sotto casa e capisci che è indirizzata a te.

La bomba è quella che la notte del 16 gennaio scorso, in via Tribunali, devastò la saracinesca della pizzeria Sorbillo. L’indagine svela che il raid non era destinato al noto pizzaiolo ma agli inquilini del piano di sopra. «Quella bomba era per noi» dice la moglie del pizzaiolo agli inquirenti quando va a denunciare chi da mesi minaccia i suoi familiari. La sua testimonianza, di cui il Mattino ha dato notizia qualche giorno fa, è stata una ulteriore conferma a quanto già emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia Napoli centro che giovedì hanno portato al fermo di Pietro Perez, arrestato a Procida, di suo cugino Antonio Iodice e del 18enne Marco De Martino, accusati di aver imposto una tangente di mille euro al titolare di una pizzeria di via Tribunali, e di aver agito con metodi da camorristi per favorire il clan Mazzarella. Il fermo, firmato dai pm della Dda Urbano Mozzillo e Serena Rossi, è stato convalidato dal gip Chiara Bardi. E alza il velo sulla bomba del 16 gennaio. 

«Quella bomba era per noi...» afferma la donna. E la sua versione trova conferma in intercettazioni ambientali attivate in un filone di indagine per far luce sull’attentato dinamitardo. «Io non dico, così è» dice un informatore a un investigatore quando racconta che la bomba doveva esplodere sul balcone dell’appartamento al primo piano. «Ma ha preso un ferro, una staffa, un qualcosa... è caduta a terra e si è fermata davanti a Sorbillo». Esclude dunque che il vero obiettivo fosse il noto imprenditore, «perché se la volevano mettere a Gino spostavano il pannello e gliela buttavano dentro» e perché è «un’istituzione». «A Sorbillo chi lo tocca» dicono marito e moglie, le vittime dell’estorsione quando, non sapendo di essere intercettati dai carabinieri, commentano l’episodio sostenendo di aver saputo che l’imprenditore non aveva ricevuto minacce o richieste estorsive. «Non è per te» dice a Gino Sorbillo un dipendente intercettato mentre commenta il raid con il titolare convocato in Procura.

«Sono venuta a conoscenza che già da alcuni mesi mio marito è vittima di richieste estorsive da parte di alcune persone della nostra zona, un gruppo di giovani che negli ultimi tempi sta terrorizzando il quartiere». Comincia così il racconto della testimone che sarà ascoltata più volte, in questi mesi, da carabinieri e pm. Il marito gestisce una pizzeria in via Tribunali e avrebbe dato a Perez soldi e regali, sicuramente un prezioso orologio, in cambio di protezione salvo poi trovarsi nella morsa delle richieste di Iodice che pretende mille euro di pizzo e non vuole accontentarsi della metà della somma. Lei racconta gli spari contro la vetrina della loro pizzeria, quelli contro il balcone di casa, la bomba, e ancora le minacce in strada e l’avvertimento per il genero: «Lo devo uccidere con tutti i figli e devo prendere 30 anni di carcere». Tutto questo inferno la convince a denunciare: «A mio figlio non lo voglio piangere» dice al marito che si mostra più reticente. «Ma che vuoi apparare? - lo incalza - I regali non bastavano più, volevano sempre di più... Fino a quando potevamo mantenere?».

Da marzo a maggio la donna viene sentita più volte dagli inquirenti. E intanto nella pizzeria del marito, Perez si fa vedere sempre più spesso. La sensazione è che abbia saputo della denuncia e abbia cambiato strategia. A mangiare la pizza accade che si presenti anche Iodice: mangiano senza pagare. È il 25 aprile quando in pizzeria arriva persino Salvatore Barile, l’uomo indicato come l’attuale reggente del clan Mazzarella. Nessun riferimento ai soldi, solo sorrisi e strette di mano. E ancora racconta agli inquirenti l’ansia e l’impotenza di quei momenti, tra i sorrisi forzati da ricambiare agli uomini del clan tra i turisti che affollavano il locale. 
 

Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 08:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA