Rifiuti e buche, il degrado di Napoli non ha scuse

di ​Raffaele Aragona

La strada del Chiatamone, tra il 700 e l'800 era tra le più eleganti di Napoli, luogo di delizie cantato da poeti, musicisti e scrittori. Oggi, a ridosso delle bellezze di via Partenope e del Castel dell'Ovo, essa ben giustificherebbe l'interesse dei turisti che invece restano sconcertati dinanzi alle sue attuali condizioni. Via Chiatamone travestita da lazzara», scriveva in proposito Valerio Esca ieri su queste colonne, e tutto quanto si è letto dell'incredibile degrado di via Chiatamone e di via Morelli è fortemente indicativo di una situazione che investe l'intera città, anche quelle zone che dovrebbero essere maggiormente salvaguardate e rivalutate; è un fatto molto grave, anche nell'ottica di una programmazione turistico-culturale indirizzata alla utilizzazione e messa e profitto delle enormi risorse, paesaggistiche, architettoniche e artistiche, di cui è ricca la città. Tra marciapiedi con pavimentazioni sconnesse, escrementi di cani, immondizia sparsa e costituente a volte un ostacolo insuperabile, cumuli di rifiuti accumulantisi anche a opera dei tanti ristoratori di via Partenope, l'occupazione di buona parte della strada di auto parcheggiate abusivamente, anche qui riflesso della moltitudine di clienti di quegli esercizi, le condizioni di via Chiatamone sono decisamente disastrose.

Già provenendo da Santa Lucia, la strada comincia a offrire brutti spettacoli: quello del costone tufaceo di Monte Echia in perenne stato di insicurezza e quello dei lavori per l'ascensore che dovrà raggiungere l'estrema punta di Pizzofalcone, un luogo di incomparabile bellezza dove si trovano i ruderi dell'antica città greca: l'opera, però, è ferma da anni, nonostante sia in avanzata fase di realizzazione. 

Sono tanti i luoghi della città in uno stato di totale abbandono, mancanti della cura che meriterebbero e per i quali sarebbe d'obbligo un intervento concreto. A cominciare dal Centro storico che mostra in ogni dove situazioni di degrado d'ogni genere. Già anni addietro, si era nel 2008, oltre venticinque associazioni cittadine inviarono un dossier alla sede Unesco di Parigi per denunciare il degrado in cui versa il centro antico di Napoli: un dossier fotografico evidenziava varie situazioni di grande difficoltà.

La situazione delle pavimentazioni sconnesse proprio in questi giorni è oggetto di interventi sul web invocanti le dimissioni dell'assessore con delega alla manutenzione delle strade. Non è possibile giustificare la situazione con la mancanza di fondi poiché i miseri interventi consistenti in rattoppi (per altro di breve durata) e i risarcimenti per i danni provocati dalle condizioni delle strade e dei marciapiedi rappresentano un costo superiore a quello di una buona manutenzione. La situazione, per altro, rappresenta il degrado della città agli occhi dei turisti, poiché tristemente i cittadini sembrano ormai non accorgersene più, diventato com'è parte integrante del paesaggio urbano. Se la mobilità veicolare è uno dei problemi più gravi della città, quella pedonale non è certo da meno: insieme rappresentano l'elementare diritto dei cittadini di percorrere tranquillamente strade e marciapiedi. Le buche stradali e i marciapiedi sconnessi di una città sono come un termometro: misurano le linee di febbre dei suoi amministratori Se la febbre è alta, le voragini sono dappertutto e sono proprio gli amministratori i primi a inciamparvi. 

Sono tutte situazioni che devono far seriamente riflettere su quello che dovrebbe essere il comportamento delle Istituzioni rispetto all'uso e al mantenimento della cosa pubblica. Un assessorato al decoro urbano dovrebbe avere in primo luogo il cómpito di individuare situazioni insostenibili in una città che, tra l'altro, volge di continuo il proprio obiettivo verso operazioni di marketing culturale e turistico.
Giovedì 8 Marzo 2018, 10:07
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