Pronto soccorso a Napoli, rinforzi da agenzie interinali: lo stop alle Asl dei dirigenti medici

Mercoledì 20 Ottobre 2021 di Ettore Mautone
Il pronto soccorso ostetrico del San Giovanni Bosco l'unico ad aver ripreso a funzionare da lunedì scorso

San Giovanni Bosco, pronto soccorso al palo per mancanza di medici e specialisti: per ora bisogna accontentarsi solo dell’emergenza ostetrica e ginecologica che ha ripreso a funzionare dallo scorso lunedì con una guardia ginecologica e una infermieristica presente h 24 al piano terra in accettazione. 

Dopo le ripetute riunioni con i sindacati, il flop della richiesta di ore di straordinario rivolte ad altre aziende sanitarie della Campania e il nulla di fatto dell’autoconvenzionamento interno, a fronte di carenze generalizzate di personale nei presidi ospedalieri della città che hanno un’emergency (c’è anche il Loreto al Paolo)  la Asl Napoli 1 ha intrapreso un percorso esplorativo per attingere medici specialisti in pronto soccorso attingendo alle agenzie interinali. 

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Medici che sarebbero pagati circa 120 euro l’ora e che, a conti fatti, triplicherebbero lo stipendio medio di un medico dipendente e strutturato. Uno schiaffo per coloro che da anni lamentano paghe inadeguate e “tirano la carretta” a fronte di turni massacranti, aggressioni, pochi riposi e ferie ridotte all’osso e, soprattutto dell’impossibilità di svolgere altre mansioni e di ruotare in quelle dell’area dell’emergenza staccando la spina con impieghi meno gravosi e più gratificanti sul piano professionale e anche economico. Motivi che spiegano la fuga dei medici dalle unità di pronto soccorso e dal 118, iniziata nel 2019 e che è diventata acuta durante l’emergenza Covid e che da stillicidio si configura sempre più come una vera e propria emorragia inarrestabile che sta progressivamente sguarnendo le prime linee degli ospedali di personale formato e qualificato. 

La prospettiva che, nei team di pronto soccorso facciano per la prima volta ingresso a Napoli medici super pagati provenienti dalle agenzie di lavoro in somministrazione, quasi tutti stranieri per giunta, non va giù ai sindacati della dirigenza medica che, dopo l’ultimo faccia a faccia con la direzione strategica della Asl, si sono riuniti e hanno redatto un duro documento rivolto ai manager delle Asl Napoli 1 e della Napoli 3 (le uniche finora che hanno prospettato questa ipotesi) spedendo la missiva anche alla direzione genrale dell’assessorato alla Salute: “Premesso che le Asl in indirizzo - si legge nella lettera firmata da Anaao Assomed, Cimo, Fassid, Aaroi Emac, Cgil, Cisl e Uil, Femed, Anpo Ascoti e Fials -  hanno prospettato l’ipotesi di colmare i vuoti di organico nell’area dell’emergenza e urgenza attraverso la modalità del lavoro in somministrazione per il reperimento di medici specialisti attraverso agenzie interinali, e stante il fatto che tale modalità è percorribile solo per determinate situazioni inerenti l’epidemia Covid e precisamente per reperire personale per le Usca e per i vaccini facciamo presente che l’operazione effettuata o che si intende effettuare in regime ordinario per garantire le prestazioni in ambito di area critica di emergenza sanitaria si pone in palese conflitto con l’ordinamento giuridico vigente sotto molteplici profili”. In particolare viene segnalato che tale modalità è in contrasto con l’articolo 36 comma 2 del decreto legislativo 165 del 2001 e l’articolo 7 comma  6 dello stesso decreto oltre, a detta dei sindacati della dirigenza medica, prospettare gli estremi di un danno erariale. Da qui la diffisa alle Asl dal mettere in atto le procedure e la richiesta di revocare gli atti posti in essere e di interrompere le procedure per quelli che si intendono adottare. A seguire l’invito alla Regione a vigilare per sbarrare il passo a queste iniziative anche in altre Asl e la richiesta di un incontro ai vertici per trovare tutte le soluzioni possibili a un problema, quello della carenza di personale, che mette in gravi difficoltà la rete dei soccorsi a Napoli e in provincia ma in generale in tutta la rete dei soccorsi in Campania.     

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