VINCENZO DE LUCA

Reddito di cittadinanza, la rivolta del web dopo la denuncia di Ciro Oliva: «Con contratti regolari il personale si trova»

Mercoledì 2 Giugno 2021 di Antonio Folle
Reddito di cittadinanza, la rivolta del web dopo la denuncia di Ciro Oliva: «Con contratti regolari il personale si trova»

Le recenti dichiarazioni di Ciro Oliva, noto pizzaiolo del rione Sanità che denunciava di non riuscire a trovare personale per il suo locale perché i giovani preferiscono percepire il reddito di cittadinanza, ha scatenato un vero e proprio putiferio sui social. Gran parte degli utenti del web sono insorti contro le dichiarazioni del giovane pizzaiolo napoletano sottolineando che se oggi gli imprenditori del mondo della ristorazione non riescono a trovare personale non è a causa del sussidio, ma per le condizioni economiche e contrattuali decisamente poco allettanti. 

Oliva è stato solo l'ultimo, in ordine di tempo, a puntare il dito contro il reddito di cittadinanza. Da ormai diverse settimane decine di imprenditori lanciano appelli per la ricerca di personale, addebitando proprio alla misura di sostegno al reddito la colpa della - vera o presunta - scarsa propensione al lavoro da parte dei giovani napoletani. Lo stesso presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, nel corso di una delle sue tradizionali dirette Facebook, ha duramente stigmatizzato l'atteggiamento di chi preferirebbe percepire il sussidio statale invece di trovare un lavoro.

Ma perché i giovani dovrebbero preferire il reddito di cittadinanza al lavoro? È bene sottolineare che la misura del reddito di cittadinanza, introdotta per contrastare la povertà e dare un aiuto concreto alle fasce deboli della popolazione, è una misura temporanea. «Se pagassero il giusto - scrive Fabio, uno dei tanti social indignati - con tredicesima e quattordicesima, busta paga regolare con stipendio da almeno 1.400 euro, sono sicuro che molti andrebbero a lavorare». 

Se è vero - ed è ragionevole pensare che sia così - che gli imprenditori oggi faticano a trovare personale, è altrettanto vero che pochi, almeno fino ad oggi, ricorrono ai centri per l'Impiego, preferendo il passaparola o gli annunci a mezzo Facebook. Il ricorso ai Cpi da parte di ristoranti, bar, pizzerie o stabilimenti balneari in cerca di personale taglierebbe la testa al toro e metterebbe a tacere qualsiasi polemica: secondo la legge, infatti, chi rifiuta tre volte consecutive una offerta di lavoro decade automaticamente dal beneficio economico. 

Durissima la presa di posizione dell'assessore al Lavoro del Comune di Napoli Giovanni Pagano: «Capisco che attaccare i percettori è di moda - scrive - però ci sarebbe da chiedersi come è possibile che un pizzaiolo che lavora parecchie ore a settimana preferisce 500 euro al mese invece di una paga che dovrebbe essere di tre volte più alta. Sono sicuro che oltre a fare un'ottima pizza - l'affondo di Pagano - Concettina ai tre Santi paghi regolarmente i suoi dipendenti e sappia verificare da solo che non c'è nessun paragone tra una busta paga media di un pizzaiolo e l'assegno del reddito di cittadinanza. Sempre per arricchire la discussione - continua ancora Pagano - basta avere sulle spalle un affitto medio nella zona della Sanità, 3-400 euro per un monolocale, per avere a malapena i soldi per fare la spesa. Che il reddito di cittadinanza non sia perfetto è fuori discussione, che sia una risposta alla povertà diffusa e alla disoccupazione dilaganti mi sembra ovvio».

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La bagarre mediatica scoppiata a seguito delle dichiarazioni di Ciro Oliva ha scoperchiato un altro vaso di Pandora, quello dell'enorme costo del lavoro in Italia. Secondo l'ultimo Taxing Wages stilato dall'Ocse, infatti, emerge che l'Italia, in relazione al costo di ogni singolo lavoratore per le aziende, è oggi al diciannovesimo posto - su 34 - tra i paesi più avanzati. La media del costo annuale per un lavoratore italiano si assesta intorno alla spaventosa cifra di 49.000 euro. Uno scoglio insormontabile per migliaia di piccole e medie imprese che preferiscono ricorrere al lavoro a chiamata o, i più furbi, a districarsi nel labirinto di scappatoie, di contratti di apprendistato che, in realtà, mascherano lavoro a tempo pieno e di giorni di prova - a volte anche intere settimane - non retribuiti  

Sul complesso mondo del lavoro nero - che pure è stato denunciato più volte nelle ultime settimane - la discussione appare ancora più complessa. Se è vero, infatti, che molti percettori del reddito di cittadinanza preferiscono il lavoro nero per percepire indebitamente il sussidio, è altrettanto vero che non sono pochi gli imprenditori - specie nell'ambito della ristorazione - pizzicati dalla Guardia di Finanza e dall'Ispettorato del Lavoro perché non in regola con i contratti di lavoro dei loro dipendenti. 

Dipendenti che nel mondo della ristorazione sono pagati spesso poco più di 2 euro all'ora, senza diritto a malattie, ferie e agli altri benefits previsti dalla legge per i lavoratori regolarmente inquadrati secondo il contratto nazionale. 

Ultimo aggiornamento: 16:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA