Napoli, ferimento della piccola Noemi: il giallo del terzo uomo in un’auto a nolo

Mercoledì 26 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio

C’era un terzo uomo in piazza Nazionale. Uno con funzione di appoggio, di recupero, un cavalluccio o un filatore. Era all’interno di un’auto presa a noleggio da un ragazzo di San Giovanni a Teduccio, ritenuto legato da rapporti di amicizia con una giovane donna, a sua volta legata ad uno dei due imputati per l’agguato culminato nel ferimento della piccola Noemi. Strano intreccio, a leggere le carte, a poche ore dall’inizio del processo a carico di Armando Del Re (indicato come l’uomo nero che ha fatto fuoco, ferendo la piccola) e Antonio Del Re (che avrebbe scortato il fratello maggiore in un agguato di chiaro stampo camorristico). Primo appuntamento in aula domani mattina, dinanzi al gup Caputo, al via l’udienza preliminare a carico dei due imputati, ritenuti responsabili di aver organizzato un agguato - per conto del clan Formicola - per eliminare un uomo dei Reale, ritenuto pericoloso avversario nello scacchiere delle piazze di spaccio di Napoli est. Scene orribili, lì in piazza Nazionale.

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Era il tre maggio scorso, i killer volevano uccidere Salvatore Nurcaro, al termine di un’azione di pedinamento organizzata per giorni. Venne colpita Noemi, una piccola di quattro anni, miracolosamente sopravvissuta dopo mesi trascorsi in ospedale. È lei la prima parte offesa, la cui famiglia domani potrebbe chiedere di costituirsi parte civile contro killer e mandanti di un delitto assurdo. Una guerra tra bande sanguinarie per la conquista di una panchina della periferia orientale trasferita nel cuore produttivo della città, in una delle piazze più affollate dell’area metropolitana. Via vai di studenti, di forze dell’ordine, di famiglie con bambini piccoli desiderosi di trascorrere qualche minuto di relax nel parco giochi aperto al pubblico. E quell’uomo vestito di nero con il casco integrale, che spunta da via Acquaviva, che cammina in modo sbilenco, che prova a fare fuoco con una pistola che si inceppa, riuscendo solo a ferire il proprio obiettivo, prima di scatenare l’inferno nella vita di una famiglia di persone estranee alla camorra.

Ma chi è Salvatore Nurcaro? In un altro processo è indicato come narcos dalla Dda di Napoli, per conto del clan Reale. Difeso dal penalista Giuseppe De Gregorio, domani potrebbe chiedere - in linea puramente teorica - di costituirsi parte civile contro i due fratelli Del Re. Ma torniamo alle carte dell’inchiesta, alle conclusioni del lavoro investigativo condotto dai pm anticamorra Antonella Fratello e Simona Rossi. Il caso non è chiuso del tutto. Manca il mandante, mentre la scena del delitto - lì in piazza Nazionale - è decisamente più complessa. C’è una strana circostanza al vaglio degli inquirenti. In quel pomeriggio del tre maggio scorso, proprio nei minuti di sangue e paura, in piazza era presente un’auto presa a noleggio da un soggetto amico di una ragazza, a sua volta amica di Antonio Del Re, il presunto filatore del presunto killer. Agli atti c’è anche la testimonianza di una donna, che conferma un dato in particolare: «Mio figlio ha consegnato le chiavi dell’auto ad Antonio Del Re. Non so se il passaggio di chiavi sia avvenuto in modo diretto, posso solo dire che le chiavi sono arrivate ad Antonio Del Re, che è anche il fidanzato di una persona che conosco».

IL NOLEGGIO
Ma chi c’era a bordo dell’auto? Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli, i fratelli Antonio e Armando Del Re sono arrivati in piazza Nazionale in momenti diversi e in sella a scooter differenti, per poi lasciare la scena subito dopo l’agguato. Armando sarebbe scappato in direzione Secondigliano, guidando una Benelli gialla rubata un anno prima, mentre Antonio avrebbe atteso l’arrivo dell’ambulanza, per capire in quali condizioni fosse il target dell’agguato. E chi c’era in auto? A che serviva prendere quell’auto a noleggio? Domande che rimandano al clima di guerra a San Giovanni a Teduccio, in uno scenario che ora attende la valutazione di un giudice. Difesi dai penalisti Claudio Davino (che assiste Armando Del Re), Antonietta Genovino e Leopoldo Perone (che assistono il più giovane), i due imputati non hanno risposto alle accuse mosse nei loro confronti dalla Dda di Napoli. Si dicono innocenti, sono convinti di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti di piazza Nazionale. Oltre alle immagini e alle intercettazioni, agli atti anche il verbale del boss pentito Umberto D’Amico che, di fronte al video dell’uomo nero, non ha esitato: «Conosco il suo stile quando uccide, si tratta di Armando Del Re». 

Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio, 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA