Racket a Pomigliano, gli appalti solo
agli imprenditori che si sono ribellati

Martedì 21 Dicembre 2021 di Pino Neri
Racket a Pomigliano, gli appalti solo agli imprenditori che si sono ribellati

L'iniziativa appena concretizzata è di quelle che possono sfondare il muro del racket nei lavori pubblici. Il Comune di Pomigliano ha infatti deciso di affidare un appalto di 50mila euro per la manutenzione delle strade a un testimone di giustizia sotto scorta, Filippo Nocerino, imprenditore edile di Ercolano che grazie alla sue coraggiose denunce antiracket ha mandato in carcere diversi estorsori legati a numerosi clan del Napoletano. «Dobbiamo dare un segno di discontinuità col passato concedendo i lavori in affidamento diretto ai testimoni di giustizia», è scritto nella determina con cui sono stati concessi a Nocerino i lavori della municipalità pomiglianese. Insomma, a Pomigliano è stato avviato un metodo che promette di diventare pratica consolidata.

Il provvedimento comunale porta la firma del capo dell'ufficio tecnico del Comune, Lucia Casalvieri, ed è stato sollecitato da Luigi Maiello, comandante della polizia municipale, intervenuto in qualità di dirigente responsabile per l'anticorruzione e la trasparenza. E l'affidamento dei lavori è stato espletato in un batter d'occhio. La ditta di Nocerino sta già lavorando a Pomigliano. «Per me i lavori pubblici andrebbero affidati a chiunque lo meriti, l'importante è che ci sia trasparenza e massima legalità - commenta l'imprenditore coraggio sento però che a Pomigliano c'è voglia di rispetto delle regole». «Nocerino è uno di quegli imprenditori che interpretano il lavoro come una missione, un qualcosa che deve diventare esemplare per cambiare le cose racconta Maiello - questo esempio deve guidare le decisioni dei Comuni».


Ma non è stata frutto dell'improvvisazione la scelta di un imprenditore sotto scorta al quale affidare gli appalti pubblici fino a un massimo di 200mila euro (la soglia massima dell'affidamento diretto). Il comandante della municipale prima di agire ha consultato Claudio Salvia, funzionario dell'ufficio antiracket e antiusura della prefettura di Napoli, figlio di Giuseppe, vicedirettore del carcere di Poggioreale fatto assassinare da Cutolo nel 1981. «Bisogna coordinare queste iniziative - spiega Maiello - e grazie ai controlli della prefettura possiamo misurare con esattezza l'attendibilità delle nostre scelte». Anche il responsabile dell'associazione antiracket Pomigliano per la Legalità-Domenico Noviello, Salvatore Cantone, sta collaborando al progetto. «Ho suggerito il nome di Nocerino - racconta Cantone - anche se in linea di principio non si dovrebbe premiare con appalti pubblici gli imprenditori che denunciano. Per me chi subisce le estorsioni ha semplicemente l'obbligo morale di denunciare senza aspettarsi nulla in cambio. Sono però favorevole a questa iniziativa del Comune di Pomigliano perché bisogna aprire una strada per favorire la denuncia attraverso figure esemplari». La priorità è attingere dalla white list, quella delle aziende pulite accertate dalla prefettura.

In realtà molte norme antiracket e antiusura sono sconosciute a tante vittime, spesso lasciate sole da burocrazia e lentezze istutuzionali. Le vittime di racket e usura, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, artigiani, hanno il diritto di usufruire di un fondo, ovviamente solo in caso di denuncia degli estorsori e degli usurai. L'anno scorso la prefettura di Napoli è stata la prima in Italia ad aver erogato le maggiori somme. Per chi denuncia gli usurai c'è un mutuo decennale a tasso zero che copre gli interessi usurari pagati sopra soglia. E per le lesioni personali c'è un finanziamento a fondo perduto. Alle vittime del racket vengono poi coperti i mancati guadagni provocati dal pizzo, parametrati ai due anni precedenti di attività senza estorsione. Previsto inoltre il ristoro integrale per i beni danneggiati da incendi, bombe, spari.

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