Procida capitale italiana della cultura 2022, boom di turisti mordi e fuggi: «Ma così ci snaturiamo»

Martedì 10 Maggio 2022 di Domenico Ambrosino
Procida capitale italiana della cultura 2022, boom di turisti mordi e fuggi: «Ma così ci snaturiamo»

Alberghi pieni, bed & breakfast esauriti. I 2500 posti letto dell'isola sono costantemente soldout. Ristoranti presi d'assalto, dove sempre più spesso è necessaria la prenotazione. La nomina a Capitale italiana della cultura ha costituito un formidabile volano turistico per Procida. Ma a distanza di un mese dall'inaugurazione ufficiale, con la grande festa benedetta dalla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è già tempo di distinguo. Le caratteristiche del movimento turistico procidano stanno rapidamente cambiando. E non sempre l'isola si mostra capace, o intenzionata ad adattarvisi. In particolare ora arrivano visitatori attraverso le agenzie di viaggio che lavorano sul mercato turistico di Ischia. Non solo campani, molti gruppi arrivano da Emilia Romagna, Lazio e Puglia. E sono sempre di più gli stranieri: il 40% proviene dal Regno Unito, seguono i francesi (25%) e gli spagnoli (20%). Gruppi che sbarcano, prendono d'assalto i luoghi più caratteristici e storici, comprano souvenir, scattano foto, al più si fermano al ristorante e vanno via. Stesso discorso per gli studenti in gita scolastica, mai così numerosi.

«A Procida - spiega Raffaele Tizzano, patron dell'agenzia turistica Miratour - le richieste provenivano principalmente da persone residenti a Napoli o dal resto della Campania. Persone, famiglie che venivano nell'isola principalmente per la villeggiatura estiva. Ora il mercato è completamente cambiato. Non si programma più la vacanza lunga e lenta. È tutto last minute e veloce, con soste anche di una sola giornata». E queste visite mordi e fuggi alimentano disagi e attirano critiche. L'isola è piccola (solo 3,7 km quadrati) e gli sbarchi massicci - una media di tre-quattromila al giorno, destinata a salire con l'avvicinarsi dell'estate - riversano nelle viuzze del centro storico fiumi di visitatori che creano non poche difficoltà. Luigi Nappa, ex comandante di navi e poi manager delle crociere marittime internazionali, da anni ha aperto una galleria d'arte pittorica a Marina Grande. «Questo turismo riflette non è adatto all'isola. Che è piccola, ha pochi spazi, è abituata a ritmi lenti. Pur possedendo cultura e voglia d'accoglienza maturata dalla sua gente di mare in giro per il mondo, l'isola è gelosa della sua identità e ne chiede il rispetto. Perciò non ama la massa che rompe la sua storica tranquillità». C'è chi punta il dito contro «esagerazioni imperdonabili» degli stessi procidani, che rispondono a modo loro a questo boom straordinario: «Alcuni B&B, ma anche bar e servizi di ristorazione, praticano prezzi altissimi a fronte di un'accoglienza non sempre all'altezza», denuncia Elio Altomare, capitano marittimo: «Rischiamo un effetto boomerang, molti visitatori potrebbero non ritornare più». 

 

D'altronde, a proposito di servizi e di offerta di qualità, c'è un nodo irrisolto che alimenta la polemica: la chiusura prolungata dell'oasi naturalistica di Vivara, divenuta proprietà privata. «Grande è la delusione di tanti turisti italiani e stranieri, che arrivano qui attratti da un luogo dal fascino ambientale irripetibile», spiega Renato Iovine, titolare dell'Hotel Crescenzo alla Chiaiolella: «Molti, tra i turusti non intruppati nelle gite organizzate, sbarcano ancora per godere la sua natura selvaggia. È un problema che va affrontato e risolto. Vivara - sottolinea - rientra in quel progetto di turismo di qualità e di cultura a cui Procida va ancorata». Nel frattempo continua a risuonare il monito del professor Lello Porta, habitué dell'isola che tra i primi ha lanciato l'allarme di un suo possibile snaturamento. «La Corricella - ha denunciato - è diventata un banale ristorantificio a cielo aperto, con tavoli che occupano ormai l'intera banchina al posto delle reti a servizio delle cianciole ancorate nelle acque del porticciolo. Oltre alle friggitorie, bracerie e paninoteche che si vanno moltiplicando all'interno degli antichi depositi di barche». Denuncia affiancata, nei giorni scorsi, dall'appello lanciato da un folto gruppo di intellettuali preoccupati che l'anno della Cultura «possa esaurirsi in una semplice operazione di marketing turistico» e «non rappresenti una reale occasione per salvaguardare e valorizzare le specifiche ricchezze dell'isola».

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Il ministro Franceschini in fondo era stato profetico: «Procida vivrà una stagione di grandi flussi turistici. Deve essere capace di mantenere la sua autenticità, la sua identità, resistendo all'invasione di quelle catene commerciali che uniformano ogni territorio che toccano. Se ce la farà, avrà vinto la sua sfida». E Leonardo Costagliola, assessore comunale al turismo, è convinto che ci riuscirà. «Sono entusiasta e non preoccupato per la grande folla di visitatori che è sbarcata nell'isola. Se emergeranno delle criticità le affronteremo adeguatamente con la dovuta attenzione». Non vogliono sentire ragioni i ristoratori: «Dopo due anni di buio, finalmente rivediamo la luce dice Antonio Esposito, titolare del ristorante Ad un passo dal mare, situato sul lungomare di Marina Grande: «Stiamo lavorando bene, speriamo che gli sbarchi continuino». Anche Pasquale Correale, proprietario del ristorante L'Approdo è contento. «C'è una netta ripresa», dice. «Il Covid ci aveva precipitato in una crisi nera». 

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