«Noi di San Ferdinando costretti
a vivere con i lampioni spenti»

Domenica 16 Giugno 2019 di Maria Pirro
«Noi di San Ferdinando costretti a vivere con i lampioni spenti»

Il cameriere indica il lampione vicino alla chiesa, il titolare un altro. Ce ne sono diversi che non si accedono più al calar della sera in via Speranzella, incrocio con via Trinità, quartiere San Ferdinando. «Lo chiamiamo l'angolo del cimitero. Ci mancano solo i fiori...», dice Freddy Laezza, titolare della pizzeria Ninnone, di prossima apertura (entro due settimane). «Ma come si fa...» s'infuria il suo socio, Mario Paliucci, seduto al tavolino rosso della trattoria omonima.

«La luce in tutta la zona è a intensità variabile: dipende da quale ditta si occupa della manutenzione», sostiene Diego D'Alessio, consigliere della I Municipalità che ha presentato diverse segnalazioni sulle strade al buio per metà, inserendo nella lista anche vico Santa Teresella degli Spagnoli e via Nardones.

Non le uniche. Gli abitanti lamentano gli stessi disagi in via Sant'Anna di Palazzo. «Mia cognata ha scritto una lettera al riguardo», spiega Rosalia Arricale, incartando le banane nel suo negozio, ma parla innanzitutto da madre. È preoccupata: «Ho figli giovani, che rientrano tardi, questo disservizio può rivelarsi un pericolo». La fruttivendola abita, infatti, nella stessa strada e si affaccia nella piazza del mercatino ripulito e già al centro delle polemiche sulla destinazione d'uso: tra il parlamentino e il comune non c'è unità di vedute. «Va bene tutto tranne un centro sociale», avverte il presidente della I Municipalità, Francesco de Giovanni. E, in via Speranzella, «l'illuminazione è soltanto uno dei problemi», interviene Antonietta Gelato, titolare del pub e della trattoria Addò Sparpariello, che racconta: «Mio nipote ha rischiato di essere investito, qui passano i camion a qualsiasi ora per raggiungere il municipio e Santa Brigida».

 

Il parrucchiere Dino Arena allarga le braccia: «Non c'è il marciapiede, la pavimentazione è dissestata. Tutta la strada andrebbe pedonalizzata». Una richiesta condivisa dagli altri commercianti, che hanno raccolto 150 firme per sostenere il progetto. «Ma la petizione è stata proposta già un anno fa: nulla è cambiato», tira le somme senza arrendersi Gelato. «Via Speranzella resta la nostra Salerno-Reggio Calabria, e i turisti non sanno nemmeno dove andare...».
Lo chef Ciro Romeo paragona il circuito addirittura a Monza, mentre riepiloga il menu e i piatti forti del giorno: riso all'insalata, paccheri con melanzane e pesce spada. Arena coglie, invece, l'occasione per riferire d'una faccenda diversa: «Intervenuta per un sopralluogo in un appartamento, l'Arin ha rotto il tappo della condotta dell'acqua davanti al mio negozio, e lasciato il buco».
Piccole e grandi questioni si mescolano, come disperazione e ricchezza. «Nel quartiere ci sono palazzi aristocratici e bassi, povera gente e nomi di livello» certifica de Giovanni. Così la sede della Regione, ad esempio: è vicina a vico Lungo Pallonetto, strada diventata il simbolo di finti ciechi e falsi invalidi. E il lungomare è a ridosso dei vicoli più stretti della città. E il monte Echia, con il suo tufo giallo e la sua storia millenaria, che si direbbe eterna, anche nei lavori. «L'ascensore è in costruzione da quindici anni», afferma con amarezza de Giovanni, che cita nel contempo l'impegno dei volontari come Pasquale Giuliano e Pasquale della Monaco per la riqualificazione. Poi ci sono i gruppi no-profit che ruotano intorno alle parrocchie, da Santa Brigida alle suore con l'associazione Efraim, gli attivisti del terzo settore.
«A settembre vorrei creare una Banca del tempo per ricongiungere le due anime San Ferdinando: chi può dare aiuto e chi ha bisogno di riceverlo», dice il presidente della commissione politiche sociali della I Municipalità, Vito Gagliardo, accendendo una luce differente, lì dove le altre non funzionano.
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