Noemi, un bimbo con il ciuccio sulla moto del killer: ecco il video

Lunedì 24 Giugno 2019 di Leandro Del Gaudio

Un bambino con il ciuccio sulla moto del killer. È lì sul serbatoio della moto gialla usata dall’uomo nero, quello che ha fatto fuoco in piazza Nazionale e che ha rischiato di uccidere la piccola Noemi. Infanzia violata, infanzia usata come scudo o come alibi, secondo quanto sta emergendo dalle indagini che tengono al momento in cella i fratelli Armando e Antonio Del Re. 
 


C’è la piccola Noemi, che ha emozionato e tenuto in ansia un’intera città, che solo da qualche giorno ha lasciato l’ospedale Santobono dopo essere stata ferita da una pallottola esplosa durante un agguato camorristico; e c’è quest’altra piccola sagoma, un bambino con il suo ciuccio tra le labbra, una specie di doppio taglio e le scarpette da ginnastica bianche. Visto da lontano, sembra l’immagine stampata sulla maglietta del guidatore, ma basta zummare per rendersi conto che in sella a quella Benelli c’è un passeggero che ha appena tre anni. 
 
Anche lui è a suo modo una vittima, anche se non soffre le pene imposte dal colpo esploso in piazza Nazionale, quello destinato ad uccidere il pregiudicato Salvatore Nurcaro. Tre maggio, ore 15.36, corso Arnaldo Lucci, immagini impietose: sbuca da una traversa la Benelli gialla, quella che sarebbe stata usata dall’uomo nero per l’agguato in piazza Nazionale, alla guida della ormai famosa Benelli gialla. Chiara la ricostruzione dell’accusa: in sella a quella moto ci sarebbe Antonio Del Re, che sbuca da una sorta di rimessa sotto casa, per portare il mezzo al fratello Armando. Una staffetta, un ticket di dolore e morte, dopo la soffiata giusta sulla presenza in piazza dell’uomo da abbattere, del 31enne Salvatore Nurcaro. 

Tutto chiaro? Storia nota e dibattuta al Riesame, anche se - a guardare il video depositato in questi giorni - spunta un particolare choc: la presenza del pupo, del bambino con il ciuccio tra le labbra. Quanti anni ha? E a chi è figlio? Inchiesta in corso, mentre la difesa dei due fratelli Del Re prova a ribaltare il tavolo: ammesso che l’uomo alla guida sia Antonio Del Re, possibile partecipare a un delitto del genere con un bimbo tra le braccia? Agli atti le immagini del presunto avvicendamento dei due fratelli in sella a quella moto, ma anche del passaggio del mezzo sporco sotto l’occhio di altre telecamere subito dopo il delitto. Inchiesta condotta dai pm Antonella Fratello, Simona Rossi e Gloria Sanseverino, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, si attende la decisione del Tribunale del Riesame.

Dinanzi al collegio di giudici, i difensori dei due fratelli indagati (in campo, i penalisti Claudio Davino, Antonietta Genovino e Leopoldo Perone) puntano a dimostrare una tesi uguale e contraria a quella della Procura. Possibile organizzare un delitto del genere con un bambino in braccio sulla moto? Poi c’è un altra domanda: quanto vale una ricostruzione investigativa se non viene notato neppure un bambino sul serbatoio della presunta moto sporca? Domande che restano in piedi anche alla luce di un altro dato di fatto: la moto viene guidata in una zona molto trafficata da parte di un soggetto che non ha il casco e che tiene il piccolo accovacciato tra braccia e gambe: sarebbe bastato un controllo di routine per impedire lo strazio della piccola Noemi, un banale «alt» per fermare un centauro che sta commettendo gravi infrazioni del codice della strada.

Ma è andata diversamente. Ore 15.37, mancano pochi minuti all’agguato del tre maggio (alle 16.04), si consuma la staffetta, il piccolo smonta dalla Benelli, mentre il volante passa di mano in mano. Da Antonio ad Armando - secondo l’inchiesta - per passare da un caso di infanzia violata ad un altro: dal piccolo usato come alibi alla piccola centrata per errore, in una storia che lascia poco spazio al destino di chi ha appena compiuto tre o quattro anni di vita. 

Ultimo aggiornamento: 25 Giugno, 07:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA