Ospedali Campania, raffica di tagli: ecco il piano

Mercoledì 16 Dicembre 2015 di Maria Pirro

Aprire i pronto soccorso ai policlinici, chiudere le mini-strutture ad alto rischio disseminate ovunque: «Per garantire la risposta al bisogno di salute e sicurezza, ci sono possibilità ben più efficaci del piccolo ospedale sotto casa». Il piano che riorganizza la rete di assistenza in Campania prende forma: si ispira, naturalmente, al modello «Hub and Spoke» già operativo in altre regioni. Si punta, dunque, a realizzare reti specialistiche attese da tanto, troppo tempo: da gennaio entra in funzione quella per l’infarto del miocardio acuto nella provincia-pilota di Salerno; si dimezzano le neurochirurgie «abilitate» a trattare l’ictus emorragico e provvedere all’intervento endovascolare. Ma si punta anche ad accorpare venti punti nascita (uno su tre), eliminare la giungla di strutture (quasi cento) che operano gli ammalati oncologici, ricovertire ospedali (subito Agropoli, poi i presidi del centro storico di Napoli: San Gennaro Ascalesi e Incurabili), ridurre le centrali operative del 118 (probabilmente da 8 a 5, di cui tre oggi sono concentrate nella provincia partenopea), promuovere il numero unico di emergenza, il 112, e smistare queste telefonate tra Napoli e Salerno. C’è una prima traccia scritta, preparata a Palazzo Santa Lucia, da sottoporre al commissario straordinario alla sanità, Joseph Polimeni, che è stato appena nominato dal ministero per realizzare la rivoluzione finora mancata. Il documento, di 17 pagine, riassume il lavoro svolto in Regione per applicare, anzitutto, le linee guida nazionali.

Punti nascita
La linea è chiara: i centri con meno di 500 nati all’anno vanno accorpati. Se ne contano ancora 20 in Campania, e questo record negativo nazionale è associato al numero abnorme di parti con taglio cesareo (quasi il 60 per cento del totale). Sotto osservazione, tra gli altri, i presidi di Solofra, Eboli, Mercato San Severino e Maddaloni. Come pure Cava de’ Tirreni. La struttura salernitana è circondata, peraltro, da «gemelli», tre nel raggio di dieci chilometri. Altra questione all’esame: «Ci sono reparti di terapia intensiva neonatale in ospedali, come Santobono e Monaldi, che invece non hanno un punto nascita. È davvero opportuno mantenere questa divisione?», interviene Maria Triassi, docente universitario che cura il Rapporto annuale sulla natalità in Campania.

Ictus cerebrale
Sono operative 13 neurochirurgie nella regione: «Troppe per questa patologia», spiega il presidente dell’associazione Lotta ictus celebrale, Giuseppe Russo, che ha partecipato ai gruppi di lavoro a Palazzo Santa Lucia istituiti per realizzare un progetto condiviso. «La frammentazione dell’assistenza significa un basso volume di attività specialistica e quindi una scarsa qualità», chiarisce il medico. Il piano elaborato individua otto strutture dedicate al trattamento dell’ictus emorragico e all’intevento endovascolare: Federico II e Ospedale del Mare (una volta a regime), Cardarelli, Moscati, Rummo, Ruggi D’Aragona, Nocera e Caserta. «Resterebbero fuori dalla rete regionale, già più estesa rispetto agli standard nazionali, Vallo della Lucania, Pozzuoli, Vecchio Pellegrini e Seconda Università di Napoli», aggiunge Russo. Ma all’ospedale di Caserta non c’è ancora neanche la neuroradiologia: «Il servizio andrebbe attivato 24 ore su 24 in base al direttive ministeriali», avverte il primario del Cardarelli, Mario Muto.

Rete infarto
Dal 2016, il nuovo corso. «A gennaio la rete per l'infarto sarà operativa nella provincia-pilota di Salerno», è il messaggio già lanciato dal cardiochirurgo Enrico Coscioni, braccio destro del governatore sui temi della sanità. Funzionerà così: un elettrocardiogramma, collegato al server centrale, consentirà di inviare il tracciato all'unità coronarica competente per fare la diagnosi e quindi decidere in anticipo la destinazione del paziente: se necessiterà di un’angioplastica sarà portato al Ruggi o in un’altra struttura attrezzata per operare anziché in quella più vicina. Cardiochirurgia, cardiologia, emodinamica e terapia intensiva coronarica individuate come riferimento in queste strutture: Cardarelli, Monaldi, Ruggi, Moscati, Rummo, ospedale di Caserta e policlinici.

Pronto soccorso e 118
È in corso la gara per affidare l’elicossorso sanitario, che ha due postazioni: una a Napoli, l’altra a Salerno. Previsti tra i 400 e i 600 interventi all’anno. In più, si punta a realizzare i dipartimenti integrati dell’emergenza. «Ne è previsto uno in ogni provincia: nessuno è in funzione», dice Giuseppe Galano, direttore della centrale operativa del 118 nonché presidente del sindacato Aaroi-Emac. L’obiettivo della riforma è integrare la forza lavoro di centrale operativa del 118, medicina d'urgenza e pronto soccorso. «Un modello sperimentato già in altre regioni, ma superato - fa notare Galano - con la creazione di un’unica azienda dedicata esclusivamente all'emergenza urgenza territoriale come lo sono l’Ares nel Lazio e l’Areu in Lombardia che coordinano i soccorsi nelle rispettive regioni, provvedono ai trasferimenti tra presidi ospedalieri e al trasporto sangue e ai trapianti d’organo». Da rivedere, nel contempo, i punti di diagnosi e cura, ma questa parte del piano non è definita nei dettagli. Di certo, si prevede un pronto soccorso ogni 80-150mila abitanti, con eccezioni nelle zone disagiate, come le zone montane e le isole, perché l’ospedale deve essere sempre raggiungibile «entro un’ora».

Ultimo aggiornamento: 17:01