Ospedale Santobono, infermiera aggredita con un estintore nella notte: pronto soccorso fermo un'ora

Una notte di follia in ospedale tra minacce di morte, insulti e gravi intimidazioni

L'intervento della polizia al Santobono
L'intervento della polizia al Santobono
di Ettore Mautone
Martedì 15 Novembre 2022, 10:40 - Ultimo agg. 16 Novembre, 10:35
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Un inferno al Santobono: minacce di morte, insulti e gravi intimidazioni ai danni di A. C., un’infermiera di turno al pronto soccorso del polo pediatrico che la notte scorsa ha subito una grave aggressione solo perché i genitori di un paziente non erano d’accordo sulla scelta terapeutica dei sanitari. Costretta a rifugiarsi in uno stanzino per sottrarsi ai reiterati tentativi di aggressione, la professionista si è prima fatta refertare e poi, non più in condizioni di lavorare, è stata costretta a lasciare il pronto soccorso rientrando anticipatamente al proprio domicilio. Per oltre un’ora il pronto soccorso è rimasto inagibile. 

Sono le 21,20 quando l’infermiera pediatrica di turno in pronto soccorso alla postazione triage subisce la prima aggressione verbale di una lunga serata da dimenticare: a inveire sono entrambi i genitori di un un ragazzo giunto in pronto soccorso. La madre del paziente si scaglia sul sanitario con reiterati tentativi di aggressione a cui l’infermiera riesce a sottrarsi lasciando la postazione e solo grazie all’intervento del personale di vigilanza. Il motivo del dissidio è la somministrazione, come da linee guida nazionali, di un antidolorifico per trattare il dolore accusato dal ragazzo dopo aver dichiarato il principio attivo e il nome della molecola. A dire dei genitori invece ciò non sarebbe avvenuto e l’incolumità del figlio sarebbe stata messa in pericolo. 

Dopo l’arrivo delle forze dell’ordine il ragazzo è stato preso in carico di un medico di turno. Dalle 21,40 alle 22,20 il servizio di pronto soccorso salvavita del Santobono è stato interrotto a causa del caos e della confusione generata dal tentativo di aggressione portato avanti reiteratamente da parte della madre del ragazzo, tutto condito da urla e minacce. Il personale sanitario è stato costretto a rifugiarsi in una stanza del personale. Come da relazione della direzione sanitaria, all’esterno delle postazioni del triage la madre del paziente minore ha tentato di usare come corpi contundenti per farsi largo dapprima una bombola di ossigeno e poi un estintore minacciando più volte di morte la professionista aggredita giurandole di fargliela pagare e di spararle anche con una delle armi in dotazione alle forze dell’ordine accorse in aiuto della prima volante. Durante l’accaduto il personale di servizio ha provveduto ad allontanare tutti i pazienti presenti e in sala di attesa per salvaguardarne l’incolumità e la sicurezza mentre tutti i piccoli pazienti piangevano a dirotto per lo spavento. Solo una neonata di 17 giorni è rimasta bloccata nei box nella comprensibile preoccupazione dei genitori. «I due genitori che hanno scatenato il caos - dice la direzione sanitaria - non hanno ascoltato nemmeno la richiesta implorante e in lacrime del proprio figlio di calmarsi». Presenti ai fatti due medici pediatri di turno e diversi infermieri. Il frangente è stato riprese dalle telecamere di vidosorveglianza presente al Santobono.

«È inaccettabile e spia di una grave regressione sociale quanto accaduto stanotte al Santobono - avverte Lino Pietropaolo delegato regionale della Cisl Medici - Oltre al danno ai sanitari, l'azione dei genitori ha determinato la completa paralisi, per ore, dell’unico pronto soccorso pediatrico della città. Occorre una mobilitazione di tutte le forze sane della città per definire un piano non solo di sanzioni certe ma anche di rieducazione da attivare a tutti i livelli della società». 

È stata poi la stessa vittima dell’aggressione a rivolgersi al deputato di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli e a raccontare quanto accaduto: «Le scrivo per raccontarle un episodio spiacevole, un atto di violenza che ha interrotto il servizio del pronto soccorso del Santobono per più di 2 ore, mettendo a rischio la salute mia e soprattutto quella dei piccoli pazienti che non hanno potuto ricevere degna assistenza in quei momenti. Io, infermiera di pronto soccorso pediatrico, ho dovuto abbandonare il posto di lavoro durante il turno notturno. Mi è stato impedito di svolgere il mio lavoro, sono stata nascosta dalle mie colleghe in uno stanzino, rinchiusa a chiave per difendermi. Sono stata bersaglio di gente che nemmeno voglio classificare. Ho dovuto tranquillizzare una mamma giunta in ospedale con una neonata che respirava male, perché sentendo inveire contro di me, mentre tra l'altro le spiegavo che sua figlia sarebbe stata la prossima bambina ad essere visitata visto la difficoltà respiratoria... perché aveva paura che quella gente si arrabbiasse con lei per la precedenza acquisita. Sono stata oggetto di minacce e violenza per più di 2 ore (mi è stata quasi lanciata una bombola di ossigeno ed un estintore) per aver somministrato, chiedendo al genitore presente, del Nurofen a un ragazzo di 12 anni con un dolore toracico, dolore valutato ben 2 volte secondo i protocolli in uso. Ma la madre non presente alla valutazione non era d'accordo sulla somministrazione del farmaco visto che il paziente era a suo dire asmatico (ma non ho avuto modo di farle capire che le due cose non sarebbero mai state correlate). Sono stanca di svolgere il mio lavoro cosi, non ho più voglia di combattere la violenza e la mancanza di rispetto per noi operatori sanitari. Non so se mai ci potrà essere soluzione... Ringrazierò sempre le mie colleghe che hanno fatto di tutto per tutelarmi e i poliziotti che hanno provato a sedere la rissa che definirei unilaterale. Ci mettiamo il cuore ... inutilmente». 

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Nel filmato che riprende alcuni momenti dell’aggressione si sente dire dall’uomo rivoltosi all’infermiera: «Lo giuro sui miei figli, ti uccido. Se mio figlio si sente male, ti uccido». 

«È tutto assurdo. Abbiamo chiesto di identificare questi individui che dovranno essere denunciati», ha commentato a caldo Borrelli: «La situazione è ormai fuori controllo e non si può più tollerare che certi soggetti portino terrore e violenza negli ospedali tra i presenti ed impendendo al personale medico di svolgere le proprie mansioni. Servono presidi militari nei pronto soccorso e pene severe per violenti. Ad oggi nessun soggetto che ha sfasciato o realizzato aggressioni in un ospedale ha subito una condanna e intanto è sempre meno il personale medico disposto a lavorare nei pronto soccorso per paura di essere sottoposto a violenza». 

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