Pascale, lo studio sul tumore polmonare con buoni risultati per fumatori ed ex

Sabato 18 Settembre 2021
Pascale, lo studio sul tumore polmonare con buoni risultati per fumatori ed ex

Posticipa di sei mesi la progressione della malattia, riduce le dimensioni del tumore nel 70 per cento dei pazienti, ne prolunga di undici mesi la sopravvivenza e interessa soprattutto i fumatori e gli ex fumatori. Eccoli, i risultati di uno studio scientifico dell'istituto Pascale di Napoli presentati questa mattina a Parigi al congresso annuale della Societa europea di oncologia medica (Esmo).

La sperimentazione è stata denominata "Beverly", dall’incontro di un farmaco “intelligente” già in uso nelle terapie, l’Erlotinib, e un farmaco anti-angiogenico, che blocca cioè la capacità del tumore di crearsi dei propri vasi sanguigni, il Bevacizumab, ed è stata promossa e gestita da Marilina Piccirillo, in collaborazione con l’unità Sperimentazioni cliniche dell’Istituto partenopeo, diretto da Franco Perrone, e l’Oncologia toraco-polmponare guidata da Alessandro Morabito. 

Coinvolti 160 pazienti arruolati nel 2016.  «Parliamo di pazienti – spiega Piccirillo – con tumore del polmone che presenta una specifica mutazione genetica a carico del gene chiamato Egrf, che la rende sensibile a una categoria di farmaci intelligenti, e che rappresentano circa il 15 per cento del totale dei pazienti con tumore del polmone nei paesi occidentali». Difatti, altri 42 centri hanno chiesto di partecipare alla ricerca. E la combinazione di farmaci è già stata registrata dall’Ema, l'agenzia europea sulla base dei precedenti risultati di studi condotti in Asia: potrebbe essere, quindi, estesa e utilizzata per quegli ammalati non candidati al trattamento con un altro farmaco (Osimertinib) oggi prevalentemente usato come prima scelta.

Non solo. I dati suggeriscono di esplorare in ulteriori studi clinici se l’aggiunta dei farmaci che contrasta la capacità dei tumori di costruirsi i propri vasi sanguigni possa risultare efficace anche in associazione ad altri farmaci diretti contro la mutazione dell’Egfr, in particolare nei pazienti fumatori o ex fumatori al momento della diagnosi. «Nelle nostre analisi il beneficio dell'associazione con Bevacizumab sembra molto maggiore nel gruppo dei pazienti fumatori o ex fumatori», spiega Piccirillo. E, nei prossimi mesi, è prevista l'analisi dei campioni di sangue raccolti nel corso dello studio per valutare anche l'utilità della biopsia liquida, mediante la collaborazione dell'unità di Biologia molecolare e Bioterapie diretta da Nicola Normanno. Obiettivo: verificare se è possibile identificare gruppi di pazienti con maggiori o minori probabilità di trarre un beneficio dal trattamento con l’associazione di Bevacizumab e Erlotinib. «È davvero motivo di orgoglio che un progetto interamente di questo valore sia stato pensato, progettato e coordinato dal nostro Istituto – conclude il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi - , in particolare da una ricercatrice che, pur essendo molto giovane, ha già al suo attivo una serie di riconoscimenti internazionali».

Ultimo aggiornamento: 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA