A Portici presentato il progetto “Una rete per l'inclusione”: tirocini formativi per giovani in area penale

Martedì 19 Aprile 2022
A Portici presentato il progetto “Una rete per l'inclusione”: tirocini formativi per giovani in area penale

Cinquantacinque giovani, di cui otto detenuti, di età compresa tra 16 e 24 anni, con precedenti penali e attualmente affidati ai servizi della giustizia minorile, svolgeranno tirocini formativi in aziende campane del campo della ristorazione, della meccanica, della cantieristica navale e della logistica. È quanto prevede il progetto “Una rete per l'inclusione” finanziato dal Pon Legalità del ministero dell'Interno con fondi europei che si svolgerà oltre che in Campania, anche in Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, presentato in Villa Fernandes a Portici, dal 2020 hub di servizi per lo sviluppo della comunità.

Nel complesso sono duecento i giovani coinvolti (cinquantacinque in Campania) che avranno la possibilità di espletare le loro attività lavorative sotto la guida di sette tutor. Il progetto è realizzato da un raggruppamento di consorzi ed enti del Terzo settore e si svolge sotto la direzione del dipartimento della Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia. I numeri del progetto sono stati forniti da Angela Gentile di Mestieri Campania, uno dei due enti che coordinano il progetto nella regione Campania (l'altro è il Consorzio di Cooperative Co.Re.).

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Ognuno dei ragazzi svolgerà ora, al termine di un percorso formativo legato ai temi della sicurezza, un tirocinio di sei mesi in un'azienda ricevendo anche un supporto economico. Ad introdurre i lavori Giovanpaolo Gaudino di Confcooperative federsolidarietà Campania «Il ruolo del Terzo Settore con il progetto “Una rete per l'inclusione”, è un ruolo importante perché serve a riannodare sul territorio quelle relazioni che si sono spezzate. Vuol essere un elemento per dare un'ulteriore possibilità ai ragazzi e soprattutto fiducia a loro e alle comunità in cui vivono».

Giuseppe Centomani, dirigente del centro per la Giustizia Minorile della Campania: «Un progetto molto importante perché in qualche modo realizza quello che abbiamo compreso negli ultimi anni e cioè che non basta il semplice intervento di formazione professionale nel senso pratico del termine. Non basta il semplice intervento educativo all'interno dei servizi, ma entrambe le cose vanno messe insieme per fare in modo che i ragazzi non imparino semplicemente a fare un lavoro ma assumano l'identità di lavoratori, cioè di cittadini attivi di cui la comunità deve essere contenta».

Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti ha ricordato che nel 2021, persino nel periodo delle restrizioni Covid, 13.611 ragazzi in Italia, di cui 6.569 in Campania, sono entrati in contatto con la giustizia minorile, spesso come recidivi. «Questi progetti ci aiutano in una riflessione, secondo me, importante. Occorre liberare i minori, con l'aiuto di assistenti sociali ed educatori, per renderli adulti responsabili. Occorre liberare i minori ed educare gli adulti».

Per Giuseppe Cacciapuoti, direttore generale del dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità presso il Ministero della Giustizia, «il progetto offre un'importante opportunità per i giovani che, attraverso questa esperienza, potranno sviluppare competenze professionali e relazionali che favoriranno il loro ingresso nel mondo del lavoro. Con questo progetto si rafforza l'impegno del dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità nella realizzazione delle proprie finalità istituzionali attraverso il coinvolgimento attivo della società civile ed in particolare valorizzando la funzione educativa della formazione professionale».

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