Faida di Ponticelli, le associazioni reagiscono al terrore dopo l'ennesima bomba

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Alessandro Bottone
Faida di Ponticelli, le associazioni reagiscono al terrore dopo l'ennesima bomba

Torna il terrore tra le strade di Ponticelli, quartiere nella zona orientale di Napoli, dopo l'ordigno fatto esplodere ieri intorno alle 21:30 in via Luigi Piscettaro, a due passi dalla storica basilica della Madonna della Neve e della centrale piazza Aprea. Tornano subito alla mente le immagini già vissute dai residenti del quartiere di Napoli Est nei mesi scorsi quando sono state fatte esplodere bombe in diversi rioni di palazzine popolari di cui è stata successivamente riconosciuta la matrice camorristica attraverso le indagini delle forze dell'ordine.

Non ci stanno alla paura e alla rassegnazione le realtà associative che lavorano sul territorio e che si impegnano per il riscatto del popoloso quartiere. Sono raccolte nel comitato di liberazione dalla camorra Disarmiamo Ponticelli che, in una nota, spiega: «Sappiamo che la battaglia per liberare Ponticelli dall'arroganza e protervia della camorra è lunga. Siamo preoccupati perché nella periferia Est di Napoli le strade, i rioni e i cortili continuano ad essere campi di battaglia». 

L'esplosione è avvenuta a poche decine di metri dalla piazza che ospita il monumento dedicato alle vittime innocenti della strage dell'11 novembre 1989 quando i killer aprirono il fuoco nel bar Sayonara. Il comitato anticamorra crede sia necessario tenere accesi i riflettori sui quartieri di Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Barra. «Al terrore camorrista continuiamo a rispondere con la mobilitazione e le iniziative messe in campo in questi mesi con associazioni, cooperative, volontariato, comitati, scuola e chiesa. Il nostro appello – scrivono nella lettera aperta - lo rivolgiamo alle istituzioni e alle forze dell'ordine affinché oltre a mettere in sicurezza il territorio, si costruiscano vere e concrete opportunità per dare una alternativa di vita».

«Siamo seriamente preoccupati. Dopo un periodo di grande attenzione, nel momento in cui si spengono i riflettori, ricominciano guerre e faide mai finite. Il quartiere ha bisogno della presenza delle forze dell'ordine ma anche di azioni straordinarie per cultura ed educazione» spiega Pasquale Leone, presidente dell'associazione Terra di Confine e attivista di Libera. Gli fa eco Roberto Malfatti della cooperativa sociale Sepofà che evidenzia: «Sapevamo che dopo le manifestazioni dei mesi scorsi del comitato, dove abbiamo cercato di coinvolgere i cittadini, il nostro lavoro come realtà del terzo settore doveva e deve assolutamente continuare. Serve una progettualità seria su questa municipalità che metta insieme le vere anime pulsanti di questo territorio. È una questione che deve essere aperta urgentemente e seriamente e deve includere sociale, ambiente e mobilità». 

 

«Queste cose fanno male al territorio: è una guerra aperta e dichiarata da mesi, ci dovevamo aspettare un fatto del genere» spiega Anna Ferrara, commerciante del quartiere e attivista antiracket di Sos Impresa, la quale crede che sia necessario un maggiore lavoro di intelligence da parte delle forze dell'ordine che già sono fortemente impegnate sul campo. L'attivista considera prioritari maggiori controlli e presidi in alcuni punti del quartiere e in orari strategici.

«Sono segnali di grande disagio con radici profonde: significa malessere di lunga distanza la cui gestione diventa particolarmente ardua. La risposta è sempre la stessa: noi siamo qui per impegnarsi affinché queste cose non accadano più» afferma don Marco Liardo, parroco della basilica della Madonna della Neve, il quale evidenzia gli effetti dannosi della criminalità tra disagio, disoccupazione, guadagni facili a costi della vita. «Non possiamo assecondare una mentalità così distruttiva dell’uomo, così contro la morale: noi siamo certamente dall’altra parte, per costruire una società dove ci sia pane per tutti, un lavoro per tutti nella onestà, nell’unità, nella misura giusta. Non vogliamo che le persone inseguano vantaggi da favola e guadagni astronomici che non fanno felice nessuno» spiega il sacerdote.

Oggi don Liardo ha ospitato nella sua basilica l’Arcivescovo metropolita di Napoli, don Mimmo Battaglia, il quale ha presieduto la celebrazione in occasione di San Michele Arcangelo, santo patrono della Polizia di Stato. Erano presenti: il Prefetto uscente di Napoli, Marco Valentini, il questore di Napoli Alessandro Giuliano, gli esponenti delle forze dell’ordine e i rappresentanti delle realtà associative del quartiere. Una iniziativa già programmata da tempo ma che coincide con un momento delicato per l'intero quartiere di Napoli Est in cui si riapre quella ferita mai rimarginata: la criminalità organizzata da anni sparge sangue e crea terrore allontanando energie positive e bellezza.

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