La rabbia di Pimonte dopo lo stupro della 15enne: «Non siamo mostri»

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di Rosa Palomba

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Inviata a Pimonte

Panini per una cena. Duecento colazioni al sacco da portare ai clochard di Napoli. Li stanno confezionando i volontari dell'associazione Giovanni Paolo II. Li sta preparando anche la ragazzina violentata da dodici suoi coetanei un anno fa. Risate e collaborazione: il male che l'ha devastata attraversa ancora i suoi occhi ma una fitta rete di operatori sociali sembra sia riuscita a evitarle depressioni e ulteriore malessere. Lei va a scuola, frequenta la parrocchia, i gruppi di volontariato e si concede qualche svago. Più che normale a sedici anni di età e nonostante tutto. Ma dopo circa dodici mesi dallo stupro di gruppo subìto in una delle capanne allestite per il presepe vivente tra i monti, la sua famiglia non sostiene più la convivenza con i suoi concittadini. E se ne va in Germania. Tra meno di due settimane partirà alla volta della stessa città tedesca da cui era tornata per stare nella propria terra. Il reintegro a Pimonte di tre dei dodici violentatori «messi alla prova» nella loro stessa città è stata la classica «goccia» che ha acutizzato paure; intensificato disagio e rabbia; inasprito la quotidianità dell'intera famiglia. 

La giovanissima videofilmata in scene di sesso abusato e minacciata della diffusione on line di quelle immagini non si mostra troppo contenta all'idea di andare via, ma nemmeno è ostile alla scelta dei suoi genitori. Non è semplice sopravvivere nell'unica micro-piazza del paese, dove i frequenti incontri tra i seimila abitanti sono inevitabili. Tra i residenti ci sono anche gli autori della violenza e i loro parenti. Però è serena la giovane vittima, almeno in apparenza: «Nessuno cancellerà il dolore che ha colpito e tradito la sua anima - dice Vincenzo Aiello, studente di Economia Aziendale, presidente del Forum dei Giovani e responsabile dell'associazione Giovanni Paolo II - ma forse siamo riusciti a evitarle depressione e rancore. Non capiamo infatti perché il garante regionale per l'Infanzia e l'Adolescenza accusi di disinteresse la comunità di Pimonte». 
 

Dispiaciuto e sorpreso anche don Gennaro Giordano, il parroco di San Michele: «Certamente qui come altrove ci sono famiglie ignoranti e cattive con cui bisogna confrontarsi. E ci sono stati ragazzini che hanno commesso un reato e un peccato grave; ma sono un sacerdote e tendo a riabilitare. Sono poi testimone del fatto che sono almeno ottanta i giovani del paese che ogni giorno si impegnano nel sociale. Ne vogliamo parlare? Questa parrocchia è stata indicata idonea per partecipare al percorso di recupero dei tre minorenni condannati (gli altri sono di Vico Equense, Agerola e Gragnano) e nella diocesi Castellammare-Sorrento Pimonte è stata scelta per la Pasqua dei Giovani 2018. E questo perché qui c'è una grande attenzione per i nostri adolescenti». 

Dopo il fattaccio che ha dato a Pimonte l'etichetta di paese dei mostri, don Gennaro ha infatti deciso di organizzare riunioni mensili con i genitori giovani del paese. Incontri con educatori sociali e psicologi familiari affinché la violenza avvenuta fosse elaborata, individuando una strada nuova che impedisca altra violenza. «Alla fine del percorso giudiziario deciso dalla magistratura per i minori dovremo relazionare sulla possibilità di reintegro dei ragazzi. Dal letame nascono i fiori» don Gennaro chiude citando Fabrizio De André. 

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Sabato 1 Luglio 2017, 09:42
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