Preti e festini, la scelta di Sepe:
​l'ex parroco resti a casa e preghi

Sabato 3 Febbraio 2018 di Maria Chiara Aulisio

Il Tribunale regionale ecclesiastico da un lato archivia il «caso Monte di Dio» e dall'altro «fa obbligo» al sacerdote di non mettere più piede nella chiesa dello scandalo. Almeno fino a nuovo ordine. Il decreto con il quale si vorrebbe scrivere la parola fine alla vicenda che ha coinvolto don Mario D'Orlando, parroco a Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, sospeso dall'incarico nel febbraio del 2017 in seguito alla scoperta di un dossier anonimo su preti e presunti festini gay, porta la data dello scorso 23 dicembre. Anche se, materialmente, l'atto è stato notificato al sacerdote nel mese di gennaio.

Dopo quasi un anno di indagini, veleni, interrogatori e confronti incrociati, i giudici di largo Donnaregina decidono, in buona sostanza, di non decidere, o meglio: di decidere a metà. Perché - è scritto nel decreto - rispetto a una denuncia anonima non è possibile procedere diversamente. A nulla varrebbero infatti - secondo i giudici del cardinale Crescenzio Sepe - le informazioni, a cominciare dall'interrogatorio verità del grande accusatore del prete, che la Procura di Napoli, nel rispetto della prassi, ha regolarmente inviato ai vertici del tribunale ecclesiastico al termine delle indagini svolte per escludere il coinvolgimento di minori nel giro.

Tutto archiviato, dunque. Almeno per il momento perché quel decreto non è affatto piaciuto all'ex parroco di Pizzofalcone che ha già presentato ricorso e aspetta i trenta giorni canonici prima di rivolgersi direttamente alla Segnatura apostolica, il Tribunale ecclesiastico supremo della Curia romana che potrebbe decidere di riaprire il caso. Che cosa non è andato giù a don Mario D'Orlando? Qual è il problema visto e considerato che la sua vicenda, almeno apparentemente, si è risolta con l'archiviazione e, quindi, nel migliore dei modi? Ecco la risposta: la decisione dei giudici del Tribunale regionale ecclesiastico di non reintegrarlo, non solo nel suo ruolo di parroco nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone - dove addirittura «si fa obbligo» di non tornare - ma in nessuna altra chiesa o ente ecclesiastico che sia. Già, perché se il decreto nella prima parte motiva sostanzialmente le ragioni dell'archiviazione con l'indisponibilità a farsi interrogare da parte del grande accusatore del sacerdote, un giovanotto di 28 anni che ha dichiarato di aver preso parte agli incontri hard; nella seconda invece invita l'ex parroco D'Orlando a concedersi un periodo, e non è nemmeno specificato quanto lungo, di riflessione, riposo e naturalmente preghiera.

 
Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma. Come a dire: nessuna condanna perché chi ti ha accusato ha scelto di non farsi interrogare da noi, però, almeno per il momento, di tornare a fare il prete sul campo non se ne parla. Una decisione che don Mario D'Orlando non ha gradito affatto, men che meno le motivazioni dove si ipotizza che un suo ritorno sulla scena potrebbe creare tensioni e confusione tra i parrocchiani, e non solo. Sul tavolo dei giudici di largo Donnaregina - benché la giustizia ordinaria e quella ecclesiastica viaggino su due binari completamente diversi, e una non può incidere sull'altra - c'è sempre quel fascicolo inviato dalla Procura di Napoli che contiene tutte le informazioni, (con annesse motivazioni finali), raccolte dagli inquirenti nel corso delle indagini volte, così come è stato confermato, ad escludere il coinvolgimenti di minorenni in quegli incontri. A cominciare dai contenuti del lungo interrogatorio dinanzi ai militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal colonnello Luigi Del Vecchio, a cui il giovane accusatore del sacerdote di Monte di Dio, suo malgrado, non si è potuto sottrarre come invece la giustizia ecclesiastica gli ha permesso di fare.
A questo punto il cardinale Crescenzio Sepe dovrebbe procedere alla nomina del nuovo parroco di Pizzofalcone visto che da quasi un anno a farne le veci c'è un amministratore pro tempore designato dalla Curia per la gestione dell'ordinario in attesa che il procedimento a carico di D'Orlando si chiudesse definitivamente. In quella occasione l'arcivescovo ha nominato il decano della zona, don Giuseppe Carmelo, parroco di Santa Lucia a Mare, che adesso aspetta di essere sostituito da quello che sarà il nuovo pastore di Monte di Dio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA