Apple a Napoli. Paolo Barberis, consigliere del premier per l'Innovazione: opportunità non solo per laureati

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di Gerardo Ausiello

«Parlare di 600 posti di lavoro è addirittura riduttivo. Qui è in gioco la costruzione di un ecosistema digitale». Ne è convinto Paolo Barberis, consigliere per l'Innovazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che sta seguendo per Palazzo Chigi l'operazione Apple a Napoli. Niente assunzioni dirette. Chi vi ha criticato starà gongolando.«Per noi non ci sono mai stati equivoci. La scuola Apple permetterà ogni anno a 600 studenti di ricevere formazione specializzata. Una formazione che porterà certamente lavoro».

Siete così sicuri che la formazione produrrà automaticamente nuova occupazione?
«Oggi un'azienda, anche una start up, che cerchi un programmatore o uno sviluppatore ha grandi difficoltà a reclutarlo. Ciò anche perché non esistono percorsi formativi: chi diventa sviluppatore lo fa per passione, non perché viene accompagnato con insegnamenti ad hoc. È un problema che nessuno, prima del governo Renzi, si era posto e che adesso noi stiamo affrontando».
Lo sviluppatore e il programmatore sono mestieri del futuro?
«Assolutamente sì. Per questo i nostri giovani, oltre a partecipare a discussioni sui social network, devono comprendere come funziona questo mondo. Solo così potremo colmare il digital divide che ci separa da altri Paesi. Non possiamo fermare il cambiamento, dobbiamo provare a interpretarlo».
La location: prima la zona orientale e poi quella occidentale di Napoli?
«Stiamo dialogando con l'Università Federico II per individuare la soluzione migliore. È fondamentale garantire ad Apple le condizioni ideali perché vogliamo che questo sia solo il primo di una serie di tasselli, un modello da replicare. Altre multinazionali del settore dovranno investire in Italia. La sfida è allora dotare ogni città di un quartiere digitale».
Sulla base di quali criteri verranno selezionati gli studenti?
«Non sarà indispensabile la laurea, potrà essere coinvolto anche chi non ha ancora completato il percorso universitario».
Perché Apple ha scelto Napoli?
«Era tra le città che l'azienda di Cupertino aveva indicato ed era anche tra le città individuate da Palazzo Chigi. Si tratta di un'area ideale, densa di innovatori e sviluppatori, che può giocare un ruolo decisivo nella App Economy».
Quanto ha influito l'intesa da 318 milioni tra Apple e l'Agenzia delle Entrate?
«Non c'è alcun collegamento, le vicende sono avvenute in momenti diversi. L'operazione Apple è scattata a novembre, quando il premier e Tim Cook hanno pranzato a Milano».
Quando e in che modo verranno coinvolti gli enti locali?
«Il coinvolgimento sarà naturale nel momento in cui si entrerà nella fase operativa».
Che tempi vi siete dati?
«Cercheremo di accelerare al massimo. Dipenderà anche da Apple, che potrà contare comunque sulla nostra piena collaborazione».
Domenica 31 Gennaio 2016, 09:33 - Ultimo aggiornamento: 31-01-2016 09:39




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