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Omicidio a Portici, è guerra di camorra: l'agguato ordinato dal clan Mazzarella

Martedì 24 Dicembre 2019 di Francesco De Sio
Omicidio a Portici, è guerra di camorra: l'agguato ordinato dal clan Mazzarella

Il padre se ne sta immobile, seduto alle porte del bar tabacchi di via Università, lontano dalla folla di parenti urlanti. Con la mano sinistra si copre la fronte, per tutto il tempo. Quando un agente di polizia concede finalmente ai familiari il permesso di entrare a vedere la salma, lui è l'unico che scuote il capo. Non vuole guardare. Il figlio, Ciro D'Anna, pregiudicato 38enne originario di Torre del Greco, è stato raggiunto da almeno cinque colpi di pistola attorno alle 10 del mattino, a Portici, a poche centinaia di metri da piazza San Ciro, nel quartiere in cui viveva. La stessa strada dove nel febbraio 2017 era stato arrestato mentre tentava di occultare due chili di hashish. L'omicidio che macchia di rosso sangue il Natale porticese ha tutta l'aria del regolamento di conti tra clan.
 

 

A metà mattinata la zona non è delle più frequentate: D'Anna si trova all'esterno del locale in compagnia della moglie e del proprietario. In due, in sella a una moto di grossa cilindrata entrano in azione. Indossano caschi integrali, il passeggero spara e centra una prima volta il 38enne, il quale prova a rifugiarsi all'interno del bar. Il sicario non esita a raggiungerlo fin dentro l'esercizio commerciale - per fortuna in quel momento senza clienti - per finirlo con altri quattro colpi. Una spedizione punitiva verosimilmente programmata nei minimi dettagli, per lanciare un messaggio chiaro. Non ci si fa scrupoli a uccidere nemmeno a poche ore dalla Vigilia. Quello che di primo acchito potrebbe sembrare un delitto d'impeto, una di quelle questioni non prorogabili a dopo l'Epifania, celerebbe in realtà una pianificazione ben più complessa. Stando a quanto trapela dagli ambienti investigativi, D'Anna, con precedenti per droga ed estorsione, era uomo dei Vollaro, nonché fedelissimo del reggente Carlo. Dopo l'arresto di Umberto Luongo, il clan si sarebbe posto l'obiettivo di riaffermare la propria egemonia in città, in contrasto con i Mazzarella, rappresentati sul territorio da Patrizio Fiume, Paolo De Mato e Giovanni Chivasso. Proprio quest'ultimo tre mesi fa era stato vittima di un agguato in corso Garibaldi, salvandosi dal raid condotto da due centauri armati solo grazie a una disperata manovra in moto per la zona mercatale. Una prima piccola risposta dei rivali si sarebbe consumata la notte stessa, con una bomba carta piazzata sotto la saracinesca di una palestra ritenuta riconducibile al figlio dello storico boss Luigi Vollaro, o Califfo. Non abbastanza, evidentemente. La situazione, malgrado l'apparente serenità, ha infatti continuato a ribollire per settimane: con la recente uscita dal carcere di Pasquale Scafo, padre naturale di De Mato, i Mazzarella avrebbero alzato il tiro e messo D'Anna nel mirino: il 38enne, secondo fonti riservate, potrebbe essere direttamente coinvolto nell'agguato fallito a settembre. Le sue abitudini metodiche e la visibilità ormai acquisita nell'ambiente avrebbero favorito la missione dei killer.
 

Il commissariato di Ercolano-Portici, che coordina le indagini sul caso, avrà ora il compito di accertare eventuali nessi in una situazione generale definita come «magmatica». Non mancano le testimonianze, in primis quelle della moglie di D'Anna e del titolare del bar, entrambi già ascoltati in centrale. Su disposizione del pm dell'Antimafia Maurizio De Marco, gli investigatori hanno posto sotto sequestro il locale di via Università. I filmati della telecamera interna dovrebbero aiutare a fare chiarezza sugli ultimi attimi di vita del 38enne e, chissà, fornire dettagli utili alla cattura dei sicari. Non è escluso che i due centauri poi fuggiti a tutto gas verso piazza San Ciro possano rappresentare un braccio armato proveniente da fuori città. Altre indiscrezioni riconducono a quanto accaduto l'anno scorso, quando lo stesso Ciro D'Anna si sarebbe reso responsabile di uno sgarro verso un esponente di spicco di uno dei tanti clan rivali, probabilmente nella sua Torre del Greco. Uno schiaffo, o comunque un gesto interpretato come una «grave mancanza di rispetto» a fare il paio con la sua vicinanza ai Vollaro, che l'uomo avrebbe dunque pagato con la vita. L'ipotesi aprirebbe scenari sinistri sul futuro città della Reggia, ostaggio di faide intestine o, peggio ancora, ingerenze di cosche esterne. Appare infatti quanto mai improbabile per le fazioni in campo riuscire ad affermarsi a Portici senza l'appoggio di una potente famiglia di camorra, in termini di potenza di fuoco e soprattutto di equilibri strategici. La tempistica dell'omicidio consumatosi ieri mattina, peraltro, avrebbe colto di sorpresa le stesse forze dell'ordine. Si spara, si uccide, anche alla luce del giorno, in pieno centro, anche mentre ci si prepara a imbandire le tavole in vista del cenone natalizio. Ciro D'Anna lascia la moglie e un figlio di tre anni.

Ultimo aggiornamento: 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA