Porto di Napoli, il giallo del dossier distrutto per favorire TTT Lines

Giovedì 30 Maggio 2019 di Leandro Del Gaudio
Un verbale della commissione ancora formalmente segreto, che sarebbe stato consegnato al responsabile di un importante gruppo di armatori. Un documento formalmente top secret, non ancora ufficiale, che viene concesso dal sgretario generale dell'autorità portuale al rappresentante della TTT Lines, ma a una sola condizione: «Quella di distruggerlo, di farlo sparire». È uno dei punti della tangentopoli al porto, inchiesta culminata di recente in sei arresti, su cui la Procura di Napoli sta scavando a fondo, alla luce di quanto emerge dalle intercettazioni ottenute grazie a una cimice messa al posto giusto e al momento giusto. È il 15 novembre del 2017, quando sono faccia a faccia il segretario generale Emilio Squillante e Marco Majorano, uomo azienda in forza alla società di armatori. Giorni carichi di tensione, a Napoli si discute la concessione della banchina ventuno per la tratta da Napoli verso la Sicilia, in ballo le offerte presentate dalla TTT Lines (di cui Majorano è espressione) e la Snav Campania. In ballo ci sono milioni di euro, ma anche la possibilità di costruire una sorta di monopolio con i piedi a Napoli e le braccia in Sicilia. Secondo la ricostruzione investigativa, Squillante si muove per favorire la TTT Lines, al di là delle offerte arrivate, ma anche andando oltre un parere negativo espresso da Arturo Faraone, contro ammiraglio della capitaneria di porto, che ha voluto mettere nero su bianco il suo dissenso a quanto verrà deliberato da parte dei vertici della capitaneria di porto. Ed è in questa storia che spunta il giallo del documento che sarebbe andato distrutto, secondo il quanto emergerebbe dal dialogo intercettato, che fa esplicito riferimento a un documento. Di che si tratta? Della relazione conclusiva datata 30 ottobre, 2017, con cui la commissione consultiva esprime le proprie valutazioni sulle due istanze concorrenti. Scrive il gip Federica De Bellis: «Parlando del documento, Squillante, in un primo momento asserisce di non poterlo consegnare («no, no, no, non ti posso dare niente... perché stanno ancora... però abbiamo fatto un buon lavoro»). Poi, a fronte dell'insistenza di Marco Majorano, che ne chiede una copia per farla leggere a una terza persona non nominata, alla fine gliela consegna a condizione di non mostrarla a nessuno. Subito dopo, lo stesso dirigente gli consegna copia del verbale della commissione, atto che, come da lui stesso puntualizzato, è ancora riservato e non dovrebbe essere divulgato, tanto che lo stesso Squillante lo invita a distruggerlo dopo averlo letto».
 
Una sorta di giallo, sul quale è probabile ci siano verifiche e incroci di testimonianze a stretto giro. Inchiesta nata dalle indagini di Henry John Woodcock, condotta in questi anni dai pm Ida Frongillo e Valeria Sico, sotto il coordinamento dell'aggiunto Vincenzo Piscitelli e dello stesso procuratore Gianni Melillo, sono centinaia le intercettazioni agli atti.

Decisivo in questi anni il lavoro di pg degli uomini della Guardia Costiera, che hanno fatto emergere uno spaccato di tangenti e di presunte collusioni tra pubblico e privato. Sono agli arresti domiciliari Gianluca Esposito (difeso dai penalisti Lelio Della Pietra e Mario Mele), Pasquale Loffredo, Pasquale Ferrara (quest'ultimo difeso dal penalista Francesco Cedrangolo), Pasquale Sgambati, Giovanni Esposito, Alfredo Staffetta, mentre è sottoposto a un anno di interdizione dai pubblici uffici il segretario Squillante (per quest'ultimo, rigettata la richiesta di arresti, di fronte all'impossibilità ravvisata dal gip di sostenere l'accusa di associazione per delinquere). Indagine che ora attende la valutazione del Riesame, a partire proprio dall'appello dei pm che chiedono gli arresti in cella per gli indagati. Ma torniamo alla storia della concessione sulle banchine 21 e 22, a partire dal parere contrario espresso alla concessione in favore della TTT Lines da parte del contrammiraglio della capitaneria di porto Arturo Faraone: « assolutamente anomalo - rileva il gip - che la riserva espressa dal contrammiraglio Faraone non venga registrata in seno alla delibera adottata dall'autorità portuale», quanto basta a sollevare dubbi su una concessione che ora attende la versione dei soggetti di volta in volta chiamati in causa. Inchiesta che ha ricostruito la gestione di 22 milioni di euro, in appalti concessi per la riqualificazione di banchine e aree attrezzate alla ricezione turistica. Decisivo il racconto di D'Anna, ex responsabile dell'area manutenzione, che ha svelato mazzette di migliaia di euro, ma anche regali di ogni tipo (auto, buoni benzina, elettrodomestici), grazie a un cartello che sarebbe stato organizzato dall'imprenditore Ferrara, grazie a complicità interne. Ora però la parola tocca al Riesame. Ultimo aggiornamento: 11:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA