Nozze trash a Napoli, la verità di Tony Colombo: «Parlai con Claudio, il Comune sapeva»

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Federico Vacalebre

Rieccoci al punto di partenza, come se nulla fosse cambiato da quel 25 marzo.
 

Sono passati quasi sette mesi, Tony Colombo, e il suo matrimonio è ancora sulle prime pagine dei giornali e lei è di nuovo in tv nel salotto di Barbara D'Urso.
«All'epoca dovevo difendermi dalle accuse di aver organizzato delle nozze trash, di aver esagerato, di aver bloccato la città, insomma di aver tentato di realizzare i sogni di quella che stava diventando mia moglie. Ora sono sotto inchiesta, io contro gli altri indagati. E ne sono felice».

Perché?
«Perché hanno sequestrato agli altri indagati telefonini e computer da cui dovrà venire fuori la verità».

Ovvero?
«Io avevo chiesto i permessi e li avevo ottenuti, ero in regola».

 
Perché, se tutto era in regola, allora, ci sarebbe un'indagine della procura su di lei, sul fratello del sindaco, su tre vigili urbani, su una staffista di Palazzo San Giacomo e su un dipendente comunale?
«Non lo so, a questa domanda dovrebbe rispondere il sindaco, che invece dice di non avere niente da dire. Ma lui deve rispondere ai cittadini, me compreso, di quello che è successo allora, di quanto succede adesso».
Proviamo a ricapitolare: cosa successe allora?
«Io conoscevo Claudio de Magistris e mi avrebbe fatto piacere che fosse il primo cittadino a celebrare le mie nozze: chiesi informazioni sulla trafila burocratica e le ottenni, mi fu indicato a chi rivolgermi, poi chiesi come dovessi fare per organizzare un flash mob in piazza del Plebiscito, e anche in quel caso mi fu spiegato quali fossero gli uffici competenti. Io seguii tutta la trafila, il sindaco aveva persino accettato di essere lui a sposarmi, poi...».
Ma lei ha chiesto il permesso per un flash mob, che non comporta l'uso di un palco, di un'amplificazione, di un gruppo elettrogeno.
«Se si legge su Wikipedia si vedrà che io ho fatto un evento insolito e improvviso in uno spazio pubblico, proprio come da definizione. Non ho messo manifesti, non ho venduto biglietti, ho soltanto avvertito sul web che qualcosa stava per accadere».
Ma il tutto ha avuto bisogno di quattro ore di preparazione.
«Ma è durato non più di 25 minuti e se qualcuno avesse ammesso di aver sbagliato allora non saremmo qui a parlare ancora di questa sciocchezza».
Chi doveva ammettere di aver sbagliato? Lei?
«No. Il sindaco, nel senso che i suoi collaboratori dovevano capire che Tony Colombo avrebbe attirato una grande folla. Dovevano conoscere la mia popolarità».
Magari la poteva conoscere anche lei.
«Ma io la conoscevo e pensavo al mio matrimonio, senza responsabilità sulla gestione della città. Se quello che ho fatto ha turbato l'ordine e i cittadini dovevano pensarci loro: io ho chiesto il permesso e l'ho ottenuto».
Ma persino i trombettieri che hanno accompagnato il suo corteo nuziale sono ancora sotto inchiesta.
«Spero che ne escano puliti, sono degli onesti lavoratori. Come io sono un onesto siciliano che ha a cuore Napoli molto più di tanti napoletani».
Da più parti, però, lei e sua moglie Tina Rispoli siete accusati di non essere proprio un modello di legalità, anzi.
«Io sono un cantante, i miei testi parlano d'amore, faccio sognare l'esercito delle mie fan. A qualcuno non piaccio e lo capisco, tutto il resto è razzismo e invidia».
Razzismo? Invidia?
«Sì, ieri dalla D'Urso ho sentito del rifiuto di affittare una casa ai meridionali al Nord, dopo le polemiche sullo spot del Buondì Motta che discrimina i cantanti neomelodici come se fossero una cosa scabrosa: ripeto, possiamo piacere o meno, ma non si può non fare i conti con la nostra presenza, con i numeri di chi ci supporta, ci ama, canta con noi. È democrazia questa».
La butta in politica?
«No, ma è politica».
A dir la verità per molti lei sta cavalcando la visibilità garantitale dalla polemica.
«Ma io voglio andare in tv a cantare, non a discutere della mia cerimonia nuziale, se ho speso troppo o poco, come era vestita Tina...».
Non negherà che trovarsi al centro dell'attenzione mi piace.
«Sì, mi piace, anche molto, ma il problema è un altro».
Ovvero?
«Siamo ancora qui a parlare di questa vecchia storia, mentre io sogno di poter chiedere piazza del Plebiscito, o il San Paolo, per un concerto tutto mio, non per un breve flash mob. Crede che io sia nella situazione di poter inoltrare al Comune una richiesta del genere ora?».
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Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA