Palazzo Mercogliano rinasce dopo due anni di abbandono

Palazzo Mercogliano rinasce dopo due anni di abbandono
Martedì 20 Settembre 2022, 11:54 - Ultimo agg. 20:13
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Lo splendido complesso medievale di Palazzo Mercogliano, con quella che un tempo fu la chiesa di Santa Maria del Plesco e l’incantevole bosco, torneranno a vivere dopo anni di abbandono e degrado. A restituire al suo antico splendore questo tesoro abbandonato sarà il Gruppo imprenditoriale Iesu in collaborazione con il noto imprenditore tessile Gaetano Casillo. Una partnership che mette sul piatto un importante progetto di recupero e rinascita del complesso, guardando ad un turismo di alto profilo, alla cultura e alla sostenibilità ambientale.

«Il nostro progetto - spiega Giuseppe Iesu, Ceo dell’omonimo Gruppo - si fonda sull’irrinunciabile esigenza di non disperdere il patrimonio storico-culturale del complesso monumentale, bensì a valorizzarlo, esaltandone le peculiarità uniche». Nascerà così nel Comune di Casamarciano quello che si annuncia come uno dei complessi ricettivi di maggior fascino della Campania, una struttura che coniugherà arte, storia e natura, dando un nuovo impulso allo sviluppo socio economico del territorio e dettando nuove regole per il turismo di alta qualità. Non un luogo chiuso, ma un complesso aperto al pubblico grazie ad aree che non solo arricchiranno il verde urbano, ma proporranno vere e proprie esperienze sensoriali. «Oggi purtroppo dell’antico complesso dell’ex monastero veriginiano resta ben poco - prosegue Iesu - il Palazzo Mercogliano, la chiesa del Plesso e i suoi giardini sono stati abbandonati all’incuria del tempo e sono stati di recente anche vandalizzati.

Fortunatamente alcune splendide opere d’arte che vi erano custodite, tra le quali alcuni capolavori del Vaccaro, sono state salvate e trasferite al Museo di Capodimonte. Della storia di questi luoghi resta oggi una lontana eco. Per questo, siamo determinati a dare nuova vita a questi luoghi, aprendoli ad un turismo consapevole e di qualità e dedicando degli spazi tra natura e cultura ai turisti. Luoghi che siano di recupero delle antiche tradizioni e della storia di queste mura». Nonostante il degrado e l’abbandono, ciò che resta del complesso medievale di Palazzo Mercogliano traduce ancora oggi un fascino senza eguali, trasmettendo tutta la suggestione dell’antico splendore. Di rara bellezza il quadiriportico di forma irregolare, con i suoi 23 archi a tutto sesto poggiati su pilastri in muratura da cui muovono 27 volte a crociera.

Dal chiostro centrale si districano quattro dormitori, la biblioteca e l’archivio. Al piano superiore, invece, le stanze per i novizi e gli studenti. Nel chiostro, anche uno splendido pozzo in pietra calcarea bianca con una base ottagonale a due gradoni. Questo (e molto altro) è ciò che il complesso offriva. Oggi però di tanta bellezza resta poco o nulla. L’intero palazzo è disabitato infatti e inagibile. Dell’antico monastero restano solo flebili tracce, testimoniate dalle antiche celle dei monaci e dall’appartamento dell’abate nel lato Nord Est, sopra l’ingresso principale, sulle cui mura sono ancora oggi visibili cenni di affreschi. Neppure i 4 dormitori e l’archivio né le stanze degli studenti sono riconoscibili, così come i tanti stucchi che adornavano il giardino. Anche la chiesa annessa al castello è in uno stato di abbandono con il tetto in legno che in gran parte è crollato. Depredata nel corso degli anni, non resta molto dell’antico splendore. Negli emicicli dell’abside c’erano quattro quadri con cornici di stucco, dipinti nel 1782 da un discepolo di Solimena, Paolo de Maio, raffiguranti i quattro evangelisti. Il coro settecentesco, anche esso quasi del tutto distrutto e tarlato era formato da 21 seggi e fu costruito nel 1735, intagliato finemente in noce, ricava al centro lo stemma dell’abazia.

Dall'abside, ai lati del coro, si passava alla sacrestia attraverso due eleganti porte laterali in legno scolpito. In una di queste sacrestie si trovava sul soffitto un gran quadro di San Guglielmo in gloria coronato da un angelo, realizzato da Giuseppe vitale, in alto la Santissima trinità e in basso due puttini. Nella chiesa vi era anche un maestoso organo, trasportato nella cattedrale di Nola dopo la soppressione del monastero, il 13 febbraio 1807 per decreto napoleonico. Secondo la leggenda, indispettito, il grande organo non volle più suonare. Questa è solo una parte di una storia che ora verrà recuperata salvando dall’oblio il complesso. Il tutto grazie ad un progetto che prevede la rinascita dei luoghi attraverso la realizzazione di un progetto ambizioso capace di attirare un turismo di qualità, ma anche la programmazione di eventi aperti al pubblico tra musica, performance artistiche, percorsi enogastronomici e molto altro.

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