Ocratossina, un estratto naturale
per contrastarne la tossicità

Martedì 7 Gennaio 2020
L'ocratossina A (Ota), rappresenta un pericolo e una minaccia per la salute dell’uomo e per diverse specie animali. E’ una ben nota micotossina, metabolita secondario prodotta da diverse specie fungine in modo particolare dall’Aspergillus ochraceus e dal  Penicillium verrucosum. È una dei principali contaminanti alimentari, specialmente nei mangimi, nei cereali, nel caffè, nel vino, nella frutta secca, nonché nei prodotti a base di carne. Studi recenti hanno dimostrato la sua presenza anche nell’erba medica, nei coloranti alimentari  e persino in acqua in bottiglia. L'Ota è una micotossina alquanto ubiquitaria e la si ritrova non solo sul territorio nazionale ma in varie parti del mondo, si accumula nei mangimi e negli alimenti umani a causa delle condizioni climatiche favorevoli e del microclima o per lo stoccaggio improprio di componenti alimentari. Si dimostra nefrotossica, epatotossica, immunodepressante, genotossica e cancerogena per l'uomo e per diverse specie animali. Infatti, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha classificato l'Ota come possibile cancerogeno per l'uomo (gruppo 2B).

Oggi un team di ricercatori del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università Federico II di Napoli in collaborazione con la Sbarro Health Research Organization (Shro), presso la Temple University di Philadelphia diretta dal professor Antonio Giordano in collaborazione con l’Universita’ di Siena ha scoperto l’efficacia di un nuovo estratto, di origine naturale,  in grado di prevenire la nefrottosicità indotta dall’Ota e ha  pubblicato tale ricerca sulla rivista internazione “Journal of Cellular Physiology”.

«L’Ota rappresenta una problematica mondiale, rapportabile ad una “zoonosi”, per l’uomo e per gli animali» afferma il professor Roberto Ciarcia, associato presso la sezione di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria del  Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università di Napoli Federico II, aggiungendo: «Questa ricerca effettuata  su un estratto ottenuto da arance rosse e limoni ricco in cianidina 3-glucoside ed altri polifenoli apre nuove prospettive per limitare i danni renali indotti dall'Ota». «Il rene è l'organo bersaglio di Ota che induce una alterazione morfologica sia a livello glomerulare che a livello tubulare nonché una fibrosi interstiziale» afferma la dottoressa Sara Damiano, prima autrice del lavoro, che ha valutato i principali parametri di stress ossidativo nonché la funzione totale del rene in particolar modo la velocità di filtrazione glomerulare (Gfr) attraverso la clearance dell’inulina e contemporaneamente ha dimostrato l’importante effetto protettivo di questo estratto.

«La capacità del nuovo estratto naturale di ridurre la nefrotossicità è notevole, in quanto ha normalizzato l'attività degli enzimi antiossidanti e ha impedito l'iperfiltrazione glomerulare spesso causa di insufficienza renale» afferma il professore Salvatore Florio, ordinario della sezione di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università di Napoli Federico II, che conclude così: «Ipotizziamo che questo nuovo composto possa essere, quindi, utile per eseguire la convalida scientifica di specifici integratori alimentari naturali per ridurre il rischio di esposizione all’Ota in modo da migliorare la sicurezza alimentare e ridurre al minimo  le perdite economiche». Ultimo aggiornamento: 21:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA