Napoli, uccisero 19enne dopo una lite: «No all'ergastolo, troppo giovani»

Martedì 21 Maggio 2019 di Leandro Del Gaudio
Non ha chiesto l’ergastolo, non ha invocato il fine pena mai come sbocco scontato in un processo per l’omicidio di Emanuele Errico, un ragazzo di appena 19 anni. Ha chiesto invece una condanna a trent’anni per i due imputati, anch’essi giovanissimi e incensurati, legati alla vittima da un destino comune: essere figli del «Conocal», una sorta di «bronx» minore dove in questi anni si sono alternate faide di camorra, armistizi, fiammate di violenza, tregue, sempre e comunque all’ombra delle piazze di spaccio.

Aula 412, gup Rosaria Maria Aufieri, parla il pm Henry John Woodcock, che condusse un’inchiesta lampo culminata mesi fa in un blitz in Calabria, dove vennero arrestati i fratelli Nicola e Antony Spina, oggi di 23 e 19 anni, ritenuti responsabili dell’omicidio del 19enne: un delitto avvenuto al termine di una lite per la spartizione dei proventi di un bottino. Chiaro il ragionamento del pm, interamente improntato al rispetto di un principio cardine della Costituzione, che impone la funzione riabilitativa della pena: «Il fine pena mai, per un ragazzo di venti anni non è compatibile con l’articolo 27 della Costituzione, che auspica la rieducazione del condannato e che dovrebbe indurre a non comminare l’ergastolo».

 

Altro tasto sul quale ha battuto il pm ieri in aula riguarda la effettività della pena, «che deve essere comunque scontata fino in fondo». Non è una storia di camorra, quella ricostruita in aula, né una esecuzione operata da killer professionisti per scompaginare vecchi equilibri criminali, ma un delitto maturato in un contesto segnato comunque dalla violenza e dalla mancanza di sbocchi. Ed è in questo senso, che il pm chiede per i due imputati un verdetto esemplare ma a termine, nella speranza che in carcere possa avere corso un processo di emancipazione individuale. Brutta storia quella raccontata dalle carte dell’inchiesta sull’omicidio Errico, con un colpo di pistola alla schiena che sarebbe stato esploso alle spalle del 19enne, ma anche il tentato omicidio del 30enne Rosario Denaro e Mariano Moscerino, nonché le aggravanti di aver agito con premeditazione, con i motivi futili e abbietti e con l’uso di armi illegalmente detenute, oltre al tentativo di cancellare le prove, la fuga a Castelvolturno prima e a Scalea dopo. 

L’ARRESTO
Tocca ai penalisti Roberto Saccomanno e Sergio Simpatico replicare alle accuse (sentenza prevista a metà luglio), mentre ieri mattina non è mancato un colpo di scena: due esponenti delle forze dell’ordine hanno arrestato Antonio Spina, padre dei due imputati, al quale hanno notificato una misura cautelare ai domiciliari per una storia di furti. Anche questo fa parte della mala periferia napoletana.Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 07:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA