Napoli vista dal New York Times
attraverso il film di Sorrentino

Domenica 19 Dicembre 2021 di Maria Pirro
Napoli vista dal New York Times attraverso il film di Sorrentino

Mescola luci e ombre, miserie e nobiltà, come nel film di Paolo Sorrentino. «Napoli è una città di contraddizioni, di palazzi barocchi decorati accanto ad abitazioni diroccate, di traffico inesorabile e indisciplinato, e ha un tasso di disoccupazione ufficiale del 21,5 per cento, il doppio della media nazionale. Ma è anche una città di cultura, sia colta sia popolare, ed è terra natia di canzoni come "'O sole mio" e "Santa Lucia"». Così la descrive il New York Times, utilizzando un codice più complesso rispetto ai giudizi netti de "Le Figaro" e motivo di polemiche proprio nei giorni della presentazione della proiezione candidata agli Oscar.

 

"È stata la mano de Dios" è al centro dell'articolo a firma di Elisabetta Povoledo, e la storia autobiografica di formazione diventa il pretesto per parlare della stessa città e delle sue trasformazioni, dei set a cielo aperto diventati abituali, della vivacità creativa sostenuta con Sorrentino da registi come Antonio Capuano, Mario Martone, Stefano Incerti, Pappi Corsicato. E da produzioni come "Un posto al sole" e "La squadra", oltre la visione di Gomorra di Matteo Garrone e della serie tv. Così «Napoli è a sua volta fantastica e decadente, solare e imprevedibile, comodamente familiare e alla fine terra di confine».

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Ultimo aggiornamento: 23:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA