Racket a Napoli, presi i boss con il sussidio di Stato: «Un caf nel mirino»

Sabato 2 Ottobre 2021 di Giuseppe Crimaldi, Leandro Del Gaudio
Racket a Napoli, presi i boss con il sussidio di Stato: «Un caf nel mirino»

Vogliono capire di chi è quella carta di credito dello Stato. Puntano a verificare come è stato possibile che un personaggio noto agli archivi giudiziari da almeno venti anni fosse a disposizione del reddito di cittadinanza. Era intestata a lui? O a un parente? Sono le verifiche condotte a carico di Alvino Frizziero, classe 1978, finito in cella assieme al fratello Mariano, di cinque anni più giovane, con l'accusa di aver aggredito e taglieggiato un imprenditore di Fuorigrotta. Racket e camorra, la svolta è arrivata la notte scorsa, quando gli agenti della Mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini e del commissariato San Paolo mettono a segno il doppio arresto.

Finiscono in cella due soggetti noti, indicati come responsabili di un doppio pestaggio consumato ai danni di un commerciante di elettrodomestici, che ha poi deciso di ribellarsi, di puntare l'indice contro i due fratelli. È la storia di un uomo che ce l'ha fatta, che ha trovato il coraggio di difendere la propria dignità, agli occhi della sua famiglia e del contesto in cui vive. Picchiato davanti alla figlia e alla moglie da Alvino Frizziero qualche mattina fa, all'esterno dell'asilo di via Leopardi; picchiato nel negozio da Mariano Frizziero che, dopo avergli danneggiato la vetrina, ha intimato ai commercianti della zona del Cerlone la consegna del silenzio («qui a Fuorigrotta comando io, guai a parlare, vi faccio chiudere i negozi...»).

Fino alla decisione di denunciare. Inchiesta condotta dalla Dda, che ora sta scavando anche su un altro possibile retroscena, legato alla storia della tessera del reddito di cittadinanza. Anche in questo caso, si parte dal modo usato per taglieggiare il negoziante. In sintesi, Alvino Frizziero deve difendersi dall'accusa di aver preteso lavori e forniture gratis o pagate con versamenti irrisori. Di fronte a conti di migliaia di euro, si sarebbe limitato a pagare una cinquantina di euro, sborsati con la carta di credito del reddito di cittadinanza. Un punto tutto da verificare, che tiene comunque in piedi un secondo livello investigativo, che va al di là del doveroso accertamento della denuncia dell'imprenditore di Fuorigrotta, a proposito di pizzo e violenze. Qui, in ballo c'è la storia del sussidio di Stato, che spinge a formulare alcune domande: era intestato a Alvino Frizziero? In che modo l'ha ottenuto? Apparteneva a un parente, a un congiunto del proprio contesto familiare? E a che titolo, se si pensa che la legge impedisce questo tipo di sussidio a chi ha legami con il crimine organizzato? Verifiche in corso, un patronato finisce nel mirino, qualcuno ha fatto carte false?

Ma torniamo alla storia del pizzo. C'è un muro che avrebbe protetto l'azione dei due presunti camorristi. Hanno picchiato una persona all'esterno dell'asilo, colpendolo al volto, davanti alla figlia e alla moglie, potendo contare sul silenzio di tutti. Sulla paura dei genitori di altri bambini, lì alle otto e mezzo del mattino di un giorno normale, dei commercianti della zona, rimasti inchiodati alla consegna del silenzio. Ed è un motivo che ha spinto gli inquirenti a raccogliere le immagini immagazzinate dai sistemi di videosorveglianza della zona, a puntellare la denuncia firmata dal commerciante del mercatino del Cerlone. E non è un caso che agli atti di questa indagine, ci sono i nomi di altri negozianti che - secondo la ricostruzione fatta fino a questo momento - non possono non aver assistito allo sfoggio di violenza esercitato dai due fratelli. Tocca a loro, sembra di capire. Quattro o cinque nomi che si trovano di fronte a una possibilità sotto molti punti di vista epocale: raccontare quanto hanno visto, fornendo una testimonianza terza rispetto al racconto del commerciante preso di mira; o rimanere in silenzio: spettatori muti di un andazzo che - sembra di capire - si è abbattuto da tempo sul mercatino del Cerlone.

Ma chi sono i fratelli Frizziero? Stando agli archivi, appartengono a una famiglia radicata nella zona della Torretta, siamo a Mergellina. Per anni sono stati in conflitto con i rivali storici dei Piccirillo, in uno scenario di bande rionali che, secondo una ricostruzione più attenta, va a inserirsi in una geografia criminale più ampia. Ex contrabbandieri di sigarette, da sempre in buoni rapporti con gli Zazo-Mazzarella, i Frizziero si sono trasferiti a Fuorigrotta dove puntano a colpire gli interessi dei rivali di Secondigliano. Da est a ovest, a Napoli funziona così da trent'anni.

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA