Ospedale del Mare nel caos, pronto a lasciare anche un altro primario

Sabato 3 Aprile 2021 di Ettore Mautone
Ospedale del Mare nel caos, pronto a lasciare anche un altro primario

Ospedale del mare: nella settimana dopo Pasqua, e in quelle seguenti, potrebbero arrivare nuove defezioni dalle trincee del presidio di Napoli est. Pronti ad andare via ci sarebbero altri primari (in particolare uno di un reparto strategico) e dirigenti, almeno un paio di camici bianchi appartenenti a varie discipline specialistiche, impegnati in prima linea a fronteggiare l'ondata epidemica e i concomitanti carichi di lavoro delle attività ordinarie, logorati dal burn-out (esaurimento da eccessivi carichi di lavoro) conseguente a un anno di fortissimi carichi di lavoro anche sul piano emotivo, acuiti in alcuni casi dallo scarso sostegno ricevuto sul piano organizzativo e relazionale interno. Il condizionale è tuttavia d'obbligo: a differenza del caso di Pio Zannetti (il direttore della Rianimazione che ha invece già formalizzato, e messo nero su bianco, le sue personali decisioni, comunicandole sia alla Asl sia, con una lettera, ai suoi medici e infermieri, annunciando che dal 7 aprile non sarà più in corsia con loro), in questo nuovo scenario che si profila all'orizzonte non c'è ancora nulla di certo. Ogni decisione dunque viene attentamente ponderata in queste ore e in questi giorni, in base a una serie di valutazioni e circostanze che allo stato non sono note. 

La decisione di Zannetti, ancorché ufficialmente attribuita a motivi personali e familiari, si inserisce tuttavia in un clima complesso e articolato che si respira tra gli ampi spazi del presidio di Napoli est. Un'aria che alterna minacciose brume invernali a momentanee schiarite, entusiasmi e passioni che si ingranano su delusioni e frustrazioni accese dal carente spirito di squadra. Incomprensioni e divergenze di vedute che non sempre trovano la giusta composizione nell'ambito delle mediazioni anche sindacali con i vertici sanitari, invece acuite dall'accesa contrapposizione. L'elemento chiave è la lamentata scarsa partecipazione dei camici bianchi ai processi decisionali. L'ascolto c'è ma a questo difficilmente consegue l'accoglienza delle istanze presentate e così spesso prevarrebbe il senso di solitudine, lo scambio epistolare e la mancanza di dialogo. Percorsi, livelli organizzativi, turni, utilizzo del personale, logistica e piani di trattamento dei pazienti, appropriatezza delle cure e flussi interni dei malati, resi molto complessi dalla concomitante crisi pandemica, danno luogo a polarizzazioni dei rapporti a fronte di una direzione sanitaria distratta dalle incombenze aziendali centrali. 

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Intanto la notizia dell'addio, all'ospedale del mare, da parte di Pio Zannetti è stata commentata a lungo dai principali primari anestesisti dei vari ospedali della città, riuniti in una chat comune, solitamente utilizzata per scambiarsi informazioni relative ai pazienti Covid e casi clinici più complessi. Stupore e richiesta di delucidazioni sono giunte da più parti: «Zannetti è un collega stimato, un amico - dice un dirigente apicale di una rianimazione di un altro grande ospedale - ci ha detto che è una sua decisione personale e nessuno di noi ha insistito ma tutti ci siamo chiesti quanto possano aver inciso ragioni estranee all'attività assistenziale visto che in molti ospedali ci sono difficoltà sul piano organizzativo che pur posti alle direzioni sanitarie, di rado trovano accoglienza». «Le dimissioni di Zannetti - aggiunge Giuseppe Servillo a capo della rianimazione del Policlinico universitario - a mio avviso ripropongono il problema del burn-out del personale di area critica e soprattutto degli anestesisti. Qualche anno fa pubblicammo un articolo su rivista scientifica internazionale ed emersero con chiarezza le conseguenze di tali pesi». «Come rappresentate sindacale degli anestesisti campani - conclude Giuseppe Galano che guida la centrale operativa del 118, fresco di conferma nel direttivo dell'Ordine dei medici di Napoli - posso dire che Zannetti ci ha inviato un messaggio improntato alla serenità che ha spento ogni polemica. A mio avviso pesano le responsabilità che aveva e ha ancora Zannetti che spaziano dalla rianimazione per le attività mediche e chirurgiche ordinarie di 18 sale chirurgiche di uno degli ospedali più grandi della Campania a cui si aggiunge la consulenza per la medicina e chirurgia di urgenza e del pronto soccorso e la responsabilità l'unità rianimativa Covid modulare. Un peso fortissimo. Una decisione così improvvisa e netta la si può solo leggere come un esaurimento delle energie personali e bisogna certamente prestare attenzione a questo aspetto che investe le aree critiche di tutti gli ospedali campani». Intanto ora bisogna pensare a un sostituito: il contratto prevede un avviso interno solo per titoli. Tra i papabili Giovanni Cirillo, già responsabile agli Incurabili (prima della chiusura) ospedale da cui proveniva lo stesso Zannetti.

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