Omicidio Cerrato, Adriana non trema:
«Sono gli assassini, li riconosco»

Mercoledì 19 Maggio 2021 di Dario Sautto
Omicidio Cerrato, Adriana non trema: «Sono gli assassini, li riconosco»

Non ha avuto tentennamenti. Li ha nuovamente riconosciuti e ha puntato il dito contro di loro. «Hanno ucciso mio padre. In tre lo tenevano e uno di loro lo ha accoltellato, ma non ho visto la lama». Maria Adriana ha appena vent'anni ma ha avuto la forza di denunciare e di riconoscere «senza alcun dubbio» gli assassini del papà, il 61enne Maurizio Cerrato, ucciso con una coltellata un mese fa in via IV Novembre a Torre Annunziata. In quel parcheggio privato, poi sequestrato poiché completamente abusivo, si consumò la tragedia: una «lezione» data al papà della ragazza che aveva spostato una sedia dalla strada per poter parcheggiare «al posto» della famiglia Scaramella. Insieme all'avvocato Giovanni Verdoliva e accompagnata dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Torre Annunziata, ieri mattina Maria Adriana ha raggiunto la caserma di Castellammare, dove si è celebrato l'incidente probatorio chiesto e ottenuto dalla Procura di Torre Annunziata (procuratore Nunzio Fragliasso, aggiunto Pierpaolo Filippelli, sostituto Giuliana Moccia) per blindare la prova rappresentata dalle dichiarazioni della ragazza, l'unica testimone oculare del delitto che ha deciso di parlare.


GLI ACCUSATI
Un'udienza particolare, durata quasi quattro ore, tenuta dinanzi al gip Mariaconcetta Criscuolo, con la ricognizione «faccia a faccia» alla presenza dei quattro presunti assassini e dei loro legali (gli avvocati Antonio Iorio e Mauro Porcelli). In carcere ci sono i fratelli Domenico e Giorgio Scaramella, 51 e 42 anni, il cugino 33enne Antonio Cirillo e l'incensurato Antonio Venditto, appena 26 anni. Maria Adriana è stata fredda, lucida, precisa. Ha ripercorso quei momenti di terrore, la prima lite con Rosa Scaramella, sorella di Domenico e Giorgio e indagata solo per lesioni. La ruota squarciata, l'intervento del paà Maurizio che era andato sul posto in moto per cambiare la gomma e poi per difenderla da insulti, minacce e botte. Infine, la seconda aggressione. Giorgio Scaramella che torna, comincia nuovamente a insultare padre e figlia, il fratello Domenico che spunta dal parcheggio e chiama due giovani in scooter identificati in Venditto e Cirillo, i quattro che circondano il papà e poi l'improvvisa fuga. «Il primo ad allontanarsi di corsa è stato Cirillo» ha chiarito nuovamente Maria Adriana. Forse è stato lui a sferrare quella coltellata. La ragazza inizialmente non era riuscita ad identificarlo: era l'unico che non conosceva, ma è stato chiamato in causa in un secondo momento dalle dichiarazioni del cugino Domenico Scaramella. Quest'ultimo ha detto in sede di interrogatorio che «è giusto che paghi chi veramente ha ucciso Maurizio Cerrato, c'era anche Antonio Cirillo».


«CHIEDO SCUSA ALLA FAMIGLIA»
Ieri lo stesso Domenico Scaramella, ritenuto un ex armiere del terzo sistema di camorra di Torre Annunziata, ha preso la parola e ha chiesto «scusa a Maria Adriana, alla vedova Tania e a tutta la città». Non è una confessione, né un'ammissione dei fatti, ma una semplice dichiarazione di chi forse è già riuscito a rendersi conto di quanto accaduto. Gli altri indagati, invece, restano ancora in silenzio. Venditto continua a negare la sua presenza e, durante l'interrogatorio, ha fornito un alibi tuttora al vaglio degli inquirenti. Il video di un bar di Torre Annunziata è stato acquisito per capire se possa essere realistica la sua versione dei fatti. Le indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Torre Annunziata, non si fermano. Ma adesso si parte da una certezza processuale che è rappresentata dalle dichiarazioni di Maria Adriana.

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