Sorella gay morta, Michele in lacrime davanti al gip: «Non volevo ucciderla»

Lunedì 14 Settembre 2020 di Leandro Del Gaudio

«Non volevo ucciderla e non l’ho speronata». Inizia così l’interrogatorio di Michele Antonio Gaglione, che - tra le lacrime - ritorna su quella folle rincorsa che ha provocato la morte della sorella Maria Paola. Momenti drammatici, nel ripensare alla moto che insegue il motorino in sella al quale viaggia Maria Paola, di venti anni, un mezzo guidato dal compagno Ciro (all’anagrafe Cira). 

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Difeso dagli avvocati Domenico Paolella e Giovanni Cantelli, l’uomo va avanti nel racconto: «Mia sorella era per me come una figlia, aveva dieci anni in meno, mai avrei voluto provocare la sua morte». Ora deve rispondere di omicidio preterintenzionale con tutti le aggravanti del caso, a cominciare dai motivi futili e abietti.

Due ore dura l’interrogatorio dinanzi al gip Fortuna Basile, al termine delle indagini condotte dal pm Patrizia Mucciaccitto, l’uomo ha aggiunto: «Non vedevo mia sorella da metà agosto, volevo parlarle, desideravo per lei una famiglia, che avesse figli, ma non volevo ucciderla».

«Devono pagare Michele, la mamma e il papà. Tutti e tre devono pagare. Ma quale incidente, non è vero» ha invece detto ai cronisti la mamma di Ciro Migliore

«La mia famiglia mi vuole bene per quello che sono, non ce la faccio più. Doveva succedere a tutte e due. Io la voglio vedere per l'ultima volta a Maria Paola». Così Ciro nel corso della sua conferenza stampa con la famiglia ricordando la compagna Maria Paola.
 

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Ultimo aggiornamento: 15:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA