Porto di Napoli, il flop delle bonifiche: trovate altre quattro bombe sotto il mare

Giovedì 13 Giugno 2019 di Antonino Pane
Dar fondo ad un'ancora nel porto di Napoli sta diventando un'operazione pericolosa. Si trovano bombe inesplose ovunque e si rischia di centrare un ordigno bellico. Dall'inizio dell'anno sono già otto quelli rinvenuti, gli ultimi quattro in queste ore nell'area della Stazione Marittima dove dovranno ormeggiare le navi di appoggio alle Universiadi. Ma cosa accade? Sta emergendo uno sperpero di denaro che non ha messo in sicurezza il porto. Il porto, infatti, prima di iniziare gli escavi è stato bonificato solo per un metro mentre andava sondato molto più in fondo. Soldi, tanti, praticamente buttati perché se è vero com'è vero che il porto di Napoli ha accumulato molto più di un metro di sabbia sui fondali negli ultimi anni, è evidente che gli ordigni erano depositati più in profondità, cioè ben oltre il metro di sabbia che è stato ispezionato.
 
Andiamo con ordine. Nel porto di Napoli, a seguito della realizzazione della nuova Darsena di Levante, dove è prevista l'ubicazione del Terminal Contenitori, si è reso necessario il dragaggio. Prima di iniziare le opere di escavi è stata eseguita la bonifica per un metro. «Una operazione preventiva e funzionale - si diceva nel progetto - alla creazione di condizioni di sicurezza nei cantieri, in quanto permette di valutare cosa è presente al di sotto nel terreno e nei fondali, fornendo un importante parametro di sicurezza». E ancora: «Per bonifica da ordigni inesplosi si intende una serie di fasi operative che riguardano la ricerca, la localizzazione, l'individuazione, lo scoprimento, l'esame, la disattivazione, la neutralizzazione e/o rimozione di residuati bellici risalenti al primo e al secondo conflitto mondiale». E più avanti. «Le aree di intervento: le aree che saranno sottoposte a lavori di bonifica superficiale coprono uno specchio acqueo di 1.864.100 metri quadrati, ovvero sia le aree interessate dall'escavo delle sabbie dei fondali del porto da immergere nelle vasche  di colmata della nuova darsena, sia le aree interessate dalle attività di recupero di reperti di archeologia subacquea». Il bando di gara, firmato dall'ex commissario Francesco Karrer il  26 febbraio del 2014, impegnava un importo di  3.009.560,00 euro per la bonifica bellica dei fondali del porto  a valere sui fondi Fesr 2007-2013. La gara venne aggiudicata  il 24 agosto 2015, durante il periodo di commissariamento dell'ammiraglio Antonio Basile, all'Ati Sogelma srl con sede a Scandicci (Firenze) per l'importo  di euro 2.260.6398,18 al netto del ribasso del 25,11% ed i lavori vennero ultimati e collaudati nel dicembre 2015, in tempo per rendicontare la spesa dei fondi alla Commissione europea ed alla Regione Campania. In corso d'opera venne anche approvato un verbale di concordato di nuovi prezzi con delibera 400 del 11 dicembre 2015 per il «recupero di materiali ferrosi interferenti con le attività di rilevamento» e per il pagamento di «lavori e somministrazioni su fatture» che ha comportato un aumento dei lavori di circa 160mila euro. E ora l'inutile risultato. In data 4 dicembre 2015, infatti, l'appaltatore ha depositato presso la Capitaneria di Porto una Dichiarazione di garanzia attestando, a conclusione delle attività, che «... le aree si intendono garantire fino a quota -1.0 m dal fondale...». Lavori duplicati e prezzi lievitati: il primo atto contraddittorio appare nell'appalto dell'escavo dei fondali, uno dei nove interventi del Grande Progetto. Il 18 ottobre 2017 si dava il via al cantiere del dragaggio del porto di Napoli: 25,5 milioni di euro per dragare oltre 1,3 milioni di metri cubi in 14 mesi. Ed ecco che si rende necessaria un'altra bonifica nelle aree dove già era stata eseguita. L'Autorità investe altri 243mila euro ma questa volta per bonificare dagli ordigni bellici non tutto il porto ma solo i fondali (già bonificati!) ove dovrà essere eseguito il dragaggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA