Ragazza uccisa a Caivano, fuga da casa per convivere: «Anche il padre la picchiava»

Martedì 15 Settembre 2020 di Marco Di Caterino

CAIVANO. Un braccio rotto, il ginocchio gonfio, lacrime amare e l'anima e tutto il suo essere polverizzati da dolore della morte assurda della sua Maria Paola. Un amore d'altri tempi, per intensità e per essere andati come i salmoni contro corrente e contro tutti. Bisogna sentirlo Ciro Migliore: dalle parole che pronuncia dalla clinica della Villa dei Fiori ne scaturisce la descrizione di quell'amore sbocciato tre anni orsono quasi per caso, poi la dichiarazione di lei, quindi la ricostruzione di un rapporto intenso e finanche felice, nonostante la famiglia di lei l'osteggiasse. Il 13 settembre sarebbe stato il loro anniversario.

Ciro a quindici anni ha trovato da solo la forza di dire a tutti di essere nato con un vestito da donna, ma di sentirsi uomo, nonostante le quotidiane minacce di morte da parte della famiglia di Maria Paola, che ha messo in campo per combattere come un novello don Chisciotte per tenersi Maria Paola, la sua compagna di vita. Piccolo ed esile nel fisico, il volto segnato dai lividi per le botte ricevute dal fratello di Maria Paola - la cui morte fulminante le ha risparmiato almeno questo - si illumina nello sguardo, quando racconta e rivede il film della sua vita insieme a Maria Paola.

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LA DICHIARAZIONE DI LEI
«Ci conoscevamo di vista, perché le nostre case sono proprio dirimpetto l'una all'altra, divise solo da uno stradone. Qualche sguardo e rare parole. Poi mi sono accorto che Maria Paola mi guardava con tanta intensità da farmi venire il vuoto d'aria alla pancia. Un giorno, esattamente era il 13 settembre di tre anni fa, mi ha avvicinato e mi ha stretto la mano. Le ho chiesto, perché? E lei mi ha sussurrato perché mi sono accorto di amarti».
Il racconto si inceppa, e Ciro perde ancora una volta la sua battaglia per ricacciare indietro lacrime amare che lo accompagnano da quella tragica notte tra venerdì e sabato scorso, che ha segnato la tragica la fine di un amore che per la famiglia di Maria Paola era qualcosa di molto complicato. Non accettavano che la figlia stesse con quella che loro erano convinti fosse una donna.
 

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Ciro ha raccontato di aver subito detto a Maria Paola del suo cambiamento, pronto a fare un passo indietro se questa cosa avesse solo minimamente turbato la sua ragazza, che invece gli ha risposto con un bacio e un «ti amo» da quelli da ricordare, e la promessa che sarebbe stata al suo fianco nel percorso di cambiamento di Ciro, che vinto dalla commozione sussurra: «È stato come toccare il cielo con tutte e due le mani». Felici come solo lo possono essere Giulietta e Romeo, e protetti e coccolati dalla mamma di Ciro Rosa Belladonna, che ha postato un epico «I figli si accettano per come sono, non si uccidono se sono o fanno cose diverse» i due fidanzati non hanno visto nel loro orizzonte le avvisaglie di una violenta tempesta, rivelatesi mortale.

LE MINACCE
La famiglia di Maria Paola, morta ad appena diciotto anni, compiuti il 12 luglio, per qualche tempo ha lasciato correre la cosa. Poi di fronte al fatto che quella di Maria Paola non era una cotta passeggera i familiari della ragazza hanno mostrato il loro lato oscuro. Nero di una rabbia senza freni. «Maria Paola è stata picchiata più volte dal padre e dal fratello racconta Ciro con lacrime che questa volta hanno il sapore della rabbia Paola mi raccontava la sua disperazione che mi faceva sentire impotente, spaventato per lei e per me, visto che Michele (il fratello della ragazza deceduta ndr) ogni volta che mi incrociava mi diceva: sei morto... lascia mia sorella... altrimenti ti taglio la testa. Sono venuti in cinque a casa mia ed hanno minacciato mia madre, che per me è il pilastro forte della mia vita, soprattutto in questo momento».

LA CONVIVENZA
Una brutta piega, che però non ha scalfito nemmeno in superfice il granitico amore tra i due. E come fanno da sempre i ragazzi, di fronte a questa situazione, hanno deciso senza se e senza ma, di andare a convivere, non appena Maria Paola ha compiuto la maggiore età. «Sono stati sessanta giorni bellissimi, che valgono tutta una vita» sussurra con un filo di voce Ciro, che poi lancia un disperato appello: «Vorrei vedere per l'ultima volta la mia Paola, e darle la fedina che avevo comprato per festeggiare il nostro anniversario, il tredici settembre. Dovevamo morire insieme. Ora la mia vita ha un peso insopportabile». Oggi alle sedici e trenta, presso la parrocchia del Parco Verde, verrà officiato da don Maurizio Patriciello, il rito funebre per Maria Paola Gaglione, morta abbracciata all'amore della sua vita, spezzata per un attimo di follia, ignoranza e rabbia, e forse invidia per un amore di altri tempi di una ragazza appena diciottenne.

Ultimo aggiornamento: 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA