Polveri sottili, «assolti» industrie
e inceneritore nel Napoletano

di Pino Neri

Dopo tre anni di lavoro è stato reso noto ieri lo studio della Federico II sulle cause del'inquinamento nel territorio più «cineseA della Campania, la provincia a est di Napoli. Per l'occasione gli ecologisti sono accorsi nel consiglio comunale di Pomigliano indossando mascherine bianche e impugnando buste zeppe di polveri appena raccolte dai balconi di casa. Dallo studio, denominato «MonAir» («Aria mia») è emerso che la super contaminazione di Pomigliano e dintorni è per il 60% dovuta al traffico di camion e vetture private e alle emissioni dei camini dei riscaldamenti da biomasse e carburanti, ai forni delle pizzerie e alle cucine dei ristoranti. Un altro 30% di questa pesante contaminazione da polveri sottili sarebbe causata dallo smog proveniente quasi ogni giorno dalla vicina cinta urbana di Napoli, smog metropolitano che si sposta quasi sempre verso la conca compresa tra Pomigliano e Nola seguendo la consueta traiettoria metereologica ovest-est. Una conca stretta e molto chiusa sia dal Vesuvio che dalle cime appenniniche. Sempre qui, nel territorio delle fabbriche, solo il 10% dei fattori inquinanti è attribuibile alle emissioni industriali.

Ai fini della ricerca sono state piazzate in vari punti della città alcune piantine di leccio, albero le cui foglie sono estremamente sensibili all'inquinamento. I risultati sono stati confrontati con le condizioni dei lecci delle foreste appenniniche. Sulle foglie «sentinella» di Pomigliano sono stati riscontrati quantitativi di nichel, cadmio, cromo, rame e piombo 7 volte superiori a quelli dei lecci forestali. «L'inquinamento da nichel, cadmio e cromo a Pomigliano è recente, ed è attribuibile alla combustione delle biomasse e alle emissioni industriali, mentre quello da rame e piombo è riconducibile ai gas di scarico dei veicoli», spiega Giulia Maisto, professore associato di ecologia del dipartimento di biologia della Federico II. Cause comunque ancora da chiarire. Il lavoro dei ricercatori prosegue.

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Domenica 17 Marzo 2019, 11:25
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1 di 1 commenti presenti
2019-03-17 21:30:01
ma nel napoletano ci sono industrie? mi risulta invece che i roghi di rifiuti tossici , soluzione alternativa agli inceneritori non voluti per motivi ideologici, Acerra docet, siano in sempre in attività per incapacità e sotto il silenzio colpevole dei governanti locali.

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