L'omicidio di Matilde Sorrentino:
«Al killer andarono 50mila euro»

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Dario Sautto
«Matilde Sorrentino fu ammazzata perché aveva avuto il coraggio di denunciare i pedofili. Mi dissero che i Tamarisco ricompensarono con 50mila euro il killer Alfredo Gallo». Non ha dubbi Giuseppe Sentiero, uno dei collaboratori di giustizia ascoltati nell'ambito del processo al presunto mandante dell'omicidio di «mamma coraggio», avvenuto il 26 marzo 2004 al Parco Trento di Torre Annunziata. Il giorno della condanna definitiva dei pedofili della scuola degli orrori del rione Poverelli, arrivò la «punizione» per una delle tre donne che avevano scelto di rivolgersi alla giustizia anziché al «tribunale» della camorra. Secondo la Procura di Torre Annunziata, a decidere quell'efferato agguato fu Francesco Tamarisco, uno degli esponenti di spicco della famiglia di narcotrafficanti di quel rione, che aveva la sua roccaforte nella villa blindata e videosorvegliata alle porte del quartiere delle palazzine dei Poverelli. Proprio «Francuccio» Tamarisco è l'unico imputato come mandante di questo omicidio, durante il complesso processo in corso dinanzi alla corte d'Assise di Napoli.

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IL RACCONTO IN AULA
Sentiero ieri ha risposto alle domande del procuratore Pierpaolo Filippelli, che rappresenta l'accusa in aula e sta ricostruendo i fatti che risalgono ormai a quasi sedici anni fa. «A dirmi queste cose ha spiegato Sentiero fu Luigi Gallo, nipote del boss dei Gallo-Cavalieri Pasquale 'o bellillo. Lui sapeva bene queste cose perché suo padre Francesco era il reggente del clan in quel periodo insieme a Vincenzo Gallo Battipaglia detto quarantuno. Ne parlammo sul pianerottolo, eravamo vicini di casa, ma io non scesi nei particolari». Giuseppe Sentiero ha poi aggiunto altri dettagli: «Conoscevo il killer Alfredo Gallo perché da minorenni facevamo rapine e scippi insieme. E conoscevo anche la signora Matilde Sorrentino, perché abitavamo vicini: una brava persona. Io mi affiliai ai Gallo-Cavalieri dopo l'omicidio di Natale Scarpa, perché fui costretto a prendere parte alla faida di camorra contro i Gionta».

L'ALTRO COLLABORATORE
Ieri è stata la volta anche di Vincenzo Saurro, ex residente di Palazzo Fienga e, dunque, all'epoca dei fatti elemento di spicco del clan Gionta. «Alfredo Gallo fu il killer di Matilde Sorrentino. A palazzo se ne parlava e io ero d'accordo con Umberto Onda, perché un omicidio di questo genere non si compie. L'ordine di uccidere la mamma coraggio fu dato da Francesco Tamarisco. Lo so perché dopo l'agguato Alfredo Gallo fu messo sotto torchio da alcuni affiliati al clan Gionta e confessò di aver fatto questo guaio. Per sua fortuna fu arrestato, altrimenti il clan l'avrebbe ucciso». Sulla questione pedofilia, poi, l'idea di Saurro è netta: «Io conosco i Tamarisco da ragazzini, siamo cresciuti assieme e non ho mai creduto che fossero collegati a quella vicenda di pedofilia. Però a Torre Annunziata e a Palazzo Fienga così si diceva. So per certo che c'era un accordo tra Gionta e Gallo-Cavalieri per fare altri omicidi di questo genere: due pedofili furono uccisi, un terzo riuscì a salvarsi». Alla prossima udienza, toccherà ai difensori di Tamarisco gli avvocati Antonio Rocco Briganti e Alessandro Pignataro porre domande ai due collaboratori di giustizia che, come quasi tutti i pentiti, stanno raccontando una versione molto simile, con più o meno dettagli sulla stessa triste vicenda. Tutti riconducono il movente dell'omicidio di mamma Matilde alle sue denunce, che coinvolsero inizialmente lo stesso Francesco Tamarisco che, è la tesi dell'accusa, dopo essere stato assolto in Appello decise di vendicarsi per dimostrare in città che nulla aveva a che vedere con lo scandalo pedofilia. © RIPRODUZIONE RISERVATA