Omicidio a Napoli, 28enne ucciso come un boss: è la faida per le piazze di spaccio

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Giuseppe Crimaldi

Si torna a sparare e a uccidere a Napoli. Dopo un lungo periodo di tregua armata, nel capoluogo campano ricompaiono i killer della camorra. E, in questa occasione, lo scenario in cui viene commesso un omicidio di chiaro stampo camorristico è quello - inquieto, e non da oggi - della zona di Miano.

L'altra sera a cadere sotto i proiettili di un commando di sicari è stato Alessandro Riso, 28 anni e un turbolento passato già scandito da precedenti penali. Ancora incerta la dinamica dell'esecuzione: il giovane è stato scaricato da un'auto in corsa sul piazzale esterno dell'ospedale Cardarelli intorno alle 21,30 di mercoledì, quando era già morto.

Ma molti indizi inducono a credere che la sua esecuzione possa essere avvenuta a Miano, dove risiedeva.

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Riso non era un criminale di spessore. Le più recenti informative di polizia giudiziaria lo indicavano come uno dei tanti gregari prestati a bande criminali polverizzatesi nell'area a nord di Capodimonte dopo il disfacimento del clan Lo Russo. Quella linea di confine, rappresentata dal pentimento dei vecchi boss di Miano (i quali avevano anche una grande influenza sul Rione Sanità) aveva scatenato gli appetiti dei camorristi di ultima generazione.

Alcuni anni fa Alessandro Riso scampò a un tentativo di omicidio: gli furono inferte 12-13 coltellate, ma riuscì a sopravvivere. Da allora qualcuno lo aveva comunque iscritto nella lista nera dei nemici. ma torniamo all'esecuzione. Non si esclude che l'agguato mortale possa essere scattato davanti al negozio di detersivi di via Vittorio Veneto, sempre nel quartiere Miano, sulla cui saracinesca gli investigatori avrebbero anche trovato due fori. A terra, invece, c'erano sei bossoli. Le segnalazioni del raid in via Vittorio Veneto sono giunte alle forze dell'ordine circa 15 minuti prima dell'arrivo al Cardarelli del corpo esanime di Alessandro Riso. Un particolare importante, giacché indica la circostanza temporale dei fatti.
 

 

Secondo quanto si è appreso il negozio di detersivi del quale si diceva poco sopra apparterebbe allo zio dei fratelli Cifrone, dell'omonimo clan camorristico di Miano. Anche Alessandro Riso è ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia appartenente allo stesso clan. Ma - naturalmente - questo potrebbe non dire molto, se è vero com'è vero che le dinamiche evolutive della criminalità organizzata in molti quartieri ostaggio della camorra, qui a Napoli, corrono molto più velocemente anche delle informative giudiziarie.

Che cosa vuol dire allora tutto questo? Due cose. Ed è su queste tracce che lavora la Squadra mobile di Napoli per decifrare l'ultimo omicidio di camorra a Napoli. La prima: Riso potrebbe essere stato ucciso dai suoi ex amici di gruppo. Forse perché sospettato di aver improvvisamente cambiato casacca e dunque di aver tradito qualche elemento dei Cifrone. La seconda, che resta forse anche la più attendibile: il 28enne sarebbe stato eliminato dal gruppo dominante a Miano in questo momento - quello dei Balzano - proprio perché cosidetto ancora un fedelissimo della famiglia che dopo la capitolazione dei Lo Russo avrebbe avuto ambizioni di riscossa. E di vendetta

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