Parco Cerillo, l'oasi pubblica di Bacoli in pericolo per un bando

Parco Cerillo, l'oasi pubblica di Bacoli in pericolo per un bando
di Roberta Avallone
Giovedì 13 Ottobre 2022, 18:43 - Ultimo agg. 20:16
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Sulla via Cerillo di Bacoli, che collega il paese al Viale Olimpico, si apre l'omonimo Parco e oasi pubblica di ambiente e cultura, un polmone verde di 14 mila metri quadrati che da cinque anni accoglie, tra i tanti, giovani studenti e famiglie nel loro vivere quotidiano. Dal 2017 il parco è gestito dalla cooperativa sociale Tre Foglie, presieduta da Diego D'Orso. Dalla sua nascita la cooperativa si occupa di inserimento lavorativo di soggetti fragili, con un'attenzione particolare alla salute mentale. Assieme al supporto dell'Asl e delle famiglie, la cooperativa segue i giovani nelle cure attraverso il lavoro. L'obiettivo della cooperativa, «è quello di creare valore culturale e bellezza, condividendoli e mettendoli a disposizione di tutti». Con un bando istituito dall'amministrazione comunale, aperto anche a privati e con nessuna garanzia per i lavoratori, il Parco Cerillo così ideato e poi creato dalla cooperativa potrebbe sparire. Già a partire dal 12 ottobre, giorno del termine ultimo del bando, il parco potrebbe non essere più di Tre Foglie e delle dodici persone che ad oggi gestiscono e lavorano nell'intera area, tra cui quattro soggetti fragili.  

La nascita del Parco Cerillo

La storia della cooperativa e quindi del Parco Cerillo, è però antecendente al 2017. «Le opere murarie - racconta D'Orso -, gli impianti e le strade sono un lascito di un progetto che però non è mai partito. L'area avrebbe dovuto essere adibita a orto botanico, tuttavia non sono mai arrivati i materiali e non c'è mai stato alcun collaudo, lasciando la zona abbandonata per circa dieci anni. Il Ministero delle Politiche Giovanili ha avviato poi un bando chiamato “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”».

Statua di Concetta, badante di Mariella Cerillo, una dei figli della famiglia Cerillo, nobili proprietari dell'intera area nell'Ottocento. Concetta, oltre a occuparsi di Mariella a causa dei suoi problemi di salute, si dedicò alla cura del verde. Oggi è il simbolo della cura portata avanti dalla cooperativa.

A questo punto entrano in gioco quattro associazioni no profit - Io ci sto, Luna Rossa, Marina Commedia e La Casetta onlus - che, organizzandosi in un'associazione temporanea di scopo, avviano il progetto che avrebbe portato alla creazione del Parco Cerillo. Oltre ai lavori di collaudo e di restauro dell'area verde, inizia a prendere forma l'idea della gestione del lavoro. «Le quattro associazioni - continua Diego -, dopo la fine del primo anno di attività, emanano un avviso pubblico destinato a cento disoccupati under 35 per sviluppare un'idea di impresa sociale. Di questi cento ne selezionano venti, a cui vengono destinate 350 ore di formazione, dedicate in particolare alla cura del verde e alla gestione di eventi culturali». 

Tra i venti ne vengono poi scelti tre a fine 2016, tra cui Diego che fonda la cooperativa a gennaio 2017. Nel marzo dello stesso anno il bene passa dalle associazioni alla cooperativa. «Parte l'avventura del parco e inizialmente ci troviamo persi. Diventiamo esperti di un luogo che in realtà ci era mai appartenuto e a fine settembre 2017 apriamo senza alcuna liquidità perché il bando del Ministero destinava fondi solo alle associazioni, e senza alcun supporto. Eppure nel 2017 apre anche il bar, che diventa il BarCo».  

L'apertura del bar sancisce l'avvio della mission della cooperativa: creare promozione culturale. «Abbiamo iniziato a ospitare scrittori e artisti - prosegue Diego -, mostre e spettacoli teatrali, nonostante lo scetticismo iniziale nei riguardi della nostra gestione e della nostra idea di impresa. Il 2019 è stato l'anno della svolta: siamo riusciti ad avere Mimmo Borrelli con la sua Napucalisse, poi Vinicio Capossela. Quest'anno saremo il palcoscenico del Phlegrean film festival».

Il Parco diventa un punto di riferimento per i giovani bacolesi e non. «Ciò che abbiamo fatto è semplice: abbiamo preso un luogo pubblico in gestione lasciandolo pubblico e aperto a tutti. Anche il bar risponde alle esigenze della cooperativa. Non ricevendo fondi da nessuno, tutto il surplus prodotto dall'attività viene reinvestito nella struttura. Da qui la nostra natura no profit». 

Da Facebook, il Parco Cerillo agli albori. In foto, il Parco Cerillo adesso

Oltre alle proprie forze, la cooperativa vanta attualmente dell'aiuto e del supporto di professori ed ex professori dell'Università di Portici, di esperti agrari per la gestione del verde. È grazie a questo modus operandi, del reciproco aiuto e della condivisione che oggi il Parco viene percepito come un bene di tutti. «Abbiamo dato un giardino a chi non lo aveva e un giardino in più a chi già ne possedeva uno», dice Diego. 

Il bando del comune di Bacoli

«Dopo due anni di pandemia - continua Diego - non ci saremmo mai aspettati una batosta del genere. Ci hanno criticato perché non abbiamo pubblicizzato ciò per cui siamo nati, ovvero aiutare giovani fragili a inserirsi nel mondo del lavoro. Non l'abbiamo fatto perché crediamo che l'aiuto e il bene si diano senza secondi scopi». 

«La storia del Parco Cerillo sarebbe potuta continuare con l'aiuto dell'amministrazione comunale, invece è stato pubblicato un bando e qualche mese fa ci è arrivata una lettera che comunicava lo sfratto. Non abbiamo voluto partecipare al bando perché non premia le cooperative sociali, in quanto destinato anche a società a scopo di lucro che poco condividono con l'idea alla base del parco. Con il bando c'è il rischio che questo bene diventi privato. Inoltre, non c'è alcuna clausola sociale che garantisca ai dipendenti di continuare a lavorare». 

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Per questo motivo su change.org è partita una petizione, lanciata da Confcooperative e da Libera Campania che ha raggiunto in poco più di tre giorni oltre 2.500 firme. Le due associazioni hanno segnalato, tramite una norma del Terzo settore istituita dall'Anac - Autorità nazionale anticorruzione -, la possibilità di cogestione e coprogettazione tra pubblico e privato. «Chiediamo all'amministrazione comunale di pensare a un bando che garantisca il continuo di questa storia e dei valori che il Parco ha comunicato dalla sua nascita» conlcude Diego. 

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