Torre del Greco, pacchi alimentari per comprare voti: «Mimmo Pesce radiato, non poteva usare simbolo Unicef»

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Dario Sautto

Torre del Greco. «Mimmo Pesce utilizzava abusivamente il titolo Unicef, nonostante non potesse. Inoltre, l'Unicef non potrebbe gestire pacchi alimentari». Margherita Dini Ciacci, ex presidente regionale Unicef Campania, è stata oggi testimone della pm Bianca Maria Colangelo al processo che vede imputato l'ex consigliere comunale e presidente della Turris, Domenico Pesce, unico referente radiato dall'Unicef per le sue condotte.

«Un personaggio discutibilissimo» lo aveva definito durante un interrogatorio la stessa Dini Ciacci, in tribunale a Torre Annunziata per confermare alcune dichiarazioni fornite agli investigatori nel corso delle indagini sul voto di scambio a Torre del Greco. La storica referente Unicef ha confermato il contrasto con Pesce, nato dopo la sua elezione a presidente provinciale, nonostante fosse stata lei stessa a sponsorizzarlo.

Pesce è a processo insieme a Vincenzo Izzo e Gennaro Savastano per fatti collegati alla compravendita di voti avvenuta alle elezioni comunali 2018, quelle che hanno visto trionfare al ballottaggio l'attuale primo cittadino Giovanni Palomba. L'inchiesta coordinata dalla Procura di Torre Annunziata aveva fatto emergere il meccanismo con il quale i pacchi alimentari Unicef fossero utilizzati da Pesce per comprare i voti in favore di Stefano Abilitato, già condannato per voto di scambio insieme al suo sponsor politico Simone Onofrio Magliacano. Secondo l'accusa, i pacchi alimentari furono consegnati tramite l'associazione Centro Onlus di Pesce a persone indigenti in cambio della promessa della preferenza in favore di Abilitato.

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