Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pane, prezzi record anche a Napoli: «Imprese al collasso molte chiuderanno»

Martedì 15 Marzo 2022 di Valerio Iuliano
Pane, prezzi record anche a Napoli: «Imprese al collasso molte chiuderanno»

La congiuntura internazionale sta determinando ripercussioni del tutto impreviste, fino a poche settimane fa, sul mercato delle materie prime alimentari. L'esempio più clamoroso è quello del grano tenero, il cui costo è salito vertiginosamente negli ultimi giorni. A risentirne sono i prodotti tradizionali del nostro food, in particolare pane, pizza e dolci. «Alcuni paesi europei, Ungheria e Bulgaria in primis - segnala Antimo Caputo, amministratore delegato di Molino Caputo, azienda napoletana di molitura del grano - hanno chiuso le esportazioni del grano tenero, con l'obiettivo di costituire scorte interne. Questo ha generato una straordinaria amplificazione dell'incremento dei prezzi, fino al 60 per cento in più. Il fenomeno ci ha indotto a ricostruire tutta la catena del valore. L'Unione Europea è il più grande produttore al mondo di cereali». Una produzione che arriva a 130 milioni di tonnellate di grano tenero l'anno, mentre Ucraina e Russia si fermano a 30. Il grano tenero europeo, dunque, si ferma entro i confini dei paesi che lo producono, determinando una straordinaria impennata dei prezzi. 

«L'Italia, invece, in questo momento è al minimo storico. Attualmente importiamo il 60 per cento del prodotto. I prezzi del grano rimarranno livellati verso l'alto. È l'ultimo episodio - conclude Caputo - di un'annata difficile per i cereali». Anche il costo della farina ha fatto registrare un rincaro di circa il 30 per cento nelle ultime settimane. Da ieri il prezzo del pane nei piccoli punti vendita - fanno sapere i panificatori napoletani - è salito a 3 euro il kg. Mentre per i supermercati gli aumenti scatteranno il primo aprile prossimo. «Le farine sono diventate come l'oro e noi siamo rovinati», spiega Domenico Filosa, presidente dell'Unipan Confcommercio Campania, che lancia l'allarme sul malessere di un settore vicino al collasso. «Venerdì scorso ci hanno comunicato il rincaro della farina, fino a 70 euro il quintale. Per noi è una batosta senza precedenti. Dallo scorso settembre stiamo segnalando ripetutamente questo fenomeno che non si è mai arrestato e che ci mette spalle al muro. Non possiamo più frenare il rincaro dei prezzi del prodotto finale». Il costo della farina con il caro-energia, è una combinazione micidiale per la categoria. «Ed ora - prosegue Filosa - anche il grano ha un prezzo altissimo. E il risultato è che molte panetterie stanno interrompendo l'attività. Hanno già messo gli operai in Cig. Il quadro è drammatico. Una situazione molto più grave di quanto si possa pensare». Sulla scarsa autonomia del sistema agricolo nostrano, il leader di Unipan si chiede «per quale motivo in Campania, dove c'è il culto del pane e della pizza, non siamo riusciti ad adottare una politica lungimirante, tale da essere indipendenti?». 

Video

Per le grandi imprese del settore, si profila anche un altro rischio. «I fondi internazionali - sostiene Paolo Vaccaro, responsabile marketing dell'azienda L'abbondanza del pane- stanno venendo in Italia a comprare le aziende più importanti. I principali forni italiani sono nelle mani di fondi stranieri. Si salvano in pochi». Lo stesso Vaccaro, poi, cita i dati relativi al caro-energia. L'incremento dei prezzi di energia elettrica e gas, rispetto a febbraio 2020 - prima dello scoppio della pandemia - è del 1.500%. «In altri termini, siamo 15 volte oltre il prezzo di 2 anni fa» conclude Vaccaro. 

Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA