Iannelli, conto intestato a una donna morta: «Ha la flebo, non può venire in banca»

Giovedì 23 Gennaio 2020 di Leandro Del Gaudio

Se fosse vera, sarebbe una storia da ambientare a Forcella o un siparietto da sceneggiare a proposito di raggiri alle spalle del malcapitato di turno. Se questa storia è vera lo diranno solo i giudici, al termine di un regolare processo, e tanto basta a prenderla per ora come una versione di parte. Quella offerta agli inquirenti da un funzionario di una filiale di banca, nel raccontare la nascita del conto corrente intestato a una signora deceduta già da qualche tempo. 

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È uno dei filoni della nuova inchiesta a carico di Paolo Iannelli e Marco Von Arx, finiti sotto accusa per aver ottenuto l’apertura di un conto corrente intestato a una ex dipendente - si chiamava Filomena Crispino - deceduta tempo prima. Come hanno fatto? Lo ha spiegato Giovanni Pietro Aguglia, funzionario dell’istituto Monte Paschi di Siena in via Cilea, che ha raccontato quali espedienti avrebbero utilizzato i due soci della clinica posillipina per intestare il conto corrente a una donna deceduta. Ci furono due step, due fasi del presunto raggiro: «Premetto che il dottor Iannelli era un cliente privilegiato per la filiale di via Cilea, in quanto era un ottimo depositante». Era figlio del luminare Gabriele Iannelli, godeva di stima e prestigio, tanto da avere accesso per le sue operazioni anche negli orari in cui la filiale era chiusa. In un primo momento, in banca si sarebbe presentato Marco Von Arx, che avrebbe presentato la richiesta di aprire il conto corrente per una persona di fiducia del professor Iannelli. Nessun problema - risponde il funzionario -, salvo però richiedere la presenza in filiale della donna, per la firma dei documenti. Impossibile - avrebbe risposto Von Arx - quella donna al momento è ricoverata, è sotto osservazione. A questo punto - secondo Aguglia - sarebbe scattato il piano b, con la richiesta di preparare tutte le carte, per un appuntamento nella segreteria della clinica. È qui che si svolge la presunta messa in scena: «Chiesi l’autorizzazione al titolare della filiale Roberto Del Luongo, mi recai presso la clinica per la firma dei documenti. Fui accolto da Marco Von Arx e Paolo Iannelli, che mi dissero che la signora stava facendo una flebo e mi consegnarono i documenti. 

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A questo punto Paolo Iannelli, per la firma dello specimen, si allontanò asserendo che li avrebbe fatti firmare lui alla signora Filomena Crispino. Poco dopo tornò e i documenti erano firmati. Tornai in filiale e aprii il conto corrente. Nulla posso aggiungere sulle operazioni effettuate dalla Crispino, in quanto il versamento di assegno e le disposizioni di addebito ci venivano consegnate già compilate dallo stesso Paolo Iannelli e dal Marco Von Arx». Una ricostruzione resa da testimone, prima dell’iscrizione del funzionario di banca nel registro degli indagati, che ora attende le repliche dei due indagati, pronti ad affermare la correttezza del proprio ruolo in questa ed altre operazioni. Possibile un raggiro di questo tipo? Intanto, a leggere le prime conclusioni del giudice per le indagini preliminari, c’è un intero capitolo che riguarda l’esistenza di un presunto «sistema Iannelli». 

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È il capitolo concussione, a proposito delle richieste di denaro avanzate a fornitori di protesi per il Cardarelli, poi entrati in rapporti commerciali con la clinica Villa del sole. Presunta parte offesa di questo capitolo è Maurizio Botta, legale rappresentante della società Dam srl, società specializzata nella fornitura di protesi ortopediche. Secondo gli inquirenti, la presunta pressione esercitata da Iannelli si sarebbe consumata in modo diretto: non avrebbe fatto più ordini per conto del Cardarelli e avrebbe ritardato pagamenti in relazione alla merce già fornita e ancora giacente nei cosiddetti conti deposito dello stesso Cardarelli. Ma cosa avrebbe preteso Iannelli? «Avrebbe costretto Maurizio Botta a pagare una tangente pari al venti per cento del valore delle forniture effettuate all’ospedale Cardarelli, oltre che alla Villa del Sole, da versare alla società immobiliare il Muletto srl, sul conto corrente di Filomena Crispino, collaboratrice di Paolo Iannelli, già deceduta all’epoca dei fatti: somma effettivamente versata alla fine del 2007 fino al febbraio del 2012, per un ammontare complessivo di euro 426.778, 25». 

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C’è un altro particolare legato ai rapporti di affari tra i tre: «Verso la fine del 2009, Marco Von Atx mi chiamò e fissò un incontro al ristorante il Poeta a Napoli, mi disse che avevano dato forma a una società di eventi e corsi scientifici nei quali le aziende potevano presentare i loro prodotti. Mi chiese esplicitamente di offrire una contribuzione mensile di 5mila euro, al mio tentennamento, Von Arx mi precisò che per continuare a fornire prodotti protesici sia alla Clinica sia al Cardarelli dovevo per forza contribuire al sostentamento della società Il Muletto e se non lo facevo potevo anche ritirare la merce già fornita e non ancora utilizzata giacente nei conti deposito. Vistomi costretto accettai». Ed è ancora Botta a mettere queste parole a verbale: «Mi risulta che Paolo Iannelli usasse lo stesso sistema che ha usato con me con altri fornitori...». 

Duro è il commento del gip Ciervo, nel chiudere il capitolo delle esigenze cautelari: «Marco Von Arx, braccio destro di Paolo Iannelli, creava la giustificazione contabile ad hoc per occultare la provenienza illecita del denaro, frutto della tangente pagata dai soggetti concussi per continuare a fornire la struttura ospedaliera di loro prodotti protesici e no». Parole che attendono la replica degli indagati.
 

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 14:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA