Revenge porn a Napoli: «Io, vittima di un ricatto: le mie foto sui siti porno»

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Maria Chiara Aulisio

Un gruppo di minorenni napoletane finisce in un giro di foto a luci rosse, rubate, scambiate e poi ripubblicate con l'obiettivo di organizzare incontri hard, raccogliere un po' di like ed estorcere danaro. Il canale di trasmissione è quello di Telegram - servizio di messaggistica istantanea e broadcasting organizzato da una società a responsabilità limitata con sede a Dubai - le vittime sono per lo più ragazzine dai 14 ai 17 anni, ma spunta pure qualche ventenne, alle quali i gestori del canale rubano foto andando a ficcare il naso nei loro profili social. Il sistema - scoperto da una studentessa napoletana e subito denunciato alla polizia postale - è stato organizzato in maniera subdola. È difficile, infatti, che le ragazze coinvolte nel giro on line vengano a saperlo. Chi non frequenta i canali Telegram nei filoni bazzicati da un pubblico di guardoni e depravati, difficilmente potrebbe scoprire di essere finita tra le protagoniste di giochi porno, gare a chi pratica meglio alcune attività che è molto facile immaginare, e sfide inquietanti come quella che - alla fine della votazione - prevede l'elezione di miss cagna. Una vagonata di foto trafugate sui social grazie alle quali i promotori del gioco stanno mettendo insieme un maxi archivio telematico con migliaia di immagini e video che ritraggono quasi sempre adolescenti nude in pose provocanti. 

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A lanciare l'allarme è Francesca Nocera, 19 anni, studentessa alla Federico II, tra le vittime della banda di delinquenti del web: «Probabilmente non me ne sarei mai accorta, o forse chissà quando, se un ragazzo gentile non mi avesse avvisato. Scorrendo le immagini pubblicate su Telegram ha capito subito l'imbroglio e si è preoccupato di mettere in guardia alcune di noi». Così Francesca ha scoperto di essere finita - insieme con la sorella di 17 anni e la cugina di 16 - in un incredibile giro di pornografia on line. «In pratica - spiega - hanno rubato le fotografie dai nostri profili social, in alcuni casi le hanno anche ritoccate, e poi rimesse in rete in un contesto assolutamente pornografico». Ma c'è dell'altro. Quando la giovane Francesca ha provato a contattare i gestori del canale per chiedere di rimuovere le foto, le hanno risposto che lo avrebbero fatto solo a pagamento. Un ricatto, insomma, al quale la studentessa non ha ceduto: «Prima mi hanno chiesto venti euro, poi ne volevano addirittura venticinque per ogni fotografia. Gli ho detto pure che li avrei denunciati ma non mi è sembrato se ne preoccupassero più di tanto». 

Una estorsione in piena regola, insomma, un giro di danaro e pornografia sul quale sta indagando la polizia postale. La prima segnalazione Francesca l'ha inoltrata al consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli: «Bisogna mettere fine a questo vergogna - è il commento di Borrelli - non è tollerabile che ragazzine, in buona parte minorenni, del tutto ignare, finiscano in questi giri di pedopornografia. Spero che le indagini arrivino rapidamente a individuare gli autori di questa vergogna». E veniamo all'archivio fotografico custodito on line dagli autori di questo giro a luci rosse. In realtà si tratta di un gruppo che si compone di tanti sottogruppi ai quali sono stati dati i nomi più assurdi per agevolarne la consultazione. Una catalogazione minuziosa che parte da Bagascia con nome e cognome fino a Bagascia senza nome, Instacagne, Non sapevo che fossi minorenne . In molti casi, poi, vengono anche riportati elementi utili per l'identificazione della persona ritratta, persino il numero di telefono, l'indirizzo email e la città di residenza, in altri invece non ci sono informazioni private.

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Francesca ha conservato gli screenshot delle conversazioni intercorse con il promoter del canale Telegram. Si va dagli insulti, alle minacce, al ricatto. «Ancora non riesco a credere a quello che ci è successo. Mi dispiace soprattutto per mia sorella e mia cugina, sono ancora piccole, questa storia le ha letteralmente terrorizzate». Le due minorenni, come se non bastasse, sono state anche contattate da alcuni utenti del gruppo Telegram che avendole viste seminude e in bella mostra, hanno avanzato pure delle richieste: «Pensavano che fossero due baby prostitute - conclude Francesca - le hanno raggiunte su Instagram, volevano pagarle in cambio di sesso».

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