Napoli, viaggio nelle notti della movida: decibel alle stelle e poca sicurezza

Domenica 16 Giugno 2019 di Antonio Folle
Ragazzi affollano Largo Banchi Nuovi
Musica sparata fuori a tutta potenza, ragazzi che ingombrano le strade e rendono impossibile il transito dei mezzi di soccorso, parcheggiatori, venditori abusivi e rifiuti ovunque. Il centro storico della città ogni fine settimana si trasforma in una immensa discoteca a cielo aperto frequentata da migliaia di persone più o meno giovani alla ricerca di divertimento. I sempre più esasperati residenti, alle prese con una estate che si preannuncia infuocata non solo dal punto di vista delle temperature, ma anche - e soprattutto - delle polemiche, puntano ancora una volta il dito contro l'amministrazione comunale incapace di coniugare le esigenze dei numerosissimi locali notturni con le esigenze di riposo dei cittadini che vivono la movida come un vero e proprio incubo.
 

Tantissimi i problemi che attanagliano le notti della movida selvaggia. A cominciare, naturalmente, dalla musica che alcuni locali - molti si stanno adeguando al rispetto delle normative anti-rumore - emettono all'esterno. Il rimbombo, come hanno più volte testimoniato i residenti, fa tremare i balconi e le finestre degli appartamenti situati ai primi piani e costringe i cittadini a barricarsi in casa per cercare di dormire. Perchè un altro problema è proprio quello degli orari. La movida comincia intorno alle undici di sera ma, almeno fino alle 3, dormire è letteralmente impossibile. Non è difficile intuire cosa possa significare, a lungo termine, la privazione del sonno per i cittadini che nonostante la movida, il giorno successivo devono andare a lavorare. 

Il centro storico di Napoli, secondo il piano di zonizzazione acustica del Comune, è classificato in terza fascia su una particolare scala di valori che stabilisce quale sia la soglia massima di tollerabilità per i rumori. Il massimo consentito dalle leggi è fissato tassativamente in 45 decibel. Significa che ogni emissione che supera anche di un solo punto tale valore è formalmente fuorilegge. Eppure nel centro di Napoli in alcune zone - come via San Sebastiano, piazza Bellini, Largo Banchi Nuovi o piazza San Domenico Maggiore - si arrivano a sforare gli 85 decibel. Una assurdità. Secondo le rilevazioni, infatti, praticamente tutto il centro storico interessato dal fenomeno della movida selvaggia è fuorilegge. 

La musica sparata a tutta potenza e le conseguenti vibrazioni, inoltre, rischiano di compromettere la tenuta di alcuni edifici antichi. Basti pensare alla trecentesca chiesa di San Pietro a Majella sottoposta tutti i giorni a un incredibile sequenza di vibrazioni che potrebbero potenzialmente portare al distacco di stucchi e intonaci. La Sovrintendenza napoletana è stata minuziosamente informata circa i potenziali danni che potrebbero scaturire dalla movida selvaggia agli antichi edifici dei Decumani, ma ad oggi non è stato adottato alcun intervento per tentare di mitigare la potenza delle emissioni.

Altro problema che necessita di essere evidenziato è l'assoluto non rispetto delle normative di sicurezza che riguardano il sovraffollamento di strade e piazze. In alcuni vicoli del centro storico i locali notturni occupano quasi perennemente - e illegalmente - le stradine con tavoli e sedie, impedendo di fatto il pronto intervento di vigili del fuoco e ambulanze in caso di emergenza. 

«Il Comune di Napoli non può far finta che il problema non esista - tuona il presidente del Comitato per la Quiete Pubblica e la Vivibilità Cittadina Gennaro Esposito - visto che ci sono decine di esposti che, in molti casi, hanno portato alla chiusura forzata di alcuni locali che non rispettavano la normativa. Dormire e avere una vita normale sta diventando impossibile. I residenti si trovano di fronte alla necessità di barricarsi in casa o, nei casi più estremi, di andare via. Se i locali notturni hanno il diritto di lavorare - prosegue Esposito - anche i cittadini hanno i loro sacrosanti diritti. Ci auguriamo che con l'avvento del nuovo Questore si possa instaurare un dialogo serio e concreto perchè ci troviamo di fronte ad un problema che va affrontato con il concorso di tutti».

  Ultimo aggiornamento: 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA